Zero Carbon: perché riguarda tutti, e perché dobbiamo occuparcene

Troppo spesso, quando si parla di tecnologia, si rischia di perdere di vista il suo reale obbiettivo. Troppo spesso la tecnologia, da strumento per il raggiungimento di un fine “altro” rispetto ad essa, si trasforma nel fine stesso. Con il risultato di far perdere di vista quelli che sono i reali motivi che ci spingono a cercarla, a svilupparla, ad implementarla. A promuoverla nella società.

Le tecnologia – qualsiasi tecnologia – deve essere orientata a migliorare la qualità della vita delle persone. Potrebbe sembrare un’asserzione banale, scontata. Ma se si guarda al dibattito pubblico nazionale (e non solo), se si guarda a molte delle iniziative che ci circondano, se si guarda ad alcune delle grandi tendenze che un sistema economico sempre più influenzato dalle dinamiche sviluppate da pochi operatori high tech globali produce, ci si rende conto di come l’asserzione secondo la quale l’obiettivo della tecnologia dovrebbe essere quello di migliorare la vita delle persone sia tutt’altro che scontata.

Perdere di vista la direzione da dare allo sviluppo tecnologico produce domande che in un contesto “funzionalmente sano” non avrebbero senso. Perché non ha senso chiedersi se la tecnologia ci faccia bene o male dal momento in cui dovrebbe essere progettata per farci bene. Non ha senso chiedersi se strumenti come l’intelligenza artificiale liberino l’uomo dal lavoro o lo rendano nuovamente schiavo, poiché dovrebbero essere concepiti per perseguire il primo obiettivo. Non ha senso chiedersi se i big data siano uno strumento di controllo o di libertà, in quanto dovrebbero essere sviluppati per liberarci. Eppure ci chiediamo se la tecnologia ci faccia bene, se l’intelligenza artificiale ucciderà il lavoro, se i big data non finiranno per renderci schiavi. E tali domande sono tutt’altro che pleonastiche, dal momento che regolarmente dimentichiamo che la tecnologia non è una variabile indipendente, una scheggia impazzita: è viceversa qualcosa che si modella sulla società e sull’economia, ed a sua volta le rimodella.

La tecnologia come mezzo e non come fine, quindi. Ma allora qual è il vero fine al quale guardare? Quale è il modello al quale tendere? Quale è l’obiettivo ultimo da raggiungere? Queste sono le domande che dovremmo porci per fare della tecnologia un’alleata nella costruzione di un futuro sostenibile. Ed è proprio la – sociale, economica, energetica – uno dei veri obiettivi ai quali guardare. Ce lo dicono le Nazioni Unite, con gli obiettivi di sviluppo sostenibile che dovremmo perseguire da qui al 2030, ma ce lo dice anche quel buon senso che pian piano sta penetrando strati sempre più vasti della società e che ci fa capire che le nostre risorse sono limitate e che l’ecosistema si basa su equilibri delicati e fragili. Equilibri che dobbiamo tutelare se vogliamo lasciare ai nostri figli un’eredità positiva.

Sviluppare una società sostenibile rappresenta quindi forse la sfida più importante per il nostro futuro. Perché senza un approccio sostenibile a quelle tecnologie ed a quell’economia di cui parla da sempre il nostro portale, che non a caso si chiama TechEconomy con riferimento all’economia ed alla tecnologia come ai due componenti indispensabili per la costruzione di una società migliore, semplicemente non c’è futuro. Non ha senso parlare di trasformazione digitale, di intelligenza artificiale, di blockchain, o di big data se tutto ciò non viene fatto nell’ambito di uno schema interpretativo che guardi alla tecnologia come – prima di tutto – uno strumento di sostenibilità.

E così come ha poco senso parlare di innovazione se non parlando di come la tecnologia la renda possibile, ha altrettanto poco senso parlare di sostenibilità economica e sociale se non a partire dalla sostenibilità ambientale, senza la quale economia e società vengono meno.

È per questo motivo che a sette anni dalla nascita di TechEconomy abbiamo deciso di iniziare a rivolgerci con particolare attenzione a quello che è uno degli elementi che riteniamo fondanti rispetto alle dinamiche della trasformazione digitale, e che ne rappresenta in qualche modo una precondizione troppo spesso ignorata: la neutralità carbonica. Ossia il risultato di un processo di quantificazione, riduzione e compensazione delle emissioni di CO2 da parte di prodotti, servizi, organizzazioni, eventi. La trasformazione digitale deve diventare uno strumento per supportare il perseguimento del tredicesimo obiettivo di sviluppo sostenibile identificato dalle Nazioni Unite nell’ambito dell’: “promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico”. E per farlo è necessario comprendere come la tecnologia possa essere un alleato per farsi carico dei propri impatti ambientali e per rendere le proprie attività non impattanti verso il clima.

Non possiamo né dobbiamo dimenticare infatti che lo stesso concetto di economia circolare ha come fine ultimo quello della costruzione di ecosistemi sostenibili basati proprio sul concetto di carbon neutrality, che rappresenta in ultima analisi il fine più nobile di qualsiasi attività orientata allo sviluppo di un mondo sostenibile. E questo semplicemente perché non c’è possibilità di avere un mondo sostenibile, senza sviluppare un ecosistema equilibrato. La tecnologia può fare moltissimo ed il digitale trova un senso nuovo: senso che lo porta a rappresentarsi come strumento di sostenibilità.

Rimanendo fedeli quindi al nostro DNA, che vede TechEconomy da sempre impegnata a “raccontare” gli impatti del digitale su economia e società, vogliamo ora esplicitare quello che nell’ambito della digital transformation è un elemento di profonda rivoluzione di senso: l’uso delle tecnologie digitali quali strumenti di supporto alla sostenibilità ambientale.

Come possono tecnologie come big data, Internet of Things, Blockchain aiutare la nostra società a perseguire tale scopo? Come possiamo immaginare un futuro nel quale tali strumenti diventino leve di crescita delle quali non chiederci se siano “buone” o “cattive”, ma partire dal presupposto che “nascano” buone in quanto “alleate” nella sostenibilità?

Come costruire, insomma, un percorso che veda nella tecnologia in generale e nella tecnologia digitale in particolare, attraverso le dinamiche della digital transformation, una leva di crescita per lasciare ai nostri figli ed ai nostri nipoti una società migliore?

Di questo vogliamo parlare con grande attenzione, convinti che costruire cultura in tal senso, anche attraverso lo sviluppo di una consapevolezza condivisa su questi temi, rappresenti un importante tassello per guardare alle tecnologie come strumenti di crescita e di sviluppo. Non è casuale che tale percorso inizi nella settimana della #Weekforfuture. Oggi è infatti il punto di partenza di una attività redazionale che ci ha visti impegnati negli ultimi mesi in un intenso lavoro preparatorio, ma non è certo oggi che si conclude, rappresentando il primo passo di una serie di novità che vedrete nelle prossime settimane. Seguiteci.

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