#EpicFail

Perché quello di Amaro Lucano non è diventato un #EpicFail (né avrebbe potuto esserlo)

Da che mondo è mondo e da che social è social, dopo i grandi eventi sportivi e quelli di costume, la politica è un’occasione troppo ghiotta perché i brand non ne approfittino per fare un po’ di instant marketing, sopratutto quando la campagna elettorale entra nelle sue fasi più calde.

Il tema è scottante e i rischi sono tanti: dal non essere compresi dal proprio pubblico fino a finire nel tritacarne della strumentalizzazione, il pericolo che quella che avrebbe dovuto essere solo una boutade per aumentare un po’ l’engagement con gli utenti finisca per affossare il brand è piuttosto alto.

Non ha saputo resistere nemmeno che, a dieci giorni dal silenzio elettorale, ha pubblicato una serie di card sulla sua pagina che hanno attirato decisamente l’attenzione:

amaro lucano salvini facebook

facebook.com/Amaro.Lucano

 

Con l’hashtag #PoliticamenteCorretto, Amaro Lucano ha lanciato in totale tre card, “dedicate” ai tre candidati premier più attivi sui social in questa campagna elettorale. Va detto che non si tratta di battute particolarmente brillanti, ma le iniziali sotto alle virgolette non lasciano dubbi su chi sia il “protagonista” secondo Amaro Lucano:

amaro lucano salvini facebook

facebook.com/Amaro.Lucano

 

Fino a qui tutto ok: finché non compare questa:

amaro lucano salvini facebook

facebook.com/Amaro.Lucano

Ora. In altri tempi (social) probabilmente per una cosa del genere sarebbe venuta giù l’Internet. Invece, quello che avrebbe potuto trascinare Amaro Lucano in una polemica infinita tra accuse di razzismo e di endorsement segreti a questo o quel candidato non si è verificato. Probabilmente per tre motivi:

  1. Le card sono state pubblicate nella sequenza “giusta”. Nella “trovata” di Amaro Lucano non c’è niente di improvvisato: le tre card, infatti, sono state pubblicate con una sequenza precisa. La prima, per preparare il terreno e mettere in chiaro implicitamente – con una frase fin troppo eccessiva anche solo per farsi venire il dubbio che potesse essere vera – che si tratta di una caricatura. La seconda, quella con la battuta più forte e “rischiosa”, è stata opportunamente inserita in mezzo, per poi alleggerire la situazione con la terza, quella sugli 80 euro, ben più “mite” della precedente. In questo modo viene messo in chiaro fin da subito di cosa si tratta, abbassando le possibilità che qualcuno potesse pensare a un improvviso momento di follia al quartier generale di Amaro Lucano
  2. Hanno avuto la risposta pronta. Come era prevedibile, non tutti hanno apprezzato l’ironia. E mentre cominciavano a fioccare i commenti in stile adesso-vi-insegno-io-come-si-usano-i-social, il team di Amaro Lucano ha cominciato a rispondere con solerzia commento dopo commento, con una frase di rito che con tutta evidenza era stata preparata in anticipo proprio per essere pronti a rintuzzare i commenti di eventuali utenti “indignati”:
    amaro lucano salvini facebook

    facebook.com/Amaro.Lucano

    amaro lucano salvini facebook

    facebook.com/Amaro.Lucano

    amaro lucano salvini facebook

    facebook.com/Amaro.Lucano

    amaro lucano salvini facebook

    facebook.com/Amaro.Lucano

     

  3. Il lancio delle card era inequivocabile. “Che risposta avrebbe dato Tizio? Noi ce la siamo immaginata così” – Forse è fin troppo didascalico, ma quando si tratta di mettere insieme ironia e politica sui social la prudenza non è mai troppa. Certo, il tema è caldo e il rischio di polemiche resta alto, ma non si può certo dire che il social media team di Amaro Lucano non abbia imparato dai casi passati (soltanto per citarne uno: Cynar) e abbia preso tutte le precauzioni per evitare che finisse male.

Lesson Learned: Sui social non c’è ironia senza “rete di sicurezza”: se vuoi provocare per attirare l’attenzione sul tuo brand gioca sicuro e previeni le mosse di chi potrebbe non capirti, o provocarti a sua volta solo per il piacere di farlo.

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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