Obiettivo Zero Carbon: quanto pesa la tecnologia CCS?

Per raggiungere gli obiettivi legati alla , fissati per il 2030, o quelli a più lungo termine come net-zero 2050, secondo diverse ricerche riconosciute a livello internazionale da organismi che si occupano di cambiamenti climitici, è necessario ricorrere e potenziare le tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio, CCS, in particolare per le industrie ad alta intensità energetica, che solo nell’UE sono responsabili di circa un quinto di tutte le emissioni di gas serra.

C’è bisogno di tutte le tecnologie e gli approcci disponibili per contenere le emissioni, in costante aumento. Nell’ultimo anno, e per la prima volta da un bel po’ di tempo, abbiamo visto azioni decisive da parte di diversi Governi per includere la nella loro strategia di contenimento emissioni” – ha commentato Brad Page, CEO del Global CCS Institute, istituto che pubblica annualmente il report sullo stato della cattura e stoccaggio del carbonio nel mondo.

Le tecnologie CCS, Carbon Capture and Storage, che consentono la cattura dell’anidride carbonica dalle sorgenti di emissione, il successivo trasporto e lo stoccaggio sotterraneo sicuro e permanente, necessitano, per la loro diffusione, oltre che di una accelerazione sul fronte della ricerca e sviluppo al fine di migliorare non solo lo stoccaggio ma anche il successivo e trasformazione della CO2, anche di incentivi agli investimenti pubblici e privati, anche con aiuti di Stato che potrebbero sostenere lo sviluppo delle infrastrutture CCS.

Di quanto CCS ci sarà bisogno?

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, AIE, per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi sul contenimento della temperatura di 2 °C da qui al 2060, il 14% delle riduzioni cumulative delle emissioni deve derivare dalla CCS; percentuale che sale al 32% nel caso in cui si prenda in considerazione lo scenario che intende superare i 2 °C. Un obiettivo possibile, secondo la stessa AIE, nel caso in cui si riesca, entro il 2040, a rendere operative oltre 2.500 strutture CCS con capacità di cattura di 1,5 milioni di tonnellate all’anno di anidride carbonica. A confermare la necessità dell’impiego di CCS anche l’Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC, che la ritiene una tecnologia fondamentale per decarbonizzare i grandi settori industriali, in particolare le industrie siderurgiche, del cemento, dei fertilizzanti e petrolchimiche.

Quanto e dove è diffuso CCS?

Secondo il Global report del CCS Institute del 2018, 43 erano le strutture presenti nel mondo (18 quelle in funzione) che operano su larga scala, con 5 in costruzione e 20 in varie fasi di sviluppo. Da evidenziare interessanti nuove iniziative non solo nella raccolta e stoccaggio, ma anche nel riuso e della CO2, oltre a nuovi progetti di cattura diretta dell’aria (DAC) negli Stati Uniti, in Canada e in Islanda. Se si guarda a dati più recenti, che saranno pubblicati nel nuovo report a dicembre 2019, le strutture CCS a livello globale sono 51: 19 in funzione, 4 in costruzione e 28 in varie fasi di sviluppo per una capacità di cattura combinata stimata di 96 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. 8 sono le nuove strutture negli Stati Uniti, frutto, secondo il report, di una combinazione tra sostegno governativo alla diffusione di CCS e meccanismi di incentivazione progressiva per il settore privato.

Alcuni dei Paesi in cui si fa attività di cattura e stoccaggio sono Norvegia, Stati Uniti, Regno Unito, Norvegia, Cina e Australia. Quattro sono i progetti ritenuti particolarmente promettenti che potrebbero spingere ulteriormente CCS nei prossimi anni: Porthos, nel porto di Rotterdam, Northern Lights in Norvegia, Acorn in Scozia, e la regione del Teesside.

Cattura e stoccaggio sicure?

Secondo il Global report del CCS Institute, la cattura e stoccaggio di anidride carbonica funziona in modo sperimentato e sicuro da 45 anni, ovvero da quando si è iniziata a monitorare la prima struttura CCS in Texas negli anni Settanta. Le 18 strutture su larga scala funzionanti nel mondo stanno catturando e immagazzinando quasi 40 Mtpa di CO2, per un totale di oltre 230 Mt di anidride carbonica iniettata in nel sottosuolo fino ad oggi.

Decenni di sperimentazione e controllo, secondo il report, portano a dire che non esistono ostacoli tecnici allo stoccaggio permanente della CO2, necessario, insieme ad altri interventi in sinergia con questo, per raggiungere gli obiettivi climatici ambiziosi necessari per la salvaguardia del pianeta.

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