Con i Big Data si riducono le tempistiche di vendita di un immobile

Secondo il Proptech Monitor del Politecnico di Milano, il termine Proptech (Property + Technology) sta a indicare l’insieme di soluzioni, tecnologie e strumenti per l’innovazione dei processi, dei prodotti, dei servizi e del mercato del Real Estate. Si tratta di un settore fortemente in espansione in tutto il mondo, Italia compresa.

Gli investimenti per il settore sono infatti in forte crescita: i finanziamenti da parte di investitori Venture nel 2017 hanno toccato il record storico di 12 miliardi di dollari a livello globale. Per quanto riguarda l’Italia, il Politecnico di Milano ha individuato 43 realtà Proptech nel Belpaese, di queste l’88% sono basate nel Nord Italia, principalmente a Milano[1].

Tra le pioniere del settore in Europa c’è Housefy, piattaforma online che ha recentemente ricevuto un finanziamento 6 milioni di euro per lo sviluppo del mercato italiano, con l’obiettivo di diventare in poco tempo leader di settore nel paese. Sono numerosi i punti di forza della piattaforma, che grazie alla tecnologia è in grado di implementare l’ottimizzazione dei processi attraverso la digitalizzazione, in particolare la valutazione dell’immobile online grazie all’analisi dei e la digitalizzazione di tutti i documenti e le pratiche necessari alla vendita.

L’obiettivo di Housefy è quello di eliminare l’intermediazione e mettere in contatto diretto proprietari e potenziali acquirenti, semplificando l’intero processo di compravendita e tagliando le commissioni, con un risparmio medio di 8.000 € a operazione rispetto alle agenzie immobiliari tradizionali. Housefy da un lato si occupa di ottimizzare, velocizzare e rendere più economico il processo di compravendita e dall’altro raggiunge un alto livello di trasparenza, attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie.

Come funziona l’utilizzo dei Big Data nella determinazione del prezzo di un immobile

Housefy mette in atto tre fasi di verifica nell’elaborazione dei Big Data utili alla definizione del prezzo di vendita di un immobile:

  1. La prima fase di analisi dei Big Data parte dall’acquisizione di informazioni provenienti dal catasto italiano – che comprende i dati di tutti gli immobili e le informazioni delle transazioni durante gli ultimi decenni – incrociandole con le informazioni di tutte le case in vendita raccolte dai principali portali immobiliari alle quali si sommano le informazioni che Housefy recupera dagli immobili già in vendita sul proprio portale
  2. Il secondo momento prevede che tutte le informazioni ottenute dall’analisi dei Big Data vengano confrontate e analizzate da esperti del settore. Grazie alla somma tra dati ottenuti e l’analisi dei professionisti, la piattaforma è così in grado di mostrare l’offerta iniziale di vendita della casa
  3. Infine, una volta che l’immobile è in vendita, si raccolgono e utilizzano le informazioni di tutti gli acquirenti di una determinata zona e si quantifica il coefficiente d’interesse della casa. In funzione di questo dato – determinato da visualizzazioni, tasso di conversione, opinioni ricevute, ecc. – si determina la probabilità di vendita della casa, che può andare dal 100% allo 0%. Se questo valore è più basso del 50% significa che la casa non è a prezzo di mercato

L’utilizzo e l’analisi dei Big Data ci permette di elaborare valutazioni in modo veloce e accurato, questo ci permette ridurre di quattro volte le tempistiche di vendita di un immobile rispetto a un’agenzia tradizionale” commenta Albert Bosch, CEO e Cofondatore di Housefy e continua “In Italia siamo ad oggi operativi a Milano e Roma. Grazie al recente finanziamento ricevuto, il nostro obiettivo è di continuare l’espansione nel breve termine anche a Bologna, Genova, Torino, Firenze e Napoli”.

 

Copia & Incolla: perché questo titolo? Perché i contenuti di questa categoria sono stati pubblicati SENZA ALCUN INTERVENTO DELLA REDAZIONE. Sono comunicati stampa che abbiamo ritenuto in qualche modo interessanti, ma che NON SONO PASSATI PER ALCUNA ATTIVITÀ REDAZIONALE e per la pubblicazione dei quali Tech Economy NON RICEVE ALCUN COMPENSO. Qualche giornale li avrebbe pubblicati tra gli articoli senza dire nulla, ma noi riteniamo che non sia corretto, perché fare informazione è un’altra cosa, e li copiamo ed incolliamo (appunto) qui per voi.

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