Quale l’equilibrio tra comunicazione esterna e interna in azienda?

Le aziende hanno finalmente cominciato a capire il valore della . Chi più o chi meno sono state investite da informazioni, corsi, piattaforme e varie e ed eventuali.

Ci hanno insegnato che il cliente ha bisogno di “storie” e questa cosa l’hanno percepita un po’ tutti; capita non lo so, percepita sicuramente.

Le aziende si sono centrate sui clienti, sul customer care, sull’apertura di canali di comunicazione user-friendly, sui social. Diciamolo: è l’anno in cui la parola chiave è stata “apparire”.

Gran parte del mercato si è mosso e le aziende sono corse a mappare nuovi modelli di vendita e di servizio, i dati e l’AI le stanno supportando nella visione del futuro. Il management delle aziende sta disegnando le nuove strade per la crescita.

Ma il management si ricorderà di trasferire la “visione” al suo interno?

Più è grande l’azienda, più difficile è comunicare correttamente. E’ molto semplice scordare che le persone che lavorano intorno a te stanno effettivamente lavorando con te. Se poi lavorano fuori sede diventa particolarmente facile ignorare i colleghi.

Senza alcun dialogo, la cattiva comunicazione è un dato di fatto. E la cattiva comunicazione porta a cattive relazioni di . E cattive relazioni di portano a dipendenti che lavorano male. E dipendenti che lavorano male non potranno mai lavorare bene per il nostro cliente.

Di certo la comunicazione interna, in azienda, è troppo spesso affidata esclusivamente alla intranet (magari anche vecchio stile), “luogo” che i dipendenti visitano esclusivamente per accedere alle applicazioni che gli occorrono per lavorare. E come dargli torto? Chi andrebbe a visitare con voracità un sito che ha aggiornamenti ogni mese?

Certamente la intranet, con una bella rivisitazione grafica e con la collaborazione di tutte le persone (come attori, non come spettatori), con un concetto di reciprocità e informazioni targhettizzate all’utente che accede potrebbe assumere un ruolo fondamentale . Ma non basta.

Abbiamo le tecnologie?

Usiamole.

La videochiamata. Vi siete mai chiesti perché i nostri ragazzi si videochiamano e non si chiamano semplicemente? Il loro istinto ha chiaro che parlare con una persona, guardandola, aggiunge oltre il 60% del significato alle parole.

I forum interni. E sì, perché quando comunichiamo la nuova strategia, e non la “imponiamo”, dobbiamo essere pronti a ricevere i feedback da chi, quella nostra idea, deve mettertela in pratica. Dobbiamo essere pronti a rispiegarla, ma anche ad accogliere le modifiche proposte da chi il lavoro lo fa.

I feedback positivi. Una mail per dire “grazie, ottimo lavoro” (quando questo è vero) nella vita delle aziende ha sempre e solo fatto un gran bene.

La segmentazione. Le persone che sono in azienda sono esattamente uguali a quelle che sono fuori. Non sono tutte uguali, hanno necessità e ambizioni diverse, gestiscono il balance lavoro/vita privata in modo diverso. E se per cercare un cliente ci facciamo in quattro per capirlo prima di approcciarlo, perché non farlo con le nostre persone? Sondaggi, quiz, idee: basta solo trovare lo strumento che si adatta meglio alla propria realtà.

Insomma, abbiamo imparato che è necessario “apparire”, ma non ci scordiamo di essere.

Il nostro successo dipende dal successo delle nostre persone, e dal percorrere tutti una strada verso lo stesso obiettivo. Diciamoglielo. E come disse Walt Disney “Non avrete mai ottimi rapporti con i clienti finché non avrete buoni rapporti con i dipendenti”.

 

 

 

 

 

 

 

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