«Prepara uno zaino per le emergenze»: la comunicazione “catastrofica” della polizia scozzese

È un giorno come tutti gli altri. State scorrendo la timeline di Twitter e a un certo punto vi imbattete in un tweet della Polizia di Stato che vi consiglia di preparare uno zaino di emergenza contenente una torcia, una radio, un kit di primo soccorso, un po’ di cibo e i vostri documenti più importanti perché “non si può mai sapere”.

Come reagireste? Panico? Telefonata alla mamma? Un’occhiata alla voce “teoria del complotto” su Wikipedia? Se però ritenete impossibile che un organo istituzionale possa buttare sui un messaggio del genere siete in errore: perché questo tweet esiste davvero, ed è stato pubblicato qualche giorno fa dall’account ufficiale della Polizia scozzese.

Twitter/@polscotcontrol

«Settembre è il mese della prontezza – si legge nel tweet – Le emergenze possono verificarsi in qualsiasi momento ed è consigliabile avere sempre pronta una borsa di emergenza contenente oggetti essenziali come medicinali, copie dei documenti importanti, cibo/acqua, una torcia, una radio e altri oggetti personali». Tanto per non alimentare maggiormente il panico, oltre al piuttosto sibillino hashtag #30Days30WaysUK, compare anche un alquanto sinistro #BePrepared, ovvero #SiiPronto, insieme all’immagine di uno zainetto stilizzato con la lista degli oggetti “da preparare”.

Inutile dire che questo tweet, pubblicato in una mattina di settembre dominata dal dibattito sulla Brexit, ha generato parecchia perplessità tra gli utenti scozzesi e non. Che, seppur mantenendo un certo aplomb, non hanno mancato di rispondere a tono:

Che cosa rozza. Spaventare la gente senza una spiegazione. Quali emergenze prevedete? Brexit? Guerra? Sommosse? Inondazioni? Pestilenze? Incidente nucleare? Legge marziale? (Twitter/@bellshillbaker)
Poco chiaro/Preoccupante. Ho cinquant’anni, vivo qui da sempre e non ho mai ricevuto questo tipo di consiglio. Dovete spiegare. (Twitter/Sharonwifrey)

 

Beh, per non sbagliare questa è la mia #BorsaDiEmergenza pronta all’uso (Twitter/@GLove39)

Si potrebbe dire che sia andata fin troppo bene: in altri tempi un messaggio del genere, diramato da una fonte ufficiale tramite un canale tutto sommato autorevole, avrebbe anche potuto generare un panico generalizzato (Orson Welles insegna). Invece, i più l’hanno presa sul ridere: compreso il Guardian, che ha pubblicato una lista semiseria degli oggetti da stipare in questa benedetta #GrabBag, tra cui figurano anche una bandiera dell’Unione Europea, dei sudoku, e una piccola ascia «nel caso qualcuno si inventasse di portare una chitarra acustica». Insomma: puro British humour.

Ma, in definitiva, qual era lo scopo del tweet della Polizia scozzese? Dopo tanto clamore, un portavoce della ha emesso un comunicato ufficiale in cui si spiega che quel tweet era «parte di una campagna di sensibilizzazione sulla resilienza, che si tiene ogni anno nel mese di settembre, a cui partecipano i servizi di emergenza e i loro partners in tutta la Gran Bretagna».

In effetti, esiste una campagna annuale di sensibilizzazione ed esiste anche un riferimento ad essa nel tweet della Polizia scozzese: ed era proprio quell’hashtag #30Days30WaysUK che compariva nel tweet, messo però inevitabilmente in ombra dal ben più allarmistico #BePrepared e dall’inquietante evocazione della catastrofe imminente.

Poteva finire peggio, è vero. Ma comunque l’intero episodio rappresenta un piccolo fallimento comunicativo da parte di un’istituzione – la Polizia scozzese – che con una comunicazione non particolarmente efficace ha vanificato il senso di un’intera campagna. Questo per almeno tre motivi:

  1. Non si dà in pasto social un contenuto potenzialmente allarmistico senza spiegarlo adeguatamente – Il messaggio veicolato dal tweet della Polizia scozzese è potente: suggerisce né più né meno di prepararsi per una potenziale minaccia. Poi più nulla: scorrendo i tweet successivi dell’account si leggono di informazioni sulla viabilità e consigli sulla pulizia della canna fumaria. Questo non è “sensibilizzare” né “fare informazione”: significa agire con pressappochismo, fregandosene del fatto che sui social la soglia dell’attenzione di chi legge è pericolosamente bassa e che si tende a non approfondire i contenuti accessori offerti in un singolo messaggio. Figuriamoci quando quei contenuti accessori – ad esempio dei link a dei siti di approfondimento – nemmeno ci sono.
  2. Aderire a una campagna di sensibilizzazione non vuol dire “sfangarsela” con un tweet – Un piano di comunicazione dovrebbe essere il minimo, specialmente quando si ha a che vedere con un’iniziativa di pubblica utilità: la campagna #30Days30WaysUK di per sé potrebbe anche avere degli ottimi contenuti, ma la Polizia scozzese – che ha dichiarato di aver aderito alla campagna – non ha fatto nulla per farli conoscere ai cittadini e si è limitata a pubblicare un solo tweet completamente decontestualizzato che svia l’attenzione e confonde il pubblico.
  3. Gli hashtag vanno contestualizzati – Era già emerso in tutta la sua lampante chiarezza fin dai tempi dell’improbabile #tutogliioincludo della CGIL: gli hashtag non sono che “etichette” che accomunano dei messaggi, delle “scatole vuote” da riempire di contenuto. Piazzare un hashtag all’interno di un tweet non significa fornire automaticamente un’informazione, soprattutto se quell’hashtag non è immediatamente comprensibile come non lo era #30Days30WaysUK. Fornire maggiore contesto avrebbe reso più efficace la comunicazione della campagna in questione, e forse avrebbe evitato qualche brivido lungo la schiena ai meno “scettici”.

Lesson Learned: Quando vuoi comunicare qualcosa, assicurati di comunicarlo “veramente”. Tutto il resto è solo rumore. 

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