Retail, rivoluzione digitale e sicurezza

Con il digitale cambia il modo di fare acquisti e anche quello di vendere da parte della imprese. Il commercio elettronico, esploso negli USA prima che altrove, nel 2018, secondo i dati del Dipartimento americano per il commercio, rappresenta il 14,3% degli acquisti statunitensi. In Italia, secondo l’Osservatorio eCommerce B2c promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, nel 2018 l’e-commerce ha raggiunto i 27,4 miliardi di euro, segnando un +16% in 12 mesi, per una crescita assoluta del mercato in valore assoluto pari a 3,8 miliardi di euro. A fronte del cambio delle abitudini dei consumatori, ovviamente, anche le imprese si stanno adeguando, nonostante si registrino importanti differenze in base ai settori, visto che alcuni beni o servizi possono essere venduti più facilmente online di altri, alle dimensioni dell’azienda, perché ad affrontare meglio la trasformazione sono le grandi imprese, e al Paese in cui ha sede l’azienda, visto che servizi più innovativi si collocano nei Paesi orientali.

6 modi per affrontare nuovi modi di vendere

Se fino a qualche anno fa, si registrava una differenza importante tra negozio fisico e on-line, visto che erano considerati pressoché in concorrenza tra loro, adesso sempre più si parla di integrazione, con le tecnologie a supporto del negozio fisico e dell’esperienza cliente e l’innovazione di prodotto a supporto delle vendite. I 6 step che le aziende che si affacciano a nuovi modi di vendere doverbbero prendere in considerazione sono riassunti in:

1. Individuare una governance dei processi che tenga conto delle esigenze del cliente
2. Gestire in modo flessibile ed efficiente l’approvvigionamento
3. Reimmaginare il marketing e la gestione dei clienti
4. Cambiare la route-to-market
5. Trasformare l’organizzazione e il modello operativo attraverso l’adozione del digitale
6. Investire nello sviluppo di tecnologie.

E la ?

In questo panorama in rapida evoluzione, le aziende del settore non possono dimenticare il discorso sicurezza informatica. Per questa ragione, il white paper su cybercrime HERMENEUT fa il punto sui possibili rischi e analizza le soluzioni da poter adottare.

I cambiamenti derivanti dalla trasformazione digitale – afferma Enrico Frumento, senior researcher Cefriel che ha seguito il progetto oltre che rivoluzionare il modo di condurre le attività commerciali stanno anche lasciando in gran parte esposti alle minacce informatiche, compagnie ed attori del loro ecosistema commerciale (attori della catena di approvvigionamento/supply-chain). Nel settore del commercio elettronico questo è particolarmente importante per la presenza sia di attori di grosso calibro che di PMI. In particolare il problema più grosso è quello delle PMI che, spesso, non hanno fondi e competenze sufficienti per affrontare il problema. Aumentare la resilienza informatica delle piccole medie e micro imprese è impegnativo, sia perché la sicurezza informatica di solito non è una priorità, sia per il poco budget a disposizione, sia infine per la scarsa preparazione in sicurezza informatica. Inoltre, sia le PMI che le micro imprese variano molto (per dimensioni, settore, geografia, tecnologie utilizzate, mercato servito) e si evolvono spesso attraverso fusioni e/o acquisizioni, rendendo difficile una soluzione adatta a tutti e per lungo tempo. HERMENEUT ha studiato e introdotto le basi per proporre un nuovo paradigma che invece che partire dalle vulnerabilità tecniche (spesso poco comprensibili), segue il ciclo di vita degli asset (una cosa che qualsiasi impresa comprende alla perfezione), valutandone l’impatto economico in caso di furto ed un modello di rischio cibernetico che possa essere usato per pianificare un piano di riduzione delle minacce. Il progetto si è concluso a luglio di quest’anno, con una ottima revisione da parte della comunità europea, che ne ha valutato positivamente l’eccellenza scientifica”.

A confermare la sensibilità dei clienti anche rispetto al tema , c’è da dire che il 77% dei consumatori ritiene che la sicurezza informatica e la riservatezza dei dati sia tra i fattori più importanti (il terzo) per cui scegliere un rivenditore. I consumatori, infatti, acquisterebbero di più online se si sentissero rassicurati in merito alla gestione delle informazioni finanziarie e personali.

Quali i rischi per le imprese del settore retail?

I rivenditori, secondo quanto riportato nel white paper, rappresentano un ottimo bacino di informazioni interessanti per i cyber criminali, come quelle riferite alle carte di credito dei clienti, facilmente monetizzabili. Gli effetti di un eventuale furto di dati, secondo un sondaggio PWC, incide negativamente in particolare sui “beni immateriali” delle aziende: il 36% indica, infatti, un “medium-high effect” su reputazione e affidabilità del marchio. Nonostante non sia facile valutare l’impatto finanziario degli attacchi informatici, lo stesso sondaggio afferma che il crimine informatico rappresenta il tipo di frode più diffuso per le aziende: il 14% degli intervistati dice di aver perso oltre 1 milione di dollari per frode informatica, con un 1% che indica una perdita di oltre 100 milioni di dollari.

Quali le raccomandazioni per le aziende?

Le raccomandazioni contenute nel rapporto HERMENEUT riguardano diversi aspetti, considerati complementari nella gestione della sicurezza informatica, che vanno dalla conformità alla normativa ad aspetti più tecnici.

Una delle cose da fare è quella di analizzare e valutare il livello di rischio aziendale, considerando anche i fattori organizzativi e umani, spesso anello debole della catena sicurezza. Sensibilizzazione, istruzione e formazione per il personale e sviluppo in azienda di una cultura della sicurezza informatica sono tra le raccomandazioni rimarcate diverse volte. Non manca ovviamente la necessità di monitorare costantemente le minacce emergenti e le nuove tendenze nel settore del commercio al dettaglio e aggiornare le garanzie di sicurezza informatica di conseguenza.

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