Economia circolare: 3 best practice italiane

Il tema dell’ torna nel momento in cui si parla di obiettivi legati ad Agenda 2030 e più in generale quando si tocca l’argomento .

Purtroppo non possiamo illuderci di essere già sulla strada giusta” – puntualizza Claudio Descalzi, AD Eni. “Siamo lontani dal contenere l’aumento delle temperature ben al di sotto del limite dei 2°C fissato dalla COP21 di Parigi. Dovremmo scendere entro il 2030 dagli attuali 32 a 24 miliardi di tonnellate di CO2 che emettiamo ogni anno nell’atmosfera, ma al ritmo attuale rischiamo invece di salire a 34 miliardi. Secondo l’International Energy Agency (IEA), di questo passo la temperatura salirà di 2.7°C ed entro il 2040 avremo esaurito il limite massimo di emissioni che assicura il contenimento entro i due gradi”.

Un quadro preoccupante, un problema che non può essere più rinviato. Anche per questa ragione è stato siglato di recente un accordo di importanza strategica tra e Cassa Deposito e Prestiti per identificare e promuovere congiuntamente iniziative nell’ambito dell’economia circolare, della e della sostenibilità in Italia.

Eni e Cassa depositi e prestiti valuteranno la realizzazione di impianti Waste to Fuel per convertire i rifiuti organici in bio combustibili (bio olio e bio metano) e di impianti per generare energia rinnovabile, in particolare valorizzando le aree industriali dismesse.

La sfida è enorme – spiega Descalzi – ma altrettanto lo è l’opportunità che ci si presenta: salvare il pianeta creando al contempo un’economia nuova, più inclusiva, costruendo un’intera gamma di imprese e posti di che ancora non esistono. Servono generosità, l’impegno di tutti e un deciso cambio di mentalità nei Paesi più avanzati. Chi vive nelle società più ricche consuma più di quello di cui ha bisogno, il triplo della media mondiale”.

3 progetti di economia circolare che possono fare da esempio.

1. Impianto pilota Waste to Fuel a Gela

L’impianto, avviato da Syndial, società ambientale di Eni nel dicembre 2018, trasforma il “rifiuto umido” in bio olio, bio metano e acqua, sfruttando la tecnologia proprietaria messa a punto nel Centro Ricerche di Eni per le Energie Rinnovabili e l’ di Novara.

La materia prima necessaria al processo si chiama FORSU, Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani, ed è costituita dagli avanzi e dai residui di cibo, ma anche dagli scarti dell’industria agroalimentare: da una tonnellata di materia organica, che include il peso dell’acqua, si possono generare fino a 150 chilogrammi di bio olio che servirà a produrre carburanti di nuova generazione.

L’impianto pilota Waste to Fuel di Gela viene alimentato con 700 kg/giorno di raccolta “umida” per una produzione pari a circa 70 kg/giorno di bio olio. Grazie alla sperimentazione si potranno acquisire le informazioni necessarie per la progettazione di nuovi impianti su scala industriale che Syndial costruirà in Italia.

2. Trasformazione del sito di Assemini

La riqualificazione produttiva del sito storico di Assemini abbina un complesso industriale per produzione di soda, acido cloridrico e ipoclorito nonché una salina per la coltivazione del sale. Il complesso comprende nuovi impianti industriali, di proprietà della società Ing. Luigi Conti Vecchi (Syndial), per la trasformazione del sale estratto dalle saline in prodotti industriali e alimentari oltre a un Polo permanente per lo sviluppo di nuove tecnologie nel campo delle energie rinnovabili, che ricomprende un impianto fotovoltaico da 26 MWp (di cui 23 MWp sono già in funzione), costruito nelle aree bonificate e messe in sicurezza permanente, che potrà essere potenziato con la realizzazione di ulteriori impianti.

Questo è un esempio di recupero dei suoli e delle acque, attività produttive sostenibili e valorizzazione delle risorse, culturali e ambientali.

3. La rinascita di Ponticelle a Ravenna

L’area industriale dell’ex stabilimento del polo petrolchimico di Ravenna, non più utilizzata fini produttivi, si estende per 29 ettari (di cui 26 oggetto di bonifica), e sarà oggetto di un importante piano di sviluppo e riqualificazione industriale che la trasformerà in un’isola energetica, con un investimento complessivo di circa 60 milioni di euro.

La sfida della salvaguardia del Pianeta è così importante e difficile che, come sottolinea Descalzi, “dobbiamo agire ora, insieme, Governi, società e anche i grandi fondi. Dobbiamo farlo creando nuove opportunità per tutti, legate all’economia circolare. Ma qualcosa può farlo anche ciascuno di noi. Cominciando, per esempio, dallo sprecare meno ed essere più efficienti nell’uso dell’energia”.

 

In collaborazione con Eni

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