Diritto all’oblio? Ambiguità anche dagli esperti di Google

Le problematiche relative al cosiddetto diritto all’oblio sono diventate di estrema attualità dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea emessa nei confronti di sull’argomento. E problematiche interessanti sono anche emerse durante l’incontro tra il Comitato Consultivo, costituito dal colosso per affrontare le questioni relative alle modalità di attuazione del diritto all’oblio, e alcuni esperti tenutosi a Roma. Abbiamo già discusso dei contenuti della sentenza della Corte di Giustizia europea in questo articolo, ma alcune questioni interessanti sono emerse durante la discussione e questa è la mia personale classifica degli argomenti più appealing trattati.

1. Bilanciamento tra la libertà d’espressione e la privacy

PrivacyNumerosi esperti hanno sottolineato che l’identificazione dei casi in cui sia possibile esercitare il diritto all’oblio dipende dall’identificazione del giusto bilanciamento tra il diritto alla libertà d’espressione e il diritto alla privacy degli individui. Alcuni hanno enfatizzato che il bilanciamento dipende  dalla presenza di un interesse pubblico alla conoscenza dell’informazione indicizzata mentre altri hanno seguito un approccio più rigido sostenendo che la libertà d’espressione sempre prevale sul diritto alla privacy e di conseguenza le informazioni dovrebbero sempre rimanere indicizzate. Inoltre un problema che rimane aperto riguarda la necessità di identificare un diverso bilanciamento con riferimento ai personaggi pubblici.

2. Diritto di mantenere le informazioni aggiornate

C’è stato un intervento molto interessante che ha insistito sul diritto degli individui di avere le proprie informazioni disponibili su Internet sempre aggiornate. E lo scenario tipico menzionato dall’esperto riguarda il caso in cui una persona sia stata condannata in primo grado e successivamente assolta. A mio giudizio questa tipologia di diritto può essere considerato pari al c.d. “diritto d’accesso ai dati personali” già previsto dalla Direttiva Europea 95/46/CE sulla base del quale un individuo può chiedere al titolare del trattamento l’aggiornamento dei propri dati. Tuttavia, il problema è se la decisione della Corte di Giustizia europea richieda qualcosa che va oltre tale diritto.

3. Si può esercitare il diritto all’oblio se le informazioni sono corrette?

La problematica più delicata consiste nell’analisi delle circostanze in cui le informazioni pubblicate/indicizzate sono corrette, veritiere e aggiornate. In questo caso, è possibile richiedere dopo un periodo di tempo che dette informazioni non siano più indicizzate? Le discussioni degli esperti hanno enfatizzato la necessità di sollecitare un cambiamento culturale volto ad evitare che le persone siano giudicate per il proprio passato. Tuttavia è argomentabile che tale cambiamento possa avvenire a breve.

Inoltre, si può sostenere che sussista un obbligo sui siti stessi piuttosto che su Google di rimuovere le informazioni che si vogliono “dimenticare”. Tuttavia sia è anche sostenuto che la posizione dominante che Google ha sulla rete Internet e il maggiore livello di efficacia di misure adottate da loro comporta maggiori responsabilità e obblighi.

4. Chi è il giudice?

sentenzaNumerosi esperti hanno criticato la decisione della Corte di Giustizia europea nelle sezioni dove attribuisce a Google il ruolo di giudice nella decisione circa l’esercizio del diritto all’oblio. E molte proposte suggerivano l’identificazione di un soggetto pubblico indipendente incaricato di decidere tali controversie. Tuttavia, con oltre 120.000 richieste di esercizio del diritto all’oblio ad oggi inviate a Google è discutibile che qualsiasi soggetto sia in grado di gestire tale carico di . E questa proposta mi ricorda del resto le numerose critiche ricevute dall’AgCom al momento della istituzione della nuova procedura di contestazione dei contenuti pubblicati su Internet in violazione dei diritti d’autore. In tale circostanza l’AgCom era stata accusata di procedere ad una censura dell’Internet e mi domando se simili contestazioni non sarebbero sollevate nel caso in cui un qualsiasi altro soggetto decidesse sul diritto all’oblio.

5. E’ l’attuale regime di responsabilità dell’Internet corretto?

Facendo seguito alle discussioni di cui al precedente punto, un esperto ha osservato che il regime di responsabilità previsto dalla decisione della Corte di Giustizia che ha attribuito a Google l’obbligo di dare esecuzione al diritto all’oblio non è del tutto nuovo. Infatti la Direttiva europea 2000/31/EC sull’E-Commerce già lo prevede come è stato testato da Google stessa nella recente sentenza relativa a YouTube. Il problema è quindi se l’approccio previsto dalla Direttiva E-Commerce sia quello corretto ad oltre 10 anni dalla sua adozione. Queste problematiche sono tutte molto affascinanti e sono curioso di vederne gli sviluppi soprattutto qualora la posizione che Google adotterà non sarà del tutto condivisa dalle autorità europee in materia di privacy.

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  1. […] Entrambe le compagnie Usa hanno dichiarato al Wall Street Journal che stanno esaminando le richieste ricevute, con l’obiettivo di “bilanciare il diritto alla privacy con quello all’informazione e alla libera espressione.”  Google, dal canto suo, ad oggi ha rimosso poco più di 200mila link. “Valuteremo attentamente ogni richiesta con l’obiettivo di bilanciare il diritto dei cittadini alla privacy con il diritto all’informazione“, ha detto un portavoce di Yahoo secondo quanto riportato dal WSJ. Dichiarazioni simili sono venute da Microsoft per il suo motore di ricerca Bing: “Stiamo ancora affinando questo processo, il nostro obiettivo è trovare un equilibrio soddisfacente tra l’interesse individuale alla privacy e l’interesse pubblico nella libera espressione”. Capire come bilanciare i due diritti in campo è anche l’obiettivo di Google, che ha creato un Comitato consultivo ad hoc dando vita a diversi meeting con esperti nelle città europee: anche Roma è stata tappa del Comitato consultivo. […]

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