Smart break: un aperitivo senza cellulare ci salverà?

Psicologa con la passione per il digitale, Monica Bormetti è l’ideatrice di Smart Break, un progetto che si pone l’obiettivo di far riflettere sulla e mira a far riscoprire un uso consapevole dei social e della in generale.

Negli ultimi anni – racconta ho lavorato in una start up in ambito digitale, Openmondo. Avevamo sviluppato un CMS per fornire siti web in ambito turistico. Non ho mai avuto un ruolo tecnico, piuttosto mi relazionavo coi clienti però quella è sicuramente stata l’esperienza che mi ha avvicinato al mondo tecnologico. Essendo psicologa, ovviamente, ho sempre utilizzato i miei studi come lente di osservazione dell’ambiente lavorativo in cui mi trovavo e la mia passione per la tecnologia cresceva anche perché data la sua diffusione ha un impatto sull’individuo e sulla società che non mi poteva lasciare indifferente“.

Durante un viaggio in Indonesia qualche anno fa, poi, Monica resta senza il cellulare, accidentalmente. “Ho avuto una reazione di forte disorientamento e preoccupazione. Quello è stato l’episodio che mi ha portato ad approfondire la relazione tra tecnologia e psicologia: cosa mi aveva indotto ad avere una reazione simile e quanto c’entrava il device digitale nel mio vissuto di ansia?“.
Dal timore di restare senza smartphone si arriva alla organizzazione di aperitivi senza cellulare che, in particolare a Milano, riscuotono un notevole successo.

Togliere il telefono alle persone che sorseggiano un aperitivo in compagnia è solo una provocazione. Quale il messaggio che vorresti arrivasse alle persone e perché?

Da un punto di vista sociale la provocazione vuole stimolare il pensiero “bisogna davvero organizzarlo un aperitivo senza cellulare? Non ce la possiamo fare da soli?”. Dal punto di vista dell’individuo invece l’idea è di testare la nostra reazione nell’abbandonare la nostra protesi digitale per qualche ora. Il messaggio che vorrei passasse è che sarebbe utile riuscire ad autoregolarsi nell’utilizzo del cellulare, riuscire a stabilire tempi e luoghi in cui non utilizzarlo perché non necessario. L’aperitivo è un momento di socializzazione per eccellenza che però oggi è costellato da notifiche, suonerie e post. Credo che il primo modo per comprendere se riusciamo invece ad utilizzare i device digitali in modo sano e consapevole è provare a passare, anche solo un breve periodo, senza. Perché come tutto nella vita, quando non si può proprio fare a meno di una cosa, allora non si tratta più di utilizzo sano del mezzo.

Quali i rischi maggiori a cui gli adulti si espongono usando in modo “distorto” gli smartphone? Come prevenirli?

I rischi sono molteplici, sempre legati però ad un utilizzo inconsapevole e smodato, senza regole e limiti. Ci tengo a sottolineare che i media digitali possono aumentare le nostre potenzialità, se utilizzati con la testa.
Dunque i rischi riguardano le capacità cognitive e quindi l’impatto sulla nostra attenzione, concentrazione, memoria e creatività per esempio. La sovrastimolazione informativa cui siamo sottoposti oggi, se non gestita, rischia di spingerci a lavorare in modalità multitasking che invece è stato dimostrato non esistere. Infatti semplicemente il nostro cervello salta da un’attività all’altra ma non riuscendo veramente a portare avanti più compiti contemporaneamente e ciò provoca un certo affaticamento. Un secondo aspetto importante poi riguarda le relazioni sociali e dunque l’impatto dei device nei momenti di scambio relazionale e anche nella costruzione stessa di possibili relazioni. Accennando alle relazioni romantiche per esempio app quali Tinder hanno modificato profondamente le dinamiche di corteggiamento, gestione del rifiuto e sopportazione della frustrazione in un rapporto che funziona poco. Insomma l’essere umano per certi versi rischia di vedere le proprie competenze empatiche, e quindi la capacità di entrare in una relazione vera con l’altro calare.

A marzo uscirà un tuo libro che parla di . Qualche anticipazione?

Il libro vuole proporre una riflessione e delle azioni concrete da compiere nella propria quotidianità per riequilibrare l’utilizzo dello smartphone. L’obiettivo non è necessariamente diminuirne il tempo d’uso ma piuttosto ottimizzarlo, aumentando la nostra consapevolezza e non agendo con il pilota automatico che ci porta a scrollare senza che ce ne rendiamo conto.
Un aperitivo senza smartphone non sarà sufficiente a salvarci, ma tutto ciò che ci aiuta a restare con i piedi per terra e il naso all’insù, piuttosto che dentro un telefono, ci aiuterà. “Usa gli occhi per imprimere un ricordo; annoiati, ogni tanto fa bene; disattiva le notifiche; lascia il telefono in borsa quando sei in compagnia; proteggi la tua vita privata; datti dei limiti sul quando e dove usare il telefono“. Sono i 6 punti del manifesto Smart Break da portare in tasca e consultare quando il dito inizia a correre tra una notifica e l’altra senza che questo abbia un senso per noi.

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