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AgID: avanti un altro!

  1. È tempo di bilanci, prospettive ma soprattutto è ora di dare risposte concrete alle esigenze di cittadini e imprese che chiedono una burocrazia più leggera ed efficiente o, più semplicemente, un Paese più moderno“. Così si conclude un articolo pubblicato il 31 maggio scorso da AgID in occasione del primo “compleanno” del Piano Triennale, con un bilancio che delinea un quadro giudicato come positivo dallo stesso direttore generale uscente . Direttore che, in carica dal 18 maggio 2015, non è stato riconfermato. Il motivo della non riconferma è abbastanza semplice: cambia il Governo, cambia l’orientamento politico, cambia il direttore di , la cui indicazione è in capo alla ministra della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno. Antonio Samaritani venne nominato dalla ministra Marianna Madia a seguito di una candidatura che alle competenze (Samaritani era stato anche responsabile Ict della Regione Lombardia) avrebbe abbinato secondo alcuni un sostegno da parte dell’allora ministro Maurizio Lupi per una comune vicinanza a Comunione e Liberazione.

Quali le competenze necessarie a dirigere AgID?

La procedura di selezione è stata pubblicata sul sito di AgID il 3 luglio e consente la presentazione di candidature entro il 13 luglio.

Le competenze richieste prevedono almeno laurea magistrale, laurea specialistica o diploma di laurea e particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione. Esperienze e competenze meglio definite come “qualificazione professionale nel settore ICT, maturata per un periodo di almeno cinque anni, in posizione dirigenziale presso pubbliche amministrazioni o in ruoli di direzione tecnica e amministrativa in aziende private di media o grande dimensione”; “elevata esperienza: nella gestione di team eterogenei e multidisciplinari e nelle dinamiche di business e gestione dello sviluppo di prodotti e servizi digitali; nella conduzione di progetti e programmi tecnologici complessi volti a favorire la trasformazione digitale dell’amministrazione o dell’organizzazione per conto della quale ha operato”; “documentata conoscenza del Codice dell’amministrazione digitale, della normativa e della governance relativa alla digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché dei processi di e-procurement del settore pubblico”; “conoscenza della progettazione, realizzazione e implementazione di piattaforme digitali” e l’immancabile conoscenza della lingua inglese.

Un informatico, un giurista, un ingegnere, un agronomo? Nulla di definito rispetto alla specializzazione nel titolo di studio.

Una persona che conosce la Pubblica Amministrazione “da dentro”? Non necessariamente, visto che l’esperienza in processi di innovazione si può essere consumata anche in aziende private.

Primi rumors sul possibile nuovo direttore

Rispetto al passato in cui al cambio giravano sempre diversi nomi sui social, stavolta uno fa parecchio rumore: , noto avvocato cassazionista che si occupa di diritto delle nuove tecnologie da tempo.

Quali le probabilità che i rumors possano avverarsi?

In merito alle competenze, il curriculum risponde sicuramente a quanto richiesto dall’avviso pubblico. Circa l’appartenenza politica, questa è senza ombra di dubbio gradita alla ministra Bongiorno e ribadita con forza pubblicamente dallo stesso Melica.

Rispetto alle intenzioni di candidarsi, anche queste non sono certo smentite o nascoste, visto che dopo alcune esternazioni sui social network, Melica ha reso pubblica la sua candidatura, indicando anche alcuni “punti programmatici”.  Partendo da una critica aperta all’operato dell’agenzia, che avrebbe “disatteso e diluito” una funzione importante come la trasformazione digitale della PA, Melica individua il problema di Agid “nell’aver perso autorevolezza e forza”. Il tutto anche “grazie” anche alla istituzione del Team per la trasformazione digitale guidato da Diego Piacentini, che Massimo Melica, riprendendo un soprannome girato in rete, chiama “il team degli scelti per la chiamata avvenuta non per concorso ma per curriculum”. 

Team Digitale o AgID o entrambi?

Tra supporter del Team che accusano AgID di immobilismo (e di aver impiegato tre anni per scrivere il piano triennale) e supporter di AgID che affermano che il Team avrebbe solo prodotto, oltre a una buona comunicazione, cose lontane anni luce dalla situazione reale delle PA italiane, la strategia concreta sul digitale non è ancora chiara (non che lo sia mai nemmeno in passato, ndr).

Le uniche cose alle quali per il momento ci si può riferire sono le “dammi tre parole” pronunciate dalla ministra Bongiorno in occasione dell’Internet Day. La digitalizzazione della PA dovrà essere Ragionevole perché, tenendo in considerazione le peculiarità presenti nella Pubblica Amministrazione, occorre uno sforzo maggiore nelle realtà più restie all’innovazione (leggasi il riferimento al “comunello arroccato su una montagna” portato ad esempio dalla ministra, ndr)Inclusiva perché deve coinvolgere tutti, anche chi non ha molta dimestichezza con la tecnologia. In questo senso, auspica l’ingresso di nuove energie, dei giovani, ma non a scapito dei “meno giovani”; Credibile perché troppe volte sono state annunciate rivoluzioni digitali immediate, e invece ci vorrà del tempo.

Non “sole, cuore, amore” ma qualcosa di abbastanza astratto ancora. Di meno astratto la presunta “simpatia” della ministra Bongiorno rispetto al Team (in scadenza a settembre) che sembrerebbe voler confermare (anche se la scelta dipenderà dal Presidente del Consiglio Conte). Il perché? “Mi hanno parlato benissimo del team di Piacentini”.

Con un panorama non ben definito come questo, all’avanti un altro verrebbe quasi da dire “vai avanti tu che a me vien da ridere”.

 

 

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