Digital Transformation

Blockchain: quando non c’entrano i bitcoin

La trasformazione digitale ci porta a “riflettere su cosa diventino le cose nel momento in cui vengono “toccate” dalle logiche del digitale. Una vera e propria rivoluzione di senso […]sul senso dell’economia e del lavoro, ma anche su quello delle relazioni, della cultura, dei modelli di crescita e sostenibilità, della politica”. Stefano Epifani, Professore di Social Media Strategy presso La Sapienza, Università di Roma e Presidente del Digital Transformation Institute, ci ha raccontato che è sempre più importante comprendere come le tecnologie supportino i cambiamenti delle organizzazioni, e la loro introduzione spesso introduce vere e impegnative “rivoluzioni di senso”.

Ne è un esempio la tecnologia , che, per i più, è solamente criptovalute e bitcoin, ma che, invece, può avere anche a che fare con molto altro, come, ad esempio, condividere dati in modo sicuro e certificabile, pur evitando intermediari o enti centrali certificatori.

Di cosa parliamo quando diciamo Blockchain?

Una Blockchain, secondo Wikipedia, è “una base di dati distribuita, introdotta dalla valuta bitcoin, che mantiene in modo continuo una lista crescente di record, i quali fanno riferimento a record precedenti presenti nella lista stessa ed è resistente a manomissioni.” Una definizione complessa, che riporta la maggior parte di noi a bitocoin e criptovalute. Non ci aiutano nemmeno i diversi articoli sul tema: nei più approfonditi si fa riferimento ad un nuovo modo per investire i nostri soldi e, perché no, magari, con un po’ di fortuna, divenire milionari proprio come l’inventore della Blockchain, uno sviluppatore sconosciuto (o forse più d’uno) che si fa chiamare Satoshi Nakamoto e che, ne è stato il primo utilizzatore nella sua declinazione più nota, il bitcoin.

Reputation Manager, istituto italiano nell’analisi e gestione della reputazione online di brand e figure di rilievo pubblico, ci conferma che, monitorando le conversazioni online degli utenti tra agosto 2017 e febbraio 2018 (contenuti UGC generati dagli utenti nei diversi canali online: post/commenti ad articoli, blog, ecc.), sono molti gli utenti in difficoltà sulla comprensione del fenomeno Blockchain in generale o sull’esatta definizione di termini tecnici come bitcoin, ledger, miner, rete peer to peer, token ecc. Il 70% degli articoli online e dei commenti degli utenti lega il concetto di Blockchain a quello di bitcoin e cita spesso insieme questi due termini e l’86% degli utenti è ottimista sulle opportunità e sulle relative possibilità di business che le nuove tecnologie di transazione online e le criptovalute potrebbero apportare alla società odierna.

Blockchain, fa chiarezza Stefano Epifani, “è una Distributed Ledger Technology basata su una logica completamente decentrata e peer to peer, che sostituisce al “libro mastro” centrale un libro mastro del tutto distribuito. Questo fonda la sua forza proprio sul fatto che, non esistendo un ente centrale che ne determini la validità, essa è garantita dal fatto che tutti gli utenti ne hanno una copia e possono controllarlo, visionarlo e – solo se la maggior parte degli utenti accetta la transazione – modificarlo (aggiungendo quindi un anello alla catena condivisa).”

Come usare una Blockchain?

Blockchain, dunque, significa affidabilità, trasparenza, convenienza, solidità e irrevocabilità ed è una tecnologia polivalente e polifunzionale. Nasce, è vero, come strumento per la realizzazione di una criptovaluta (la prima fu bitcoin) ma ora, spiega Epifani, può essere utilizzata per condividere dati senza intermediari nei settori bancari e assicurativi, o sfruttando la sua logica decentralizzata (logistica e supply chain management), o, ancora, quando si debbano sottoscrivere contratti registrati senza la necessità di un registro centrale.  E, perché no, rendendo potenzialmente inutili Enti di Certificazione ed Autority, laddove si abbia necessità di tracciabilità e trasparenza (sanità, agrifood, ecc.) e a supporto alla difesa della proprietà intellettuale e dei consumatori dalla contraffazione. È un esempio dell’importanza di tal uso il Blockathon, maratona informatica di 48 ore organizzata dall’ufficio decentrato dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, Euipo, in cui si è classificato primo un team tutto italiano, Cryptomice, coordinato da Thomas Rossi.

Ma anche favorendo un nuovo, migliore, funzionamento delle organizzazioni nell’epoca della trasformazione digitale. In che modo? Ce ne parla Kurt Hilgenberg, docente di media sciences al Politecnico di Berlino, che ci racconta che possiamo utilizzare una Blockchain per gestire internamente il funzionamento delle organizzazioni e anche quali siano gli elementi e le condizioni per cui possa funzionare al meglio al loro interno. Come creare insomma una “Blockchain based organisation” e quali benefici l’organizzazione e i suoi membri possono trarne: ovvero l’essere e senza restrizioni geografiche, ad esempio, più trasparente, meritocratica, più efficiente ed efficace, riducendo sensibilmente i costi di transazione interni e esterni, ecc. Ciò partendo dall’essenza profonda della tecnologia Blockchain, che, secondo Hilgenberg, ci porrebbe di fronte ad un nuovo concetto di transazione, che ingloba gli ambiti, economici, sociali e informatici e che prometterebbe addirittura un nuovo “contratto sociale”. 

Denominazione del medicinale: Blockchain

Avvertenze e modalità d’uso di una Blockchain, un farmaco da assumere in piccole dosi ma con regolarità per condividere dati in modo sicuro e certificabile pur evitando intermediari o enti centrali certificatori, cambiare le organizzazioni e far deperire enti inutili. 

Blockchain: cosa si dice in rete?

Come si parla in rete di Blockchain? Che cosa significa Blockchain? Come se ne parla in rete?

Basta contraffazione grazie alla Blockchain?

Un hackaton su Blockchain organizzata dall’ufficio decentrato dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, Euipo finalizzato a difendere la proprietà intellettuale e i consumatori dalla contraffazione.  

Blockchain, la tecnologia «umanizza» il lavoro

Una riflessione su come le Blockchain hanno il potenziale per diventare un paradigma di riferimento per i modelli produttivi e di business in ogni settore, per la rappresentanza e la politica partecipata e intelligente per aumentare l’umanità del lavoro.

: i benefici di blockchain per organizzazioni

La tecnologia Blockchain non è solo criptovalute e bitcoin, ma può funzionare all’interno di un’organizzazione e, soprattutto, generare benefici per la struttura stessa e i suoi membri: ecco come creare una “Blockchain based organisation” e quali benefici un’organizzazione ne può trarre.

 

Stefania Farsagli

Stefania Farsagli

Project manager e senior economist researcher, mi occupo del coordinamento e della realizzazione di progetti complessi, che gestisco con grande passione e creatività.

“La ricerca e l’analisi economica sono la lente di ingrandimento con cui cerco di comprendere il mondo; le nuove tecnologie, i libri, i viaggi e le domande estemporanee di mia figlia gli strumenti per ampliare lo sguardo. Credo fortemente nelle capacità che ognuno di noi ha di impiegare i propri talenti per cambiare ciò che intorno non ci piace o troviamo ingiusto e nel valore della rete e della collaborazione nei processi di sviluppo e cambiamento”.

Collaboro con diversi enti di ricerca (Formez, Fondazione IFEL, ANCI, CIttalia, Fondazione Rosselli, Fondazione Cotec, Federculture) sui temi della digital trasnsformation, innovazione organizzativa ed empowerment di reti, innovazione dei processi formativi nella P.A., valutazione politiche pubbliche e territoriali, sviluppo locale, programmazione territoriale.

Oggi sono Project Manager e Direttore di ricerca presso il Digital Transformation Institute e consulente presso il Formez ed il MIUR

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