Pronto soccorso: senza Digital Health si può morire

Lo spunto per queste riflessioni è venuto da un vecchio “amico digitale”, Massimo Mangia, un professionista della , con un’esperienza di tutto rispetto, tra cui quella del coordinamento dell’area e-Health di Federsanità-Anci. Appena approvati dalla conferenza stato-regioni i documenti “Linee di indirizzo nazionali sul Triage intraospedaliero”, “Linee di indirizzo nazionali sull’Osservazione Breve Intensiva” e “Linee di indirizzo nazionali per lo sviluppo del Piano di gestione del sovraffollamento in Pronto Soccorso”, cioè il riordino del sistema dell’emergenza in Italia, ha pubblicato un commento sul suo blog dal titolo lapidario: “Nuove linee di indirizzo per il pronto soccorso: l’informatica vale meno dei servizi igienici.

E non è stato l’unico commento negativo: all’uscita delle prime bozza del documento pubblicate on line su Quotidiano sanità i commenti sono stati tutt’altro che lusinghieri. Uno per tutti un collega ospedaliero, Massimo Testorio: “Mi duole dirlo ma chi ha redatto queste regole non ha mai lavorato in un ospedale. Altrimenti saprebbe quali sono i reali problemi e che non si risolvono cambiando il colore del triage. Servono percorsi per le patologie croniche, accorciamento dei tempi di degenza, incremento dei posti letto in lungodegenza direttamente gestiti dal bed manager etc. Altrimenti sarà solo un accanirsi su medici ed infermieri del pronto soccorso che sono già vittime di aggressioni giornaliere e da oggi anche esposti a denunce se non venissero osservati i tempi dettati. Questa legge va poi supportata con mezzi e personale ad alta specializzazione (…) “.

Cercasi digitale nelle linee guida

Per fortuna i documenti oggi sono in formato elettronico ed una prima analisi delle 104 pagine del testo può essere fatta con un semplice “cerca”. Quante volte appaiono le parole nel testo “digitale, tele, fascicolo, informatica” e praticamente qualsiasi parola chiave dell’innovazione, la presenza di dispositivi digitali, reti informatiche, sistemi di dimissione in osservazione breve supportati da telemedicina, collegamenti con il fascicolo sanitario elettronico, telemedicina extraospedaliera, telemedicina intraospedaliere, teleconsulto? ZERO. Sì, scritto in maiuscolo, come si usa nella scrittura on-line per indicare di voler strillare una parola.

In compenso, sui bagni il dettaglio è notevole. Commenta Massimo Mangia: “Sembra che gli estensori dei documenti possiedano una visione dell’informatica nel pronto soccorso datata e tradizionale che non tiene conto delle potenzialità e del supporto che le tecnologie ICT possono oggi offrire in questo ambito. Si è ritenuto importante sottolineare che debbano esserci servizi igienici per i pazienti e i loro familiari (sic!) ma non si sono espresse raccomandazioni sulle funzionalità e le tecnologie ICT da considerare, eccetto quelle che riguardano il “debito informativo” verso l’NSIS o l’accoglienza dei pazienti (in uso da molti anni nei pronto soccorso italiani). Manca qualsiasi spunto sulle tecnologie ICT per il supporto al triage, l’identificazione del paziente, la gestione del rischio clinico e di quello farmaceutico, su come adoperare i dati del Fascicolo Sanitario Elettronico per la valutazione del paziente, sulle app per l’autovalutazione (self triage).”

Continuare con l’analisi del testo con gli occhiali dell’innovazione mi sembrerebbe di “sparare sul pianista”, come si scriveva nei saloon del vecchio west. Il pianista, poveretto, è inerme e voltato di spalle, per cui si riteneva di dover scrivere, dicono le leggende: “è vietato sparare sul pianista”. Perché troppo facile e anche perché il vizio nasce da lontano.

Viene più volte richiamato l’ultimo documento prodotto dal Ministero nel lontano 2015, riportato con un “copia-incolla” quasi integralmente, nonostante i 5 anni trascorsi dalla stesura, avvenuta nel 2014, il “Decreto del Ministro della salute del 2 aprile 2015, n. 70, recante il “Regolamento di definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera” che delinea, in primo luogo, i criteri di riorganizzazione della rete dell’emergenza-urgenza (G. U. del 4 giugno 2015, n. 126).

Cinque anni fa era tollerabile aver dimenticato che siamo nell’era della medicina digitale, errare humanum est, perseverare autem diabolicum, commettere errori è umano, ma perseverare (nell’errore) è diabolico.

Medicina digitale? Non serve

Non entro nel dettaglio di cosa sia accaduto, sono state coinvolte società scientifiche di rilievo, che evidentemente non hanno ritenuto di coinvolgere gli esperti “chiave” dell’innovazione digitale, forse non hanno fatto un audit interno, certamente nei gruppi di lavoro non sono stati coinvolti in alcun modo esperti di innovazione digitale, considerati evidentemente superflui, inutili, a parte ovviamente il fornire al Ministero della Salute i flussi informativi corretti.

Digitale per le cure nell’emergenza?

No grazie, non in questi documenti; evidentemente ha avuto il suo peso anche una ricerca bibliografica in cui i documenti più recenti (pochissimi) sono di 5 anni fa’, mentre la maggior parte del materiale citato risale a 10-15 anni fa’ (se fosse stata fatta in una tesi di laurea di un mio studente non sarebbe stata considerata neppure accettabile). Il sistema sanitario inglese, più volte citato nel documento ministeriale, ha una pagina dedicata nel sito NHS digital “Urgent & Emergency care: roadmap for digital health and care services”.

E continuità assistenziale digitale?

Il gruppo di studio sulla continuità assistenziale della FIMMG, Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale, sta lavorando sulla possibilità di continuità assistenziale digitale, ma non da soli: tutto il mondo sta affiancando servizi digitali di emergenza-urgenza al tradizionale pronto soccorso. La mancanza di stroke unit in aree rurali, compensata ormai con buon livello di evidenza dal teleconsulto neurologico, la rete di telemedicina per l’infarto miocardico acuto, ancora assente in alcune regioni italiane e con grandissimi successi in altre (Puglia ad esempio), il telemonitoraggio nei cronici gravi rimandati a casa, che evita il continuo ricorso al pronto soccorso, la mancanza di integrazione con i servizi di fascicolo sanitario elettronico che costringe ancora a ricevere pazienti, soprattutto se anziani, incoscienti o gravissimi “a scatola chiusa“ (ho visto in Pronto Soccorso persino cercare su Facebook per trovare un parente di un ragazzo di cui si hanno i documenti).

Altro da aggiungere?

Vogliamo aggiungere il non aver citato la dotazione informatica minima di un Pronto Soccorso, importante certamente quanto le dimensioni dei bagni? Vogliamo parlare del non aver citato i requisiti minimi di sicurezza informatica correlata al rischio clinico? Vogliamo parlare della mancanza dell’obbligo nel 2019 di disporre di sistemi RIS PACS (i sistemi di archiviazione digitale delle immagini) integrati in rete regionale per il teleconsulto e la Televisita?

In un pronto soccorso come quello descritto da questi documenti mi sarei sentito sicuro nel 2008, data dei documenti citati in bibliografia.

Cari estensori del documento, lo sapete che in moltissimi Pronto Soccorso non si può fare un certificato di malattia telematico? Che non si può fare una ricetta elettronica o che il farlo fa perdere il tempo di due visite? Che nel Lazio (ma probabilmente anche in altre regioni italiane) nel 2019 i posti letto dal PS verso gli altri ospedali, il modello HUB e SPOKE citato, vengono cercati con i FAX, con gli infermieri del triage distolti per inviare e ricevere i FAX? Che si può vivere o morire per un problema di mancata lettura di un FAX?

Tutto quanto descritto nei documenti, almeno visto dal punto di vista del medico e del paziente, è già attivo e funzionante nei principali ospedali romani. NESSUNA delle carenze attuali viene affrontata dai documenti appena approvati, torno con amarezza al commento del collega che chiede due sole cose: STRUMENTI validi e COMPETENZE di rilievo. Speriamo che nel prossimo documento se ne parli.

Concludo con un commento, tra le centinaia on line, di cui pochissimi positivi, postato in un gruppo Facebook dell’ANAAO, l’Associazione Nazionale Aiuti ed Assistenti Ospedalieri, uno dei principali sindacati medici ospedalieri: “Pensare di risolvere il problema dei Pronto Soccorso mettendo tempi certi a nuovi codice colore è come sperare che la tua Panda faccia i 270 chilometri orari solo perché ci hai messo l’adesivo della Ferrari”.

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Sergio Pillon
Ha iniziato come ricercatore CNR, Telemedicine e Malattie Vascolari, ricerche scientifiche e tecnologiche in ambienti estremi, dall' Antartide, dalla base dell'Everest, sotto il mare. Dal 1990 angiologo del san Camillo di Roma, dal 2008 al 2015 direttore dell'Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Telemedicina. Dal 2006 direttore medico del Centro Internazionale Radio Medico, CIRM, uno de piu' antichi (dal 1936 , quando si chiamava radiomedicina) ed importanti centri di Telemedicina al mondo, Telemedicine Maritime Assistance Service (TMAS) nazionale italiano. Co-fondatore e past vice-president della Società Italiana di Telemedicina, SIT. Dal 2014 co-fondatore e presidente dell'Osservatorio Nazionale della Sanità Elettronica e Telemedicina, ONSET, nominato dal'on Ministro Lorenzin coordinatore della commissione paritetica della conferenza stato-regioni per la governance dell'attuazione delle linee di indirizzo nazionali per la telemedicina, di cui sono stato uno dei principali estensori. E' coautore delle Linee di Indirizzo Nazionali sulla Telemedicina

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