Smart Contract su Blockchain a una svolta?

La crescita dell’utilizzo di basati su in Italia potrebbe essere incentivata dai cambiamenti introdotti dal Decreto Semplificazioni 2019 che li parifica in certi casi documenti redatti per iscritto.

Secondo Investopedia, gli smart contract sono “contratti autoeseguibili con i termini dell’accordo tra acquirente e venditore scritti contenuti direttamente nelle righe di codice. Il codice e gli accordi in esso contenuti esistono attraverso una rete di blockchain distribuita e decentralizzata. Gli smart contract consentono di effettuare transazioni e accordi attendibili tra parti anonime e diverse senza la necessità di un’autorità centrale, di un sistema legale o di un meccanismo di applicazione esterno. Gli smart contract rendono le transazioni rintracciabili, trasparenti e irreversibili“.

La caratteristica principale di smart contract è quella di operare sulla base di termini predefiniti in un codice che viene trascritto su una blockchain, rendendololi immodificabili, trasparenti e tracciabili e sono autoeseguibili in modo tale che – qualora alcuni eventi siano registrati su una blockchain, come per esempio la perdita di un bagaglio all’aeroporto – un’azione viene automaticamente attivata (continuando nell’esempio, il pagamento dell’indennizzo da parte della compagnia assicurativa), senza la necessità di alcun intervento umano.

Questa tipologia di contratti si chiamano smart “intelligenti”, ma in realtà non sono pensati per essere utilizzati per contratti complessi, piuttosto per contratti molto semplici che non hanno bisogno di trattative e comportano che un’azione sia conseguenza immediata e automatica di un evento.

Si è parlato tanto (se non tantissimo) di blockchain negli ultimi anni. Famosa è la frase spesso ripetuta secondo cui la blockchain “will be bigger than the Internet” per significare che comporterà una rivoluzione industriale e nel nostro modo di operare, addirittura maggiore di quella generata dall’avvento dell’Internet. La mia impressione è che ci sono tanti progetti pilota, ma ancora poche applicazioni in cui l’utilizzo della blockchain ha comportato un reale vantaggio rispetto ad altre tecnologie.

Quali le novità con il Decreto Semplificazioni?

Nel tentativo di sfruttare le potenzialità di blockchain e smart contract, il Decreto Semplificazione 2019 ha introdotto una definizione di blockchain e di smart contract stabilendo che questi ultimi soddisfano “il requisito della forma scritta previa identificazione informatica delle parti interessate, attraverso un processo avente i requisiti fissati dall’Agenzia per l’Italia digitale con linee guida da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto“.

La conseguenza di quanto sopra è che non tutti gli smart contract soddisferanno il requisito della forma scritta, ma solo quelli che si conformeranno a requisiti da stabilire nei prossimi 90 giorni e che il Decreto Semplificazioni 2019 è già in vigore, ma non si può fare ancora affidamento su questa previsione. Ciò rende questo cambiamento solo un mezzo passo in avanti che lascia ancora molte incertezze.

L’Italia, a differenza della Gran Bretagna, è ancora legata in molti casi al requisito della forma scritta per esempio con riferimento ai contratti bancari e finanziari, ma anche per le clausole vessatorie di contratti standard, come ad esempio le condizioni generali di un sito Internet, una licenza software e la maggior parte dei contratti diretti ai consumatori. Quindi il cambiamento potrebbe comportare un notevole miglioramento nel nostro ordinamento giuridico durante un periodo in cui parliamo sempre più spesso di automazione di intelligenza artificiale, Internet of Things e machine learning. Tuttavia, c’è da augurarsi che l’Agenzia per l’Italia Digitale a cui è delegata l’indicazione dei requisiti tecnici applicabili non fissi “paletti” troppo stringenti che vanificherebbero le potenzialità innovative del cambiamento normativo.

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