Cosa significa fare comunicazione e pubblicità nel Growth Hacking?

Da quando all’università ho sentito parlare per le prime volte di , ho notato una situazione comune per chi parla di questi temi: fa molta confusione.

C’è chi parla di marketing quando in realtà vorrebbe dire branding e chi considera il marketing come a 360 gradi, includendo magari il tono di voce e il posizionamento del marchio e dei prodotti.

Poi, si passa dai poster cartelloni pubblicitari canali online, includendo il social media marketing e le promozioni a pagamento usando ancora una volta la parola marketing.

Sembra quindi che il marketing stia diventanto un contenitore all’interno del quale possiamo inserire un po’ di tutto, basta che abbia a che fare con comunicazione e pubblicità.

Ma cosa cambia con il Growth Hacking? E soprattutto, ha ancora senso parlare di comunicazione e pubblicità?

Comunicazione e pubblicità cosa significano?

I concetti di marketing e comunicazione tendono a sovrapporsi, ed è un problema che vedo essere comune, soprattutto tra chi non sa quali siano le attività che sono comprese tra il primo e il secondo.
La comunicazione, infatti, fa parte del marketing ma non è solo marketing, è implicita in tutto quello che significa fare marketing. E’ comunicazione l’intera attività che si fa nei confronti del consumatore e viene fatta attraverso immagini, testi oppure altri strumenti.

La pubblicità è invece una delle leve a disposizione di chi fa marketing per persuadere il consumatore a innamorarsi di un brand e portarlo ad acquistare un prodotto.
Assieme alle “4p” ossia prodotto, prezzo e place, quella promozionale è una leva molto importante perchè è quella che permette di creare una relazione diretta con i clienti e i consumatori instaurando una relazione duratura e proficua per entrambi.

Quindi, chiamare il marketing comunicazione non ha senso. Così come non ha senso chiamare il marketing pubblicità (ma non ditelo a mia mamma altrimenti non capisce più che faccio).

Comunicazione e pubblicità: cosa cambia con il ?

Per il Growth Hacking la comunicazione e la promozione non sono più così importanti perchè il cliente non è più da persuadere attraverso la creazione di un brand forte.

Quello che conta è la relazione che si crea tra azienda e cliente attraverso lo sviluppo di un prodotto o servizio che soddisfi le sue esigenze.
La comunicazione e la pubblicità non vengono quindi sviluppate per persuadere il cliente/consumatore all’acquisto di un prodotto ma per fargli capire che esiste un prodotto/servizio in grado di soddisfare una sua esigenza.
La pubblicità serve a trovare quelle nicchie di utenti che per prime rilevano di avere quel bisogno e vogliono soddisfarlo lasciando poi alla comunicazione il ruolo di persuasione all’acquisto. E’ interessante vedere come nel Growth Hacking il ruolo di comunicazione e pubblicità in realtà sia diverso perchè diversi sono gli obiettivi di un’azienda che ha un brand forte e da tempo vende lo stesso prodotto (principalmente fisico) e chi invece lancia un’app o un e-commerce e ha bisogno non solo di vendere un prodotto ma di agganciare l’attenzione e il comportamento di un utente creando una nuova esperienza digitale.

Infine, l’aspetto più importante. La pubblicità e la comunicazione non sono decise a priori in termini di messaggi, canali e immagini, come da sempre avviene per chi fa marketing.
Nel Growth Hacking il team non si focalizza nemmeno sulla comunicazione ma definisce un obiettivo e si lancia un processo di test per tutti questi elementi.

Sulla base dei feedback qualitativi e dei dati quantitativi si definisce quindi un processo che ottimizza in modo continuo quell’obiettivo, gli obiettivi secondari e tutte le metriche da controllare per essere sicuri di raggiungerlo e quindi di creare un’esperienza digitale che sia veramente importante e collegata alle esigenze da soddisfare dell’utente.

Quando parliamo di sperimentazione quindi cosa intendiamo?

La comunicazione, la pubblicità, i canali, i messaggi, le immagini diventano tutti parte di questo processo di sperimentazione; non li definiamo a priori come facevamo prima.
Con il Growth Hacking tutti questi elementi saranno infatti inevitabilmente parte di un’evoluzione che non viene controllata da chi fa marketing ma dal mercato di riferimento, da tutti queli clienti e consumatori che si accorgono di avere un’esigenza ma non sono sicuri quale sia il prodotto o servizio migliore per soddisfarla.

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