In un libro Open Source, Software Libero e altre libertà

Cinquant’anni fa il codice sorgente di un programma informatico era considerato un segreto industriale ed era quasi impossibile accedervi. Oggi, il progetto Software Heritage ha già raccolto il codice sorgente di sessantacinque milioni di progetti software, corrispondente a quasi quattro miliardi di files diversi, e lo rende accessibile per tutti. Cinquant’anni fa ogni nuovo programma richiedeva un investimento considerevole, riscrivendo praticamente da zero anche le funzioni le più elementari. Oggi praticamente tutte le imprese, dalle grandi alle start-up, si concentrano solo sulle nuove funzionalità, riusando massicciamente librerie e componenti preesistenti, risparmiando tempo e denaro. Questo sviluppo tecnologico lo dobbiamo a una molteplicità di fattori, ma ultimamente è diventato chiaro che uno dei fattori più importanti è veramente l’accelerazione impressionante nella produzione di nuovi programmi, che è resa possibile dal riuso massivo di componenti software preesistenti che sono sviluppati in modo collaborativo“. In questo modo Roberto Di Cosmo, nella sua prefazione, introduce il di Carlo Piana nel suo libro “Open Source, Software libero e altre libertà, edito da Ledizioni all’interno della collana Copyleft-Italia, che sarà presentato in anteprima mercoledì 27 giugno alle ore 19 circa presso l’Open di  Milano.

La libertà di usare, studiare, migliorare, condividere il software (e non solo). Libertà delle quali si dovrebbe essere consapevoli per poter essere tutelate e conservate. “Un libro introduttivo sui concetti di apertura delle licenze per arrivare all’apertura di contenuti – e di qualsiasi cosa sia ristretta da un diritto di esclusiva su beni immateriali –, scritto in modo semplice, immediato e divulgativo, ma sufficientemente rigoroso, sistematico e coerente, in Italiano sull’openness nel diritto, però, come avrei voluto leggere io vent’anni or sono, non c’è” – scrive l’autore nell’introduzione. Obiettivo, quindi, quello di accompagnare il lettore alla scoperta di libertà viste con angolature diverse a seconda del contesto. Partendo anche da alcuni articoli scritti per Tech Economy nella rubrica Open Law, Carlo Piano questo ha voluto: “dare alcuni fondamenti teorici comuni e spunti di ragionamento a chi volesse raccogliere il testimone e dare un quadro più completo e definitivo“.

Il libro, partendo da una introduzione teorica dei concetti fondamentali riferiti a e , passa a trattare di Creative Commons, Open Data, Open Standard, fino ad arrivare a ragionare sul rischio lock-in riferibile al .

Molti pensano di sapere cosa sia l’open-qualcosa soltanto guardandolo” – scrive Piana nel capitolo in cui descrive l’openness – “Ma, pur essendoci qualche affinità di concetti tra la pornografia e i diversi tipi di apertura di cui ci occupiamo, le cose non funzionano così. Per riconoscere cosa è “open” occorre saper riconoscere cosa è “chiuso” e dunque sapere in che modo qualcosa di immateriale possa essere chiuso. Guarda caso la gran parte dei modi nei quali ciò di cui ci occupiamo viene “chiuso” è una norma giuridica, si chiami esso “copyright”, “brevetto”, “diritto sui generis”, “segreto”. Pertanto, stabilire se quel qualcosa sia aperto, significa stabilire se ricada, o non ricada, in – o sia sufficientemente libero da – vincoli giuridici che ne rendono difficoltoso o impossibile l’uso, la replicazione, la modifica, la diffusione secondo i dettami dell’openness“.

Se è vero che molti pensano di sapere cosa sia l’open-qualcosa e che è diventato quasi di moda apporre il suffisso open davanti a diverse parole, è anche vero che, nella pratica, il rischio lock-in di imprese, PA, semplici utenti è sempre molto elevato e legato a scarsa conoscenza delle libertà presentate nel libro, che si chiude però con un messaggio di speranza e ottimismo: “Il faro che ci ha guidati sin qui, quello di prediligere sempre e comunque una scelta di apertura nella e di tendenziale condivisione, dove possibile, sembra non aver ancora esaurito la sua luce. Se c’è una cosa su cui mi sento di scommettere è che questa luce ci guiderà ancora per tanto tempo, con buona pace di chi, decenni fa come oggi, pensa di avere la verità in tasca e scuote la testa quando parliamo di questi temi. La storia ci ha dato ragione in passato, ci darà ragione anche in futuro“.

 

 

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