Perchè il Social Media Manager del 2018 è un growth hacker?

Quello del manager è un nuovo e ancora poco definito per alcuni, tuttavia un che sembra già essere cambiato varie volte in forme diverse. Un social media manager è una persona che si occupa di gestire i profili social aziendali, come le pagine su Facebook, Twitter, Instagram, Linkedin sia dal punto di vista della strategia che dell’esecuzione operativa che consiste nella pubblicazione di contenuti e nel formulare risposte a domande e richieste di informazioni.

Si tratta di una figura nata con l’avvento di Twitter e Facebook circa 10 anni fa e che ha fatto crescere la necessità di nuove competenze professionali, il cui obiettivo era il coinvolgimento di una community sui canali digitali, non solamente per risolvere problemi legati al servizio clienti ma per posizionare il brand nei nuovi canali di online.

Qualcuno di voi potrà dire che quella del social media manager non è una figura professionale totalmente nuova. Prima del digitale c’erano infatti gli specialisti nelle relazioni pubbliche che in qualche modo potevano presentare similarità con i social media manager, poiché entrambi interagiscono con il pubblico per rispondere a obiettivi di comunicazione.

Il digitale tuttavia ci ha dato un’opportunità unica, qualcosa che mai fino a oggi era possibile soprattutto per chi fa marketing e comunicazione: la possibilità di misurare e di quantificare le interazioni, i followers e di identificare i potenziali clienti. E il social media manager ha infatti a disposizione un ampio numero di nuove metriche per misurare il proprio lavoro rispetto a chi si occupa di pubbliche relazioni: la reach, le views, i like e i commenti. Tutte metriche nuove legate a strumenti semplici che ognuno di noi usa nel quotidiano.

Le figure e le ricerche professionali di social media manager sono in continuo aumento anche in Italia e secondo un recente articolo di Wired sono nella maggior parte dei casi , capaci nell’essere multitasking, creative ed empatiche nel rispondere alle domande e alle richieste online.

Se analizziamo la situazione nel dettaglio, tuttavia, ci potremmo accorgere che in realtà non è tutto oro quello che luccica perché gestire uno spazio aziendale in affitto non è semplice, soprattutto quando il padrone di casa (Mark Zuckerberg) cambia le regole senza avvisare e senza interessarsi delle conseguenze per i propri inquilini.

Oggi Facebook è un media, poichè non ci permette più di parlare alle masse senza disporre di un budget e predisporre una strategia. Se pensate di gestire una pagina Facebook o un profilo Twitter per ottenere un ritorno sull’investimento postando dei contenuti casuali senza una vera strategia e degli obiettivi, vi do un consiglio: fatene a meno. Le piattaforme social si sono arricchite di sempre nuove funzionalità, cambiando a ritmi incessanti e puntando a sviluppare nuovi strumenti per ottenere maggiore controllo per i propri interessi. Sicuramente non per tutelare quelli degli iscritti, siano aziende o utenti privati. E di conseguenza, anche il lavoro del social media manager di oggi è diverso da quello di 5 o 10 anni fa.  Oggi non basta più condividere una foto o delle frasi simpatiche nella propria pagina aziendale. È infatti essenziale considerare i canali social allo stesso modo dei giornali, del sito web aziendale o il blog. Sono mezzi di comunicazione di massa che hanno tuttavia smesso di raggiungere le masse senza una strategia che permetta di soddisfare quest’obiettivo.

I canali social devono oggi entrare a far parte di una strategia multicanale allineata a obiettivi aziendali concreti per i quali non è più solo necessario assumere una persona che si occuperà di pianificarla ed eseguirla.

Il social media manager del 2018 dovrà infatti occuparsi dell’analisi dei dati e dei risultati ottenuti, della pianficazione del budget e dell’ottimizzazione continua. Le metriche di Facebook o Twitter come i follower, il numero di like o di commenti non ci dà nessuna certezza o correlazione con i risultati aziendali, quindi a cosa servono? Cosa misurano? Tendenzialmente nulla.

Oggi chi si occupa di deve uscire dall’idea che il suo lavoro si tratti solo di condividere contenuti. È sicuramente necessario raggiungere l’attenzione dell’utente ma ricordiamoci che sarà difficile colpire in quei 5 secondi senza budget e senza una strategia in grado di seguirlo in una esperienza digitale che è sempre più frammentata in molteplici canali, app e dispositivi.

Ecco perché il social media manager del 2018 deve essere un Growth Hacker, un professionista in grado di combinare la strategia digitale su diversi canali digitali, in un’ottica di pianificazione e di ottimizzazione continua, comprendendo l’interazione tra le metriche dei canali social e quelle aziendali. Chi si occupa di sa che si tratta di una sperimentazione continua e che ottenere 10 like senza misurare l’effetto reale di quella campagna sui risultati aziendali non servirà.

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