Un modo diverso per dire riuso: il software usato

Acquistare si può e il risparmio è particolarmente significativo e quantificabile tra il 40 ed il 70% rispetto ai prezzi del nuovo. “Il software è cedibile a terzi” – afferma , general manager Italia e Francia di ReLicence AG e ex dipendente Microsoft. “Se parliamo di software acquistato, regolarmente pagato e per il quale si è comprata la licenza perpetua possiamo affermare la possibilità di rivenderlo, nonostante spesso si creda il contrario. Non sono cedibili i servizi di manutenzione sul software stesso e i servizi erogati dal produttore direttamente al cliente finale e se questo cliente finale cede in tutto o in parte il contratto, i servizi non passano automaticamente al nuovo acquirente, in quanto questi eventualmente deve siglare un accordo diretto con il produttore/erogatore degli stessi”.

Acquisto di licenze di sistema operativo usato è stato effettuato di recente da Arpa Piemonte, che ha effettuato l’acquisto di un Windows 7 usato su 330 macchine che altrimenti sarebbero state “da buttare” per le loro caratteristiche hardware che non supportavano nuove versioni di Windows. Difficile e dispendioso sarebbe stata anche una migrazione a da effettuare su tutte le postazioni dell’ente. “L’acquisto di licenze usate – afferma Renzo Barberis, Responsabile dei Sistemi informativi e servizi informatici di Arpa Piemonte – è un’ottima alternativa economica per tutti gli enti pubblici che necessitano di aggiornare le proprie licenze in carenza dei fondi necessari per un completo rinnovo delle postazioni di , permettendo di ristrutturare le proprie risorse senza spendere budget eccessivi”.

Ridare una seconda vita al software e spiegare che tutto ciò è possibile è l’obiettivo di Corrado Farina.

Quali i vantaggi nell’acquistare licenze usate?

I vantaggi sono quelli di comprare la versione che interessa, per esempio un Office 2013 o un Windows 7, invece che comprare l’ultima versione che magari non interessa. In questo modo si spende meno che usando i prezzi Consip. Interessante poi la possibilità, in particolare per le Pubbliche Amministrazioni, di rivendere licenze software che non utilizza più in modo da recuperare una porzione consistente dell’investimento iniziale.

Come una PA potrebbe vendere le sue licenze se, per esempio, volesse migrare a software libero o volesse cambiare software?

La cessione è un atto tra privati ed è ormai una prassi consolidata che, come azienda, usiamo da 10 anni in Germania e da 5 in Italia e sulla quale non ci sono contestazioni. Per la PA resta però il nodo della “gara” in quanto, essendo la licenza un bene acquistato con soldi pubblici, questo va ceduto con le procedure di trasparenza e massimo guadagno per l’Ente e quindi non resta che fare una gara pubblica. Ad oggi nessuna PA italiana ha ceduto, almeno che io sappia, le proprie licenze.

Perché non scegliere invece software libero?

Sono scelte tecnologiche. Il sw libero non è “gratis” semplicemente non si paga la licenza ma poi ci sono costi di adattamento, personalizzazione, manutenzione, formazione del personale tecnico e degli utenti che vanno calcolati. Va poi considerata la roadmap di sviluppo, perché se a un certo punto un prodotto viene abbandonato da chi lo sviluppa, chi lo usa si trova a non avere più aggiornamenti e patch di sicurezza.

Ci sono poi i lati positivi del sw libero: soprattutto per le aziende che  hanno un team interno di sviluppo (Telco, IT, System integrator, ecc.) e che sono pertanto autonome nella gestione dei propri sistemi IT possono beneficiare della disponibilità e modificabilità del codice sorgente.

Io credo che le due opzioni sw proprietario e sw libero possano coesistere in modo simbiotico: come le low cost e le compagnie di bandiera, ma ci sono aree in cui una soluzione è più efficiente dell’altra e viceversa. Non credo che ci sia spazio solo per il sw libero o solo per quello proprietario. Anche perché se tutti usassero solo sw libero a quel punto diventerebbe, per una legge di mercato, di fatto costoso come quello proprietario.

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