La versione di Sorrell: meno investimenti su Google e Facebook, meglio l’engagement dei quotidiani

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Sir , Ceo di WPP, il colosso della pubblicità e del che investe 76 miliardi di dollari in per conto dei propri clienti, in occasione del convegno annuale promosso Società degli Editori e che si è chiuso oggi a Londra, ha dichiarato che la sua società sta riconsiderando l’efficacia degli investimenti su colossi come e .

 “I sistemi di misurazione non sono adeguatamente dettagliati e i nostri clienti hanno pagato per delle viste che non c’erano” ha detto Sorrell facendo riferimento alla nota vicenda che ha visto YouTube far pagare per dei  video visti da “bot”, al fatto che metà dei video pubblicitari sono visti con audio off e al fatto che Facebook considera visto (e quindi fatturabile) un video dopo 3 secondi.

Forse abbiamo investito troppo” ha continuato Sorrell riferendosi a Facebook e Google “e a tariffe troppo alte. C’è molta preoccupazione su questo da chi si occupa di digital”.

Nel corso della stessa conferenza Sorrell ha rivalutato poi il ruolo di engagement dei quotidiani affermando che “da più fonti i dati mostrano che quando i lettori interagiscono con un quotidiano, che sia nella sua forma tradizionale o nella sua versione digitale, il tempo speso è molto maggiore di quello che pensavamo” individuando un’interessante opportunità per gli editori nel mobile che negli Usa ad esempio pesa solo per l’8 per cento della spesa attuale in pubblicità contro un tempo speso sul mezzo del 24 per cento.

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