INVALSI computer based: il caso degli studenti con DSA

Anche quest’anno gli alunni partecipano alle prove nazionali predisposte dall’ (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione). Sono prove nazionali standardizzate di rilevazione sugli apprendimenti degli alunni.

Da quest’anno per le classi terze della scuola secondaria di primo grado (ex terza media) non si svolgeranno più contestualmente all’esame di fine ciclo, ma si svolgeranno tra il 4 e il 21 aprile e saranno requisito indispensabile per l’ammissione all’esame di Stato, l’esito di queste prove, espresso in forma descrittiva, verrà inserito nel curriculum dello studente (D. Lgs. 62/2017 art. 21 comma 2).

Ma non cambia solo la tempistica, cambierà anche la modalità di somministrazione: nelle classi III secondarie di primo grado e nella II secondarie di secondo grado lo svolgimento delle prove viene interamente realizzato tramite computer. Sono state definite prove CBT (computer based testing). La prima domanda che ci si pone è se ha senso di per sé introdurre prove al computer quando nelle scuole medie non sempre sono presenti aule attrezzate e anche se ci sono non vengono utilizzate nella didattica quotidiana. Dunque quest’anno i ragazzi si siederanno davanti ad un computer, alcuni per la prima volta, per svolgere un test in una modalità del tutto nuova.

Nella mia esperienza, sicuramente limitata alle mie frequentazioni professionali, le aule con computer per tutti i ragazzi non sono disponibili in tutte le scuole, d’altronde anche nell’ultima rilevazione, di cui sono pubblici i dati, l’Osservatorio tecnologico del MIUR ci dice che di 326.000 aule, solo il 70% sono connessi in rete e questa è inadatta per didattica, e i laboratori delle scuole sono in media 7,8 per istituto e sono inoltre non tutti connessi in rete (solo l’82,5%). Questo per dire che le scuole forse potrebbero non essere del tutto pronte per quelle prove CBT, e è possibile che in molti casi le prove si possano svolgere in condizioni non ottimali.

Prove INVALSI e strumenti compensativi

Ma c’è di più, le prove in questione si svolgeranno utilizzando i computer della scuola, il cui numero dovrà essere dichiarato dalla segreteria al momento dell’iscrizione alle prove in base a quanti saranno collegati alla rete nel momento delle prove. Quindi cosa accadrà a chi ha necessità di utilizzare il proprio computer per apprendere personalizzandolo in base alle proprie necessità? Come potrà il computer della scuola, le cui caratteristiche possono essere le più disparate, rispondere alla necessità di personalizzazione propria di uno strumento compensativo?

Ma vediamo con attenzione cosa ci dice l’INVALSI in merito, nella nota “Indicazioni operative per gli allievi DVA e DSA”. Leggiamo che l’INVALSI ha identificato tre tipologie di studenti che potrebbero avere particolari bisogni durante le prove CBT.

Studenti disabili

Vengono definiti DVA (diversamente abili) un acronimo di nuovo conio e che riprende una delle espressioni più contestate nel campo della disabilità e che da tempo molti hanno scelto di non usare perché ritenuta un eufemismo fuorviante, perché la disabilità non è una qualsiasi diversità, ma una condizione di vita. Per questi studenti la certificazione di competenza INVALSI (art. 9, comma 3, lettera f del D. Lgs. 62/2017) viene rilasciata solo nel caso in cui lallievo svolga la prova INVALSI CBT con una o più delle seguenti misure compensative: donatore di voce e tempo aggiuntivo.

Viene inoltre specificato che chi non svolgerà le prove in questa modalità non potrà avere la certificazione di competenza INVALSI. Già questo lascia aperti scenari poco edificanti per queste prove che sembrano presentarsi come davvero poco o per nulla inclusive, malgrado lo strumento digitale che di per se potrebbe esserlo.

Studenti con BES

Sono una percentuale consistente in ogni classe; le indicazioni dell’INVALSI dicono che per allievi con Bisogni educativi speciali (BES) le prove computer based (CBT) si dovranno svolgere SENZA alcuna misura dispensativa/compensativa. Questo significa che anche se questi studenti avessero un PDP (Piano Didattico Personalizzato), come la normativa prevede, che abbia permesso loro durante gli anni di scuola che precedono l’esame di utilizzare strumenti compensativi, e che abbiano usufruito di una didattica flessibile nel rispetto delle proprie peculiarità, al momento delle prove INVALSI dovranno dimenticare tutto questo e fare finta di non avere bisogni educativi speciali.

Studenti con DSA

Per questi studenti la nota INVALSI sembra riconoscere tutte le misure compensative previste dal PDP, si legge infatti che: – gli allievi DSA (certificati ai sensi della legge n. 170/2010) potranno svolgere le prove INVALSI CBT con leventuale adozione delle misure compensative elencate nellElenco studenti elettronico – Questo elenco viene compilato a cura delle segreterie delle scuole ed è compito del Dirigente scolastico assicurarsi che tutti gli allievi iscritti nelle classi III secondarie di primo grado siano in quest’elenco. È sempre il Dirigente, che entro il 9 marzo 2018, dovrà confermare le informazioni fornite di ciascuna classe, comprese le richieste di misure compensative e/o dispensative per studenti con DSA.

Ma quali strumenti saranno concessi?

Le indicazioni delle INVALSI confermano che potranno essere usati tutti gli strumenti compensativi previsti dal PDP (Piano Didattico Personalizzato). Nella quasi totalità dei casi ormai questo documento specifica che lo studente ha bisogno di usare il computer, che, anche se non specificato, deve intendersi come “il computer di proprietà” visto che solo un dispositivo personale diventa realmente uno strumento compensativo. In questo modo lo studente ha il diritto di svolgere le prove CBT sul proprio dispositivo dotato di sintesi vocale, dizionari digitali per l’italiano e per le lingue, e qualunque altra applicazione sia stata utilizzata durante l’anno. È evidente quindi che non può trattarsi di un computer qualsiasi.

Ma sarà possibile usare il proprio computer? Su questo ancora non c’è chiarezza. Dipenderà da quali strumenti compensativi saranno indicati dalla scuola.

Famiglie e dirigenti dovranno quindi assicurarsi che sia indicata la giusta dicitura sull’uso del computer personale e non una generica formula sull’uso del computer.

Una riflessione importante è da fare sulla possibilità che ci sia un lettore umano o donatore di voce in sostituzione della lettura con la sintesi vocale. Sarebbe come dire che invece di mettere gli occhiali per vedere meglio e muoverci in libertà nel mondo, dovessimo chiedere ad un donatore di vista la mano per accompagnarci dove vogliamo.

Ci sono molte discussioni su questo tema. Per un compito di comprensione di un testo lo studente che non ha difficoltà di lettura torna più volte sul testo per rileggerne parti o per comprendere passaggi poco chiari, leggere piccoli pezzi, tornare indietro, rileggere più volte anche a distanza di minuti, sospendere la lettura e riprenderla a piacimento. Lo stesso si può fare con la sintesi vocale. Invece con la lettura da parte di un lettore umano queste operazioni sono possibili solo se il lettore resta per tutto il tempo a disposizione dello studente e se lo studente ha il coraggio di interpellarlo tutte le volte che ha bisogno di rileggere una o più frasi. È invece più probabile che uno studente tredicenne, temendo il giudizio dei compagni, non avrà la maturità e la consapevolezza necessarie per richiedere lintervento del donatore di voce” tutte le volte che ne avrà bisogno, ma preferirà fare da solo, rischiando di non svolgere il compito nel pieno delle sue potenzialità.

Visto che il rischio di non avere rispettati i propri bisogni educativi si potrebbe annidare in qualche piega burocratica, il consiglio per i genitori è quello di indicare per iscritto, il prima possibile, al Dirigente garante del procedimento, quali sono le misure compensative indispensabili al proprio figlio per lo svolgimento delle prove INVALSI, ivi compreso la necessità di utilizzare il proprio computer, se questo è stato usato durante l’anno specificando di avere necessità della sintesi vocale per la lettura e dei dizionari digitali e quant’altro sia stato usato come strumento compensativo durante i tre anni. Essere attenti in questa fase è necessario per garantire allo studente i propri diritti e alla scuola la possibilità di evitare errori dettati da inconsapevolezza.

Alcune riflessioni sulle prove

Ma una volta garantito l’accesso alle prove e all’uso degli strumenti compensativi come saranno davvero le prove? Nel lontano 2012 feci parte dell’Osservatorio permanente sulla disabilità presso il MIUR, già allora le prove invalsi erano uno dei punti di discussione all’ordine del giorno, perché strutturate in modo poco coerente con gli effettivi percorsi curricolari, per gli studenti con difficoltà strutturate in modo spesso inaccessibile nella forma e nei contenuti.

Da allora sono passati molti anni ma ancora ci troviamo in una situazione che evidenzia lo scollamento fra il percorso didattico che i ragazzi svolgono e le prove INVALSI. Quest’anno oltre ai contenuti anche la modalità di svolgimento sembra dimenticare che sono davvero pochi gli studenti di età inferiore ai 13 anni che hanno fatto un percorso computer based trainig, quindi che si potranno trovare a loro agio con questa nuova modalità.

Tutto questo evidenzia che le competenze digitali nella scuola non sono ancora adeguate alle attese, e sembrano ancora appannaggio di pochi docenti che cercano disperatamente di trascinare una scuola non ancora pronta verso un progresso che è sempre un passo più in là.

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Esperta di didattica inclusiva, si occupa di strategie per rendere efficienti i processi di apprendimento. Dopo una laurea in filosofia, una laurea in pedagogia della marginalità e della disabilità, un master in pedagogia clinica e due in psicopatologia dell’apprendimento, si è dedicata all’introduzione delle tecnologie digitali nei processi formativi, evidenziandone le peculiarità come oggetti abilitanti, imprescindibili in alcune disabilità ma necessari a tutti per il successo formativo. Fa formazione e tiene seminari divulgativi sui temi della didattica digitale e dell’inclusione. E' stata membro del Consiglio Direttivo Nazionale dell’Associazione Italiana Dislessia. E' Presidente del Tavolo Tecnico Scientifico legge regionale Marche 19/11/2012 n 32 “interventi in favore delle persone con disturbi specifici dell’apprendimento.

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