I piani per Impresa 4.0 e la via per la trasformazione digitale in Italia

Con l’autunno alle porte e i primi sei mesi di nuovo Governo alle spalle ci si chiede a gran voce quale sarà la strategia che il Ministero dello Sviluppo economico metterà in campo per favorire la quarta rivoluzione industriale e per superare l’impatto ancora limitato del Piano . Secondo un recente rapporto “La diffusione di Impresa 4.0 e le politiche: evidenze 2017” del Ministero dello Sviluppo Economico, infatti, le imprese che ancora oggi non utilizzano tecnologie 4.0 né hanno in programma interventi futuri in tal senso rappresentano la grande maggioranza della popolazione industriale, pari all’86,9% del totale. 

Il Governo ha un Piano. Parliamone…

Investire nelle idee e non solamente nelle tecnologie, potenziare la formazione, favorendo scuola e ricerca pubblica, creare reti tra stakeholder, favorire il trasferimento tecnologico, innovare la pubblica amministrazione nell’ottica di un sistema interoperabile, sbloccare il mercato, oggi latente, dei capitali di rischio. Questa, in estrema sintesi, la ricetta che il Governo intende mettere in campo per Impresa 4.0, partendo da un’indagine conoscitiva e aprendo un canale diretto tra istituzioni e stakeholder per capire le problematiche del venture business ed individuare, dunque, possibili soluzioni. Il Ministro Di Maio ha dichiarato, inoltre, che istituirà una piattaforma pubblica per gli investimenti, coinvolgendo gli operatori privati, come fondi pensione, casse di previdenza e assicurazioni.

L’esecutivo, nel dettaglio, intende riprendere in mano il Piano, mantenendo e rafforzando gli incentivi all’innovazione ed estendendoli anche alle PMI che investono in digitale. Una “prova generale” è rappresentata dai fondi messi a disposizione dal MiSE per le fabbriche intelligenti delle regioni del Sud (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia): si tratta di 340 milioni di euro per il nuovo intervento Macchinari Innovativi a favore delle micro, piccole e medie imprese. La misura è a valere sul Pon Imprese e Competitività 2014-2020 Fesr e sul collegato Programma nazionale complementare di azione e coesione ed è volta a sostenere la realizzazione nelle Regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) di programmi di investimento, diretti a consentire la transizione del settore manifatturiero verso la cosiddetta Fabbrica Intelligente.

Dunque, incentivi per le aziende, anche PMI, e un fondo dei fondi per promuovere gli investimenti venture pubblici e privati sulle startup (secondo il Governo potrebbero essere mobilitati 3 miliardi di euro), a cui si aggiunge l’apertura della Ministra alla Difesa Trenta a favore gli investimenti in cyber security. Inoltre, durante la VII riunione della Cabina di Regia per l’Italia internazionale, che si è svolta l’11 settembre al Ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale, il MiSE ha dichiarato che intende lavorare allo sviluppo della blockchain per la certificazione dei prodotti Made in Italy. 

Come sono state accolte le intenzioni del Governo dalle imprese?

Sebbene tali misure siano state accolte con un sospiro di sollievo, da molte parti si richiede a gran voce una strategia complessiva più puntuale, che coordini l’azione a favore della trasformazione digitale nella PA, nella sanità, ma anche nella scuola, e rispetto alla banda ultra larga, agli incentivi a startup ed imprese 4.0 e alla cyber security. Perché nella Digital Transformation un aspetto non può sussistere senza gli altri: le imprese è inutile (e forse dannoso) che siano 4.0 senza banda ultra larga, senza attenzione alla cyber security, se devono interagire con una PA non digitalizzata. Senza ovviamente dimenticare la formazione.

Inoltre, tra le aziende che hanno utilizzato i benefici del decreto Industria 4.0 sono ancora troppo poche le più piccole, quelle cioè con una media di unità sotto le 25 persone. Un recente studio di Cassa Depositi e Prestiti (Il sistema produttivo italiano. Tra modernizzazione e Industria 4.0) che mostra una clusterizzazione delle aziende sulla base del loro grado di modernizzazione, evidenzia, infatti, che solo l’11,9% delle imprese è nella fase più avanzata, ma queste rappresentano il 31,2% degli addetti, mentre tra i “non innovativi”, ossia che non hanno effettuato alcun investimento e non mostrano alcuno sforzo diretto all’innovazione, c’è quasi il 60% delle imprese, che invece raggiungono solo il 27% degli addetti, quindi realtà piccole o molto piccole.

Il Centro Studi di Confindustria, invece, ha cercato di scoprire quale sia il grado effettivo di maturità digitale delle imprese manifatturiere italiane (sopra i 10 addetti). La prima considerazione che emerge dalla ricerca è che buona parte di questi soggetti appaiono poco attrezzati ad affrontare il cambiamento di paradigma imposto da Industria 4.0. Gli innovatori 4.0 ad alto potenziale, uno dei cluster identificati, rappresentano solamente il 4% del totale, ossia 2.700 imprese circa sparse per il territorio nazionale. Sono le imprese che possiedono software per la raccolta dei dati, competenze specialistiche in ambito ICT, nonché investimenti pregressi in almeno due ambiti tecnologici rilevanti per la trasformazione in chiave 4.0. I possibili innovatori 4.0 ad alto potenziale (il secondo cluster), invece, che costituiscono il 9% del totale delle imprese manifatturiere con più di 10 addetti (6.100 aziende), a differenza delle precedenti, non hanno effettuato investimenti tecnologici rilevanti in ottica 4.0 e gli innovatori 4.0 a basso potenziale (4% del totale) non dispongono di competenze umane specialistiche in ambito ICT. Le restanti imprese (83%) non hanno a disposizione software per la raccolta dei dati, né competenze né investimenti pregressi, tutti fattori che rendono estremamente improbabile l’adozione di progetti di Industria 4.0. E il problema dimensione rimane è evidente: nella classe 10-49 addetti, l’89% delle imprese è poco o nulla tecnologica, mentre nella classe 250 e più addetti quasi la metà delle imprese rientra nella categoria degli innovatori 4.0 ad alto potenziale; e, sommando anche la categoria dei “possibili innovatori 4.0 ad alto potenziale, si raggiunge l’88% del totale.

Da dove ripartire, dunque?

Molte sono le proposte che da più parti vengono lanciate proprio che contribuire ad una strategia pubblica che corregga quanto c’è da migliorare, ma non butti quanto di buono è stato introdotto fino ad ora.

La Roadmap proposta dal , per rilanciare Impresa 4.0 propone nove tappe che disegnano una via per rilanciare il Piano Impresa 4.0 e supportare più efficacemente i processi di trasformazione digitale delle imprese italiane. “La Roadmap Impresa 4.0 ha l’obiettivo di guidare la riflessione sulla strategia da adottare nei prossimi mesi e ribadire che non bisogna abbassare la guardia, perché il nostro sistema imprenditoriale ha necessità di essere supportato in questo complesso processo di cambiamento. Ma perché il cambiamento avvenga e riesca a produrre un effetto positivo, è necessario che le imprese, le istituzioni, tutti abbiano consapevolezza delle caratteristiche e delle dinamiche della rivoluzione in corso. È necessaria la consapevolezza degli impatti, delle opportunità e delle minacce che comportano i nuovi scenari aperti dai processi trasformativi attuati da elementi come i big data, l’intelligenza artificiale, l’internet of things, i social media, la sharing economy, Blockchain, e tanti altri concetti. Ma soprattutto consapevolezza del reale senso della dinamica trasformativa della rivoluzione in corso. Parlare di trasformazione digitale, infatti, non può e non deve ridursi a parlare di “digitalizzazione”. Così Stefano Epifani, presidente dell’Istituto e docente di Internet Studies alla Sapienza, Università di Roma, spiega la logica alla base della Roadmap proposta.

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Stefania Farsagli
Project manager e senior economist researcher, mi occupo del coordinamento e della realizzazione di progetti complessi, che gestisco con grande passione e creatività. "La ricerca e l’analisi economica sono la lente di ingrandimento con cui cerco di comprendere il mondo; le nuove tecnologie, i libri, i viaggi e le domande estemporanee di mia figlia gli strumenti per ampliare lo sguardo. Credo fortemente nelle capacità che ognuno di noi ha di impiegare i propri talenti per cambiare ciò che intorno non ci piace o troviamo ingiusto e nel valore della rete e della collaborazione nei processi di sviluppo e cambiamento". Collaboro con diversi enti di ricerca (Formez, Fondazione IFEL, ANCI, CIttalia, Fondazione Rosselli, Fondazione Cotec, Federculture) sui temi della digital trasnsformation, innovazione organizzativa ed empowerment di reti, innovazione dei processi formativi nella P.A., valutazione politiche pubbliche e territoriali, sviluppo locale, programmazione territoriale. Oggi sono Project Manager e Direttore di ricerca presso il Digital Transformation Institute e consulente presso il Formez ed il MIUR

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