A lezione di marketing da papà

Nel leggere le tre lezioni su IoT dall’ortolano, pubblicate diverso tempo fa, ho avuto modo di riflettere su quanto siano proprio le storie semplici a essere cariche di significato, più di ogni altra astrusa teoria da manuale da imparare a memoria.

Ma perché sono partita proprio da questa storia? Perché quando la lessi, mentre sorridevo immaginandomi la scena, avevo davanti agli occhi mio padre: curioso come l’ortolano, intento a carpire dalle parole del “prof” tutti i vantaggi, ma soprattutto, a ragionare sugli svantaggi. Dico soprattutto perché, ingegnandosi, avrebbe cercato di fare di tutto, nel suo piccolo, per sopperire al problema.

Per chi non lo ha conosciuto, sarà forse difficile comprendere queste mie parole, ma credetemi se vi dico che lui se non riusciva a risolvere un problema, non ci dormiva la notte.

Giusto per farvi qualche esempio, una volta a mio fratello si ruppe la macchina, la portarono in officina autorizzata (lui già non l’aveva più la sua officina) e, nonostante fosse passata sotto tutti i computer del caso, questa macchina fu restituita con lo stesso problema. Ci alzammo la mattina e papà non c’era, onestamente non so da che ora fosse in cortile ma sta di fatto che lui la macchina l’aggiustò. In fin dei conti, starete pensando che fosse comunque il suo mestiere. Beh, intanto coloro i quali poterono contare sull’aiuto dei PC e dei relativi software, non riuscirono. Lui sì, dopo non aver dormito una notte intera, perché non veniva a capo del problema.

Papà, poi, era davvero fissato col calore dentro casa e l’articolo sull’ortolano mi fece pensare a papà curioso di sapere quale app avrebbe dovuto scaricare per far partire la caldaia ore e ore prima, in maniera tale da trovare la casa calda (molto calda!) all’arrivo in Puglia per le festività.

A lezione di da papà

Prima che io nascessi, mio padre faceva il meccanico in un’azienda di pozzi petroliferi. Un bel giorno, il suo vecchio capo lo chiamò e gli disse di avere un grosso problema che solo mio padre sarebbe stato in grado di risolvere, tant’è che sarebbe stato disposto a lasciare l’assegno in bianco per lo stipendio, consentendo direttamente a mio padre di scrivere la cifra desiderata.

Ragioniamo: era (ed è) un imprenditore, quindi una persona con tante conoscenze, ma dovendo pensare a un meccanico che potesse risolvergli il problema in quel momento, pensò a mio padre. Perché, a detta sua, solo Domenico avrebbe potuto risolverlo. E lo credeva a tal punto da essere disposto a pagare qualsiasi cifra pur di riaverlo nel suo team.

Ora, visto e considerato che siamo noi il prodotto e al contempo brand di noi stessi (fai di te stesso un brand è una frase che spesso ritorna, non a caso), si evince come la costruzione del personal branding del meccanico in questione, che di queste nozioni non ne aveva mai sentito parlare in vita sua, abbia invece trovato piena attuazione. A tal punto da riuscire a diventare la Top of Mind per un imprenditore che, pertanto, non lo considerava un meccanico, ma il meccanico. E ritrovarsi in cima a quella piramide, per associazione mentale, la Top of Mind appunto, anche grazie all’esperienza fatta di quel brand, non è cosa da poco. Né tantomeno lo è sentirsi dire “fai tu il prezzo”, perché tanto si è disposti a pagare qualsiasi cifra pur di ottenere quel prodotto/brand.

E se è vero che le attività di promozione servono a far conoscere un prodotto (o servizio), sappi che, caro il mio meccanico, con le tue performance ci sei riuscito benissimo, tant’è che non ti chiedo buoni sconto. Ti chiedo solo un sì.

Ma qualcosa non funzionò nel processo di distribuzione (place) per rendere quel prodotto disponibile al consumatore, e il meccanico disse no.

Con questo marketing ho mixato ricordi in abbondanza eppure non bastano per fare il bis, perché manca la sostanza: manca il mio papà. E ripensando all’ortolano, è delle  frasi improbabili di mio padre che comunque riderò, mentre correrà il pensiero a quello sguardo fulminante pronto a dire “non lo fare”, e quando smetterò non avrà lo stesso sapore. Piangerò. Poi vallo a spiegare alla gente che il tuo meccanico ha chiuso per sempre. E adesso chi l’aggiusta questo cuore? Pure lui è una macchina, ma non basterà “la 13”.

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Giada Zavattini
Fin da piccola guardava al "magico mondo dell'online" come un contenitore pieno di opportunità, ma è quando inizia a frequentare/amministrare i Forum (alcuni anche ufficiali) che la sua passione per la comunicazione online si fa sempre più concreta, al punto da decidere di iscriversi alla Facoltà di Informazione, Media e Pubblicità dell'Università di Urbino. E proprio nella città ducale, si è resa conto di "praticare" #SMM già da una decina d'anni... Quando si dice la consapevolezza!

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