Cloud: opportunità anche per le PMI?

Quando parliamo di e data storage, in particolare per le PMI, dobbiamo pensare che uno dei requisiti fondamentali da tenere in considerazione è la semplicità e l’usabilità degli strumenti nuovi che si propongono”. Così Alfredo Nulli, EMEA cloud architect di Pure Storage, comincia la conversazione intorno al cloud, che ha raggiunto a suo dire “il momento della maturità”.

Le imprese – continua – ormai scelgono il cloud sulla base delle loro esigenze e necessità. Non è solo una buzzword, deve esserci consapevolezza nella strategia complessiva di trasformazione digitale che porta a scegliere cloud pubblico, privato o ibrido in base al bisogno”.

Uno degli effetti collaterali del cloud non è forse il lock-in?

A mio avviso non è tanto la piattaforma che offre servizi cloud a creare lock-in, quanto le applicazioni che ci si costruiscono sopra. Nel momento in cui un’azienda costruisce un servizio digitale che sfrutta un cloud dovrebbe accertarsi che questo sia usato in modo che renda indipendente l’architettura applicativa da quella infrastrutturale ossia che possa essere spostato in modo facile, non solo tra cloud provider ma anche tra servizi dello stesso cloud provider. L’approccio che anche in azienda proponiamo è a supporto delle cosiddette applicazioni ibride, ossia quelle applicazioni che utilizzano per varie funzionalità varie soluzioni sia pubbliche che private in modo concorrente e coerente con le esigenze di business. Questo approccio ci permette di coniugare e mitigare i lati positivi e meno positivi di entrambi gli scenari: ad esempio i requisiti di resilienza e affidabilità del cloud pubblico con quelli di usabilità dello storage tradizionale, l’obiettivo è rendere più “enterprise il cloud e più cloud le soluzioni enterprise”. Flessibilità di scelta, insomma, da assicurare in base alle esigenze.

Quali le previsioni per il 2019?

I problemi delle aziende moderne sono complessi e tra le sfide più importanti troviamo la necessità di far lavorare in modo cooperativo le soluzioni implementate nel cloud (pubblico) con quelle implementate on-premise. Nel 2019 vedremo soluzioni multi-cloud più solide e unificate che offrono sia la flessibilità che la semplicità di cui le aziende hanno bisogno per colmare questo divario. L’arrivo di un’architettura veramente ibrida creerà un ambiente che consentirà di combinare l’agilità e la semplicità del cloud pubblico con le funzionalità aziendali on-premise. In questo scenario implementazioni ibride, le applicazioni potranno essere sviluppate una sola volta e distribuite senza soluzione di continuità, offrendo clienti la massima flessibilità per trasformare i dati in valore ovunque risiedano.

Quale il rapporto tra data protection e cloud?

A livello di protezione dei dati devo dire che ho personalmente rilevato, in questi anni, una crescita di consapevolezza anche da parte di aziende di medie e piccole dimensioni. Il cloud ovviamente rappresenta il giusto luogo in cui poter “assicurare” i dati, con un grande limite, tutto italiano, legato alle infrastrutture. Ci sono molte zone in cui per trasferire dati ci vuole un tempo eccessivo dovuto alla limitata disponibilità di banda. E qui, infatti, un grande lo si sta facendo, a livello tecnico, sulla implementazione di tecnologie che consentano di ottimizzare il trasferimento dei dati.

Verso quale modello di conservazione del dato si andrà?

Al momento attuale le aziende investono soprattutto sulla conservazione di dati freddi, ovvero storici che non sono necessari all’istante e che rappresentano, in media, il 95% del patrimonio informativo complessivo. Grazie anche al diffondersi del machine learning e del data analytics, sempre più avremo la possibilità di usare dati freddi per fare simulazioni e data testing. Una specie di “backup dinamico” insomma che permette di mettere a reddito anche i dati apparentemente non più utili. Applicazioni di tutti i tipi richiedono già adesso flessibilità e accesso ai dati da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento e ciò ha un profondo impatto sull’infrastruttura. Le aziende hanno bisogno di accedere in tempo reale a tutti i propri dati, il che rende necessario che le applicazioni si possano muovere liberamente tra ambienti on-premise e cloud. E finora la mancanza di integrazioni strategiche tra lo storage on-premise e il cloud ha rappresentato il principale ostacolo alla mobilità delle applicazioni.

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