Di intelligenza artificiale, cultura e una Microsoft tutta nuova?

Hit Refresh, libro pubblicato di recente e scritto da , parla della trasformazione in atto all’interno di e della che presto interesserà tutte le nostre vite: l’arrivo dell’onda tecnologica più emozionante e dirompente che l’umanità abbia mai sperimentato, ovvero l’intelligenza artificiale, la realtà mista e il calcolo quantistico.

Ammetto che sono cresciuto odiando Microsoft e tutto ciò che rappresentava. Questo è dovuto principalmente al fatto che avevo computer della concorrenza nelle mie prime esperienze informatiche che avevano una filosofia completamente opposta a quella di Microsoft. Quando parlo di quei giorni, Windows era agli albori ed io ero perso tra linee di codice di compilatori per Amiga o Mac.

Da piú di un decennio ho scelto Linux per la produttività per diversi motivi, ma le cose cambiano e lo stesso hanno fatto le aziende. Bill Gates e Paul Allen hanno acceso una scintilla molti anni fa, ma non erano i miei idoli: io mi struggevo per Jay Miner e R.J. Mical e l’onnipresente e stracitato Steve Jobs a quei tempi licenziato da Apple per fondare Next (vi ricordate il Cubo?). È la preistoria di un ragazzo che aveva un Z80 con CP/M. Negli anni ’90 ero giornalista di riviste informatiche e sono arrivato a diventare persona non gradita dalle pubbliche relazioni della casa di Seattle a causa del mio estremismo nel condannare le politiche protezionistiche e senza scrupoli di Microsoft.

Microsoft non è quello che era

Se guardiamo al suo posizionamento ora e al suo cambiamento di cultura soprattutto dopo l’arrivo di Satya Nadella capiamo molte cose. Nuovi prodotti, nuove aperture e soprattutto una nuova missione che si riflette perfettamente nella lettura di Hit Refresh. Leggere come Satya abbia costruito una nuova cultura in Microsoft mi ha affascinato e mi ha fatto capire perché vedo l’azienda di Seattle da una nuova prospettiva. Parlando dei loro prodotti (che forse dovremmo iniziare a chiamare servizi), non posso fare a meno di ammirare la traiettoria inarrestabile di SQL, oggi leader assoluto del mercato, o di Azure, la scommessa tardiva ma precisa di Microsoft sul . Quel consulente strategico che ha trovato in Business Intelligence la soluzione per passare da “cosa fare” a “come farlo” non può che stupirsi della offerta completa della suite che conta su Microsoft SQL, Analysis Services, Reporting Services, Integrations Services e soprattutto con un ottimo front end per Power BI.

Microsoft apre al mondo Linux

Alcune settimane fa ho avuto modo di parlare con due importanti product manager Microsoft che si dedicano alla versione Linux di SQL, cosa che fino a poco tempo fa non sarebbe stato possibile nemmeno pensare. La nuova Microsoft collabora con Apple perché ha capito che ciò che conta è migliorare l’esperienza dell’utente su qualsiasi dispositivo senza restrizioni e senza compromessi. Ha capito che il lungo termine e la ridefinizione della sua missione non implica chiudersi a guardarsi l’ombelico. Una grande lezione.

La nuova missione

Se Paul Allen aveva capito l’importanza dell’hardware e Bill Gates la forza del software, Satya ha capito che ora l’informatica è una cosa distribuita e il nuovo orizzonte è il potenziale che i dati possono scatenare. Da “Un computer su ogni desktop e in ogni casa (1977)” Microsoft si ritrova con una nuova missione “Un cloud su ogni dispositivo (2016)”. Cloud First è un mantra in tutti gli uffici Microsoft del mondo.  

Il re del Cloud

Amazon non è più il re del cloud, come sempre accade ai first-mover. Ha trovato un mercato che risponde a una domanda interna, eppure ha creato una grande domanda e un core business, Google sta mettendo tutta la sua forza in questo. I manager vedono nel cloud molteplici dimensioni interdipendenti: applicazioni eleganti, potenti e moderne che gestiscono l’economia globale, piattaforme che forniscono alle aziende una maggiore flessibilità, agilità e sicurezza IT di quanto mai immaginato e infrastrutture di base con livelli di prestazioni elevate e prezzi in calo che sono difficili da capire. “Nessuna azienda cloud sulla Terra si allinea più precisamente con questo nuovo modello di Microsoft, e sotto la guida di Nadella, nessuna azienda ha fatto e sta facendo di più per continuare a guidare customer-centric POV e il potenziale del cloud computing aziendale”. (cit. Forbes).

La “C” di Ceo è Cultura

Questa frase di Satya Nadella mi ha impressionato perché sono pienamente d’accordo che il Ceo è il custode della cultura di un’azienda. Quando si prendono decisioni importanti, qualcuno all’interno dell’azienda deve chiedersi se le azioni future sono in linea con l’anima e la cultura dell’azienda. E’ una domanda che non possiamo porre agli azionisti. Hesse disse che non è la stessa cosa guardare una foresta come una guardia forestale, come un proprietario terriero o un passante. Sono molti alberi, ma c’è chi vede il legno, chi vede qualcosa da proteggere e chi semplicemente ama camminare. Il Ceo è il la guardia forestale (infatti viene spesso chiamato anche a spegnere incendi).

Quando ci si concentra sulla missione e la cultura all’interno di un’azienda, quando si riflette su ciò che si vuole realmente portare nella società, si inizia un viaggio pieno di trappole e momenti di euforia mescolati a momenti di profonda amarezza. Si tratta di trovare l’equilibrio personale e metterlo a disposizione dell’organizzazione. Il leader è il primo a fare questo per ispirare e guidare il resto delle persone nel suo ambiente più vicino, e poi gradualmente per attivare un importante dispiegamento verso il resto dell’organizzazione. A volte alcuni resistono e devono lasciare l’azienda, altri tornano sulla strada, ma i più inquieti saranno il motore del cambiamento. Un mio collega diceva qualche anno fa: “datemi 15 persone inquiete in una grande azienda e sarò in grado di ricondurre l’intera strategia di una grande azienda“. Questo è vero se mettiamo la cultura al centro di tutto e questo è ciò che sta facendo Microsoft.

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