Blockchain poco conosciuta ma utile?

– associata da molti alle parole bitcoin, criptovaluta, e certificazione – risulta essere la vera sconosciuta tra le tecnologie emergenti. Solo l’11% degli intervistati, infatti, dichiara di sapere cosa sia, a fronte di un 19% che ne ha sentito parlare ma non sa di cosa si tratti e un 52% che ammette di non avere mai sentito questa parola.

Secondo la ricerca Transformation, elaborata dal Digital Transformation Institute e in collaborazione con Assintel ed Swg e che ha coinvolto nell’autunno 2018 circa 1.000 utenti rappresentativi della popolazione italiana, a fronte di una percentuale di utenti che ammette di conoscere il significato della parola, sono ben pochi quelli che hanno effettivamente sperimentato e utilizzato la tecnologia. Ad aver effettuato acquisti con bitcoin e altre criptovalute in modo regolare, per esempio, sono soltanto il 3% degli intervistati, contro un 81% che afferma di non averle mai utilizzate (con uno scoraggiante 15% che si dichiara interessato a farlo). Tra coloro che dichiarano di non aver usato criptovalute, un 30% dichiara di sentirsi a disagio nel farlo per ragioni legate alla immaterialità e volatilità, alla sicurezza e alla complessità d’uso.

Il rischio, come succede ogni volta che una nuova tecnologia si affaccia all’orizzonte ed in particolare come succede quanto questa tecnologia promette un cambio di paradigma, è che si generi una discrasia incrementale tra domanda ed offerta. Discrasia generata dalla tendenza di alcuni vendor a “spingere” soluzioni basate su tale tecnologia anche quando non ve ne sarebbe bisogno” – afferma Stefano Epifani, presidente del Institute.Con blockchain questo sta succedendo, e alla normale fase di hype propria di questo tipo di soluzioni si aggiunge una fase di sovraesposizione mediatica del fenomeno che non corrisponde alla sua reale maturità. Dal punto di vista tecnologico – beninteso – la tecnologia è più che matura. A non essere maturo è il mercato nella sua forma più amplia. Il rischio, in questi casi, è che gli entusiasti ed i “first mover”, ossia quelli che spinti dal vendor di turno sperimentano soluzioni blockchain based anzitempo o con applicazioni in cui l’adozione di Blockchain è “forzata”, restino “bruciati” e si allontanino. È successo in molti altri casi, e questo in genere porta ad una curva d’adozione che – più ripida in fase di startup – diventa molto più lenta in fase di sviluppo. In altri termini una sorta di rallentamento da eccesso di successo iniziale, che però danneggia l’adozione sul medio e lungo termine”.

Quali le possibili applicazioni?

Circa le possibili applicazioni della blockchain, i consumatori giudicano migliore l’intermediazione virtuale piuttosto che umana nell’acquistare un’auto senza dover gestire la burocrazia del passaggio di proprietà (59%), nel garantire l’autenticità di un titolo di studio o di altro documento (57%), nel riconoscere l’identità di una persona o di un’organizzazione (50%) o nel certificare la provenienza di un prodotto alimentare senza la necessità di organismi di verifica e certificazione (45%).

Per le imprese la situazione non è molto diversa da quella dei consumatori: le applicazioni relative a blockchain presentano un utilizzo nullo o molto basso per il 65% delle intervistate, mentre sono solo un 13% quelle che ne fanno un uso medio-alto. Non molto diversa la situazione futura, visto che solo il 22% delle imprese s’immagina di usare blockchain, a fronte di un 43% che pensa a un utilizzo nullo o medio basso.

Nei prossimi tre anni la situazione risulta essere non molto molto differente: criptovalute non saranno prese in considerazione dal 54% delle aziende; crowdfunding dal 35%; smart property dal 32%. Una previsione che va oltre i tre anni fa registrare un 27% delle aziende interessate al prediction market, un 22% al crowdfunding, un 19% agli smart contrats e un 16% agli energy markets.

La dimensione di consapevolezza delle imprese – dice Mario Sassi, Direttore Generale del CFMTè centrale per favorire un corretto sviluppo di questa tecnologia. In questo momento le distributed ledger technology stanno vivendo un momento di passaggio da tecnologia di nicchia a soluzione diffusa, ed è di fondamentale importanza che i manager delle aziende, anche delle Piccole e Media Imprese, siano consapevoli delle reali possibilità per comprendere come implementarle nel business”.

Discussioni intorno a blockchain

Di questi e altri dati se ne converserà in diverse città nelle prossime settimane, alla presenza di esperti e presentando di volta in volta nuovi dati di ricerca. Prossimo appuntamento il 14 novembre a Milano con “Oltre Bitcoin: il cambiamento di paradigma di blockchain e gli impatti sul business”, in replica a Roma il 5 dicembre. Di “Social Internet of Things: la digitale nell’era dei e dell’IoT” si parlerà a il 24 gennaio.

 

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