Libra, ok panic?

Passare da benvenuta alla social moneta targata Facebook, Libra, alla preoccupazione delle autorità mondiali, banche in testa, è stato un attimo. E’ notizia di questi giorni lo scetticismo di banche centrali europee, Financial Stability Board, Fed e Financial Conduct Authority solo per citare alcune voci di un coro che lancia un’allerta su , sottolineando la necessità di un “esame attento”. Se fino a questo momento, infatti, le monete digitali non avendo una diffusione particolare, potevano attendere, dopo l’annuncio di Mark Zuckerberg “Muoversi in fretta, spaccare cose”, è forse arrivato il momento per le grandi potenze mondiali di prendere in seria considerazione la cosa.

Nonostante non sia chiaro dal mini white paper pubblicato l’obiettivo di Libra, che alcuni etichettano come criptovaluta, altri come nuovo sistema di pagamenti e altri ancora come un modo per far accedere ai servizi bancari quasi 2 miliardi di persone unbanked, le autorità sembrano convergere sulla dichiarazione di Andrew Bailey della Fca inglese: “Non procederanno senza autorizzazione“.

Perché dare vita a Libra?

Il social network da un miliardo e mezzo di utenti che si collegano ogni giorno ha dichiarato di voler consentire scambio veloce e facile di denaro attraverso strumenti, come Messenger e Whatsapp che utilizziamo tutti i giorni. “Per guadagnare la fiducia della gente dobbiamo impegnarci fortemente sulla privacy, e se le persone non si fidano di noi potranno usare gli altri portafogli digitali disponibili: ci sarà molta competizione” – ha commentato l’inventore di Libra, David Marcus, responsabile della società Calibra, che si occuperà della moneta insieme ad un consorzio di aziende profit e non profit destinate a diventare un centinaio da qui al 2020.

L’obiettivo dichiarato, ovvero ridurre il numero delle persone che non hanno accesso al credito e che sono sprovviste anche di un conto bancario, è un obiettivo molto nobile, ma bisogna poi vedere nella fase d’implementazione se l’associazione, che è costituita da molte aziende private, manterrà gli impegni” – commenta Massimo Chiriatti, uno degli esperti nominati dal MISE per BlockChain. “Ci sono anche organizzazioni no-profit, come per esempio Kiva, ma sono una minoranza. L’osservazione storica del valore delle criptovalute ha mostrato una certa volatilità che l’associazione conta di ridurre creando un paniere di riserve valutarie e obbligazioni governative, che nelle intenzioni dovrebbero rendere più stabile il valore della Libra. Funzionerà? Si ritiene che abbiamo ottenuto una sorta di collaborazione informale degli enti regolatori, ma resta da capire come affronteranno le differenti leggi antiriciclaggio (AML, anti money laundering), soprattutto nei paesi in via di sviluppo. In alcuni di questi Stati c’è una forte corruzione, che potrebbe portare l’associazione a chiudere il servizio in quelle aree, per evitare che diventi un servizio globale di riciclaggio. In questi casi, anche i cittadini onesti di quei paesi potrebbero vedersi bloccare i conti, come oggi sono bloccati se violano la policy della piattaforma”.

Libra come minaccia al sistema bancario?

Con la presentazione di Libra da parte di Facebook – afferma Giorgio Angiolini, Head of Portfolio Marketing di gruppo Exprivia, Italtel si apre un nuovo capitolo della disintermediazione. La parola disintermediazione indica ogni processo di rimozione della figura dell’intermediario, colui che ha la funzione di intercedere tra due o più attori sociali per facilitare il raggiungimento di un accordo. Dopo la disruption dell’editoria, dell’industria della musica, in generale dei media, la digitalizzazione ora tocca direttamente le banche. Libra potrebbe diventare lo strumento per eliminare o indebolire l’intermediario banca. Il problema oggettivo è il tentativo di sostituire uno o più intermediari tradizionali (le banche) con, potenzialmente, un unico intermediario: Facebook. Il fenomeno non è quindi paragonabile a quello di una classica cryptovaluta sostenuta da una blockchain permissionless come Bitcoin, ma di una nuova valuta con annesso sistema di pagamento che assomiglia molto a quella di uno stato sovrano. Il paragone viene spontaneo: Facebook ha più di due miliardi di abitanti (utenti attivi), un fatturato paragonabile a quello della Serbia, confini impenetrabili in uscita (effetto lock-in dei social). Ora si dota di una moneta, magari non propria ma molto vicina ad esserlo. Difficile prevedere il futuro di Libra, in assenza di maggiori dettagli sul suo funzionamento. In questo momento Facebook, per l’utilizzo spregiudicato dei dati dei suoi utenti, non è di certo in testa alle classifiche della fiducia delle persone. La situazione potrebbe cambiare in seguito alla facilità di utilizzo e all’esperienza d’uso che Facebook riuscirà ad implementare. Urgono provvedimenti volti alla regolamentazione di questi fenomeni, senza però soffocare il fenomeno delle cryptovalute, destinato a cambiare il mondo”.

Libra valuta alternativa a quella a corso corrente?

L’ipotesi dell’introduzione di LIBRA – afferma Stefano Capaccioli, dottore commercialista studioso di e Bitcoinsolleva interesse, soprattutto alla lettura del White Paper e alla composizione degli associati, ma con una necessaria premessa: non è una criptovaluta, assomigliando, semmai, a moneta elettronica. L’ipotesi di stable coin (coin con un sottostante) pur se interessante pone problematiche di riserva frazionaria e della riserva dello Stato per l’emissione di strumenti di pagamento generalmente accettati (es. Liberty Dollar) o di Istituti di moneta elettronica (come in Europa). L’idea di creare un paniere di monete/titoli di stato a breve termine da porre come sottostante non appare un’innovazione, dato che il DSP (diritti speciali di prelievo del Fondo Monetario Internazionale) segue la stessa logica e sono utilizzate quale unità di conto in alcune Convenzioni Internazionali. La soluzione che LIBRA intende offrire è quella di una valuta alternativa a quella a corso corrente trasferendo la centralità della relazione finanziaria dalle banche ai giganti dei Big Data, aprendo scenari tutti da analizzare e da scoprire”.

Libra, disruption

Sono molte le considerazioni che possono essere fatte sul tema di Libra, e già molti commentatori si sono espressi, talvolta in modo nettamente contrastante – commenta Stefano Epifani, presidente del Digital Transformation Institute. “Tuttavia il fatto più interessante, andando un po’ oltre la dimensione di contingenza, è che con Libra si evidenzia ancora di più e con grande cogenza il ruolo sempre più centrale dei social media come strumenti che più che disintermediare sviluppano processi di re-intermediazione funzionale, che li vedono al centro dei percorsi di scambio che essi stessi sollecitano e sviluppano. Che siano scambi di informazioni, di contenuti, di contatti o direttamente di soldi poco importa, in fondo. Il punto è capire come gestire questo nuovo corso fatto di attori globali che sono sempre più centrali nello sviluppo delle relazioni economiche e sociali dei loro utenti. Utenti che sono numericamente superiori a quelli di un continente, e che sviluppano interazioni economicamente valorizzatili ben più alte del PIL di molti stati. Che si tratti di una criptovaluta o di una nuova moneta elettronica in fondo forse poco importa, dal momento che svilupperà un processo di disruption di diversi settori (primo tra tutti quello delle banche) del quale conosciamo il punto di partenza, ma non certo quello di arrivo. Il problema, come in tutti i casi di disruption di questa portata, è che i legislatori e chi si occupa della definizione delle norme è costretto a legiferare partendo da ciò che conosce, quando in realtà ha a che fare con fenomeni dei quali se il punto di partenza può forse essere identificato il punto di arrivo è quasi sempre una incognita. Bilanciare la necessaria flessibilità con il rigore di norme che abbiano lo scopo di tutelare tutte le parti in gioco senza rappresentare un freno allo sviluppo è tutt’altro che facile. Soprattutto quando non c’è chiarezza sul modello di sviluppo che si vuole perseguire. Insomma, Libra dimostra una volta di più quanto sia effimero il nostro mondo, quanto il cambiamento sia possibile e quanto sia dipendente dalla volontà di gruppi di interesse sempre più concentrati. E quanto, visto l’impatto potenziale di un fenomeno del genere, letteralmente di diversi ordini di grandezza superiore a tutto ciò che abbiamo visto fino ad oggi con ogni tipo di criptovaluta compreso il famoso Bitcoin, questa cosa possa avere impatti concreti, molto concreti sulla vita di tutti noi“.

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