TechAbility@work: perché, cosa, verso…

Ogni giorno è inedito. L’ sprigiona empowerment inclusivo nel mediare processi, azioni,servizi, informazioni. I diritti di cittadinanza assumono nuova configurazione nelle reti digitali.

Un tale incipit non vuol essere la somma di ovvietà, ma richiamando queste che, di principio, sono affermazioni largamente condivisibili (e per alcuni già note), vuole sottolineare quanto siano fondamentali per consentire alle persone con di agire la realtà in modo strategicamente nuovo e sempre più partecipato: è questo il focus di TechAbility@work.
La rubrica esplorerà le opportunità che un ICT abilitante e accessibile realizza per le persone disabili, maggiormente in grado di esprimere e realizzare le proprie competenze in autonomia e di farlo anche nei luoghi di . Substrato alla rubrica sarà l’ottica dei diritti di ogni persona ad esprimere la propria identità nei contesti, in continuo divenire, disegnati anche dall’Information Society.

In ogni oggi è dunque possibile individuare e attuare qualcosa di mai esistito fino a ieri e che sarà già “piccola storia” domani, tramite la complicità di una sempre più performante che permette cittadini di partecipare all’oggi in un modo inatteso in tempi non così remoti. Le persone con disabilità – il 5% della popolazione italiana sopra i 6 anni considerando un solo deficit, il 13% se sono presenti pluridisabilità (ISTAT, 2004-2005) hanno vissuto un’emancipazione progressiva in particolare negli ultimi decenni del ‘900, ma la rivoluzione tecnologica rischiava fino agli anni ’90 di lasciarli ancora sul limite della spettatorialità, sui margini di vicende che promettevano rapidamente di mutare le chance e le autonomie possibili. La ricerca tecnologica ha lavorato su quei margini rompendo alcuni limiti che impedivano alle persone con le disabilità più diverse di prendere parte al cambiamento e di fatto ponendo i presupposti di una più ampia e inedita partecipazione.

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Negli ultimi anni si è di realizzata una progressiva democratizzazione nell’accesso alle conoscenze, alla e all’informazione ma da un tale “massaggio sociale” alcuni sono esclusi, spesso a causa della persistente mancanza di un’informazione diffusa, frequente, accessibile. Richiamare le iniziali affermazioni di principio ha dunque ancora senso perché c’è bisogno di lavorare ancora sui limiti della conoscenza così da contribuire ad ampliare le possibilità sociali e professionali favorite dal potenziale d’inclusione di un ICT connesso alle reti digitali accessibili.

Quando l’ICT incontra la disabilità accade una sorta di “alchimia” risultante da una progettazione intelligente e centrata sull’utente: è qui che una sorta di affinità elettiva si rende evidente nel momento in cui si raggiunge una sincronia fra bisogni, desiderata, progettualità, strumenti. Sinergie in grado di condurre – dentro un processo di valutazione e di accoglimento della tecnologia assistiva – a una vera rivoluzione delle autonomie. Ognuno nelle proprie potenzialità, ciascuno con tutte le proprie abilità.

Ciò si configura entro un “paradigma di accessibilità” emergente da quella connaturale multimedialità digitale che, interfacciando contenuti di multicanale e multipiattaforma, si fa multisensoriale: gli utenti, così, riescono a fruire di un’informazione secondo le proprie abilità, di fatto beneficiando di una multiaccessibilità proficuamente personalizzabile a patto, però, che sia stata progettata secondo i requisiti di accessibilità (Consorzio W3C, http://www.w3.org/).
E’ dunque maturo il tempo per strutturare un discorso continuativo su tecnologie e disabilità privilegiando “l’obiettivo lavoro” che coinvolge l’intera vita di una persona. La disabilità è ancora restrittivamente inquadrata nell’ottica, culturale e normativa, del collocamento mirato talvolta più orientato al criterio della disabilità da collocare piuttosto che delle abilità da valorizzare.

TechAbility@work vuole affrontare la quotidianità di tali dimensioni con uno sguardo costante alle innovazioni che l’ICT e i contesti offriranno via via. Sarà lo spazio per parlare di strategie, possibilità, criticità e promesse di presente e futuro, non sottovalutando una certa cultura detrattiva che deve transitare verso un approccio alla disabilità più maturo e fattivamente abilitante. Ancora troppo spesso le persone disabili vengono infatti considerate straordinarie (o extra-ordinarie) e “eccezionali” nonostante la disabilità o proprio in virtù di questa: ciò costituisce un costo da pagare in termini di empowerment individuale e sociale, di narrazioni mediali, rappresentanza, chance occupazionali. Molto di quanto si fa, poi, rischia di cristallizzarsi in uno splendido progetto pilota: appunto extra-ordinario e, dunque, per definizione irripetibile.

“Pensare accessibile”, progettare l’inclusione è difficile ma possibile e quel che apre è un vero passaggio d’epoca entro la cornice di smart devices e di una Rete interattiva e condivisa, luogo dell’azione individuale vocata ad una trasversalità sempre più social.
Ecco perché ha senso parlare di ICT declinandolo col plurale delle disabilità: è un binomio in grado di realizzare quell’inedito che fino a ieri non c’era e che da qualche anno ha iniziato a scrivere una storia nuova.

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