Il digitale per una didattica sostenibile

L’obiettivo 4 dell parla del ruolo dell e della cultura per la sostenibilità, descrivendo la necessità di estendere le opportunità di apprendimento a tutti e di fornire una educazione di qualità, equa ed inclusiva. Obiettivo che diventa più vicino, meno utopico, anche grazie al digitale e allintroduzione di tecnologie nella didattica.

Il digitale non deve essere visto come corollario, ma come parte integrante, fondamentale dellattività che i ragazzi svolgono a scuola”. Così descrive il ruolo della Anna Paola Concia, coordinatrice del comitato organizzatore Didacta Italia, spin off di Germania. “Le tecnologie aiutano ad abbattere le barriere linguistiche e, facilitando anche la formazione individualizzata, possono supportare l, nel rispetto delle differenze”.

Come possiamo immaginare la scuola del futuro?

A Fiera Didacta Italia, che si terrà dal 9 all11 ottobre a Firenze, questanno allestiremo, grazie ad Indire, un’area in cui abbiamo provato a rappresentare, anche in termini di arredi e di nuova gestione degli spazi, la scuola del futuro che, chiaramente, non potrà essere come lattuale, non solo per le dotazioni in uso a insegnanti e ragazzi. Senza voler fare previsioni troppo dettagliate, certamente, la scuola avrà bisogno di interdisciplinarietà, elemento in cui la tecnologia può rivestire un ruolo fondamentale. Sarà una scuola in cui ci sarà attenzione contenuti e agli apprendimenti, ma anche un rapporto più stretto con le esigenze del mercato del lavoro. Il divario che c’è oggi tra bisogno di figure professionali specializzate e una scuola generalista dovrà essere ridotto. Per farlo si potrebbe contestualizzare e fondere con il nostro il modello tedesco, dove scuole professionali preparano le persone in modo iperspecializzato ma utile alle imprese. Di cose innovative e piene di contenuto, di modelli già in fase di sperimentazione o da sperimentare ce ne sono, basterebbe attivare la possibilità di cambiare, investendo.

Quale la situazione italiana rispetto alla scuola digitale?

Il problema della digitalizzazione delle nostre scuole è che esiste al momento una situazione a macchia di leopardo, con eccellenze e realtà che faticano molto ad adeguarsi ai tempi che cambiano. A Didacta, insieme ad Indire e MIUR, abbiamo lavorato alla strutturazione di momenti di formazione e informazione rivolti agli insegnanti che possano aiutare a colmare il gap di conoscenze e competenze digitali che oggi ancora esiste. In passato con il Piano Nazionale Scuola Digitale sono state investite molte risorse anche sulla formazione. Poi, un anno fa, si è deciso di tagliere 4 miliardi proprio alla scuola, fermando molte delle iniziative programmate. Questo, senza dubbio, non ha aiutato.

Perché gli insegnanti dovrebbero aprirsi al digitale?

Nel giro di pochi anni è cambiato il modo dei ragazzi di leggere, informarsi, apprendere. Noi avevamo I quindici, loro hanno Google. Sembra banale, ma già questa cosa fa comprendere quanto siano differenti i metodi di apprendimento e gli strumenti attraverso i quali formarsi. A Didacta abbiamo previsto circa 500 eventi formativi perché vorremmo contribuire a sensibilizzare gli insegnanti circa limportanza del digitale nella didattica. Si devono abbassare le resistenze al cambiamento e questo è possibile solo con la formazione dei non nativi digitaliche si trovano in classe con ragazzi che hanno grande confidenza con strumenti nuovi, ma che hanno bisogno di essere accompagnati per utilizzarli in modo positivo e consapevole. La necessità di formare sul digitale è chiara, se si pensa che, come ha ribadito il presidente di Didacta Germania, i bambini che oggi frequentano le elementari, nel 2030 saranno lavoratori di domani, e avranno sicuramente a che fare con un mondo digitalizzato e molto diverso anche dallattuale.

Cosa serve per rendere raggiungibile lobiettivo di una istruzione di qualità, equa ed inclusiva?

Servono meno chiacchiere, meno slogan. Tutti si riempiono la bocca di scuola e della sua importanza, ma lattenzione la si dimostra con investimenti e risorse. Se guardiamo allItalia, negli ultimi anni ci sono stati investimenti importanti che, però, poi sono stati interrotti. Non si può affermare che la scuola è importante se poi non si stanziano le risorse utili a migliorarla. C’è bisogno di attenzione, questo è vero, perché portare i cittadini a un livello di scolarizzazione medio-alto è un segno di civiltà.

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