Rivoluzione Geo-Digitale

Il mercato del settore geospaziale: e l’Italia?

Dopo un’analisi del mercato geospaziale mondiale basata sul rapporto GeoBuiz 2018 Report, andiamo a vedere i dati della seconda sezione, che ripropone l’analisi comparativa tra 50 nazioni, rispetto al loro grado di maturità e propensione all’utilizzo delle tecnologie geospaziali, espressa in termini di Geospatial Readiness Index (GRI). Questo indicatore è stato concepito per riassumere – attraverso l’assegnazione di un punteggio finale – la capacità di sfruttare le opportunità offerte dalle tecnologie geospaziali espressa da una nazione.

E’ il caso di richiamare come la struttura concettuale del rapporto 2018 abbia previsto cinque temi fondamentali (pillar), sdoppiando il primo pilastro del modello adottato lo scorso anno, precisamente “Infrastruttura e struttura delle policy”, in “Infrastruttura dei Dati” e “Struttura delle Policy”. Inoltre, la rimodulazione in sotto-temi di quest’ultimo pilastro ha considerato anche le policy abilitanti per il settore , specificatamente relative a Science & Technology, Innovazione e ICT. La Figura 1 illustra schematicamente il framework adottato per la valutazione del Geospatial Readiness Index (GRI) 2018, a livello di nazioni.

È stata altresì effettuata una assegnazione di pesi ad ogni pillar (e sub-pillar). Infatti, è stata abbandonata la distribuzione uniforme seguita nell’analisi effettuata nel 2017, sostituendola con un’attribuzione differenziata in base a una valutazione dell’importanza relativa di ogni dataset, ogni parametro e ogni sotto-tema, a cui sono pervenuti gli analisti che hanno condotto l’indagine. Il documento riporta unicamente le ponderazioni assegnate ad ogni tema fondamentale, valori evidenziati nelle tabelle successive, che riportano i punteggi ottenuti dall’Italia per ognuno dei cinque pillar.

Figura 1. Schema dei Pillar e sub-pillar adottato per la valutazione del Geospatial Readiness Index 2018 a livello di nazioni

 

Il punteggio per il GRI 2018 assegnato all’Italia (26,35 punti su cento) colloca il nostro Paese al diciottesimo posto nella graduatorie delle 50 nazioni considerate, guadagnando due posizioni rispetto al 2017: un segnale positivo. Va inoltre notato come il punteggio ottenuto non si discosti molto da quello di alcuni Paesi che ci precedono, come Russia (26,96) e Giappone (27,00). Tuttavia i Paesi del G8 mantengono una posizione migliore del nostro, con USA (67,77) e UK (40,63) leader indiscussi.

Come osservato nella recensione dell’indagine pubblicata nel 2017, gli esiti di questo tipo di studi hanno un valore indicativo: possono comunque aiutarci a considerare eventuali sorprese – positive o negative – che emergano dai risultati rispetto alle nostre conoscenze e convinzioni, per aiutarci a comprendere se le nostre valutazioni siano riformulabili e/o si possano o debbano trarre insegnamenti, come cerchiamo di fare nel seguito.

La sdoppiamento del pillar 2017 “Infrastruttura dei Dati e Struttura delle Policy”, evidenzia un grado di maturità significativo riconosciuto al secondo tema piuttosto che nei riguardi delle infrastrutture disponibili. Il risultato riferito alle policy adottate e perseguite (secondo pillar) è veramente lusinghiero, tanto più che, come risulta dalla consultazione della matrice dei parametri del GRI riportata nell’appendice, non sono stati presi in considerazione programmi strategici in relazione alle policy per l’Earth Observation e l’Innovazione, di cui in realtà l’Italia si è dotata con, rispettivamente, il Piano nazionale di supporto al Programma europeo Copernicus all’interno del Piano Space Economy, e il Piano Industria 4.0.

Sicuramente il nostro Paese dedica attenzione agli strumenti normativi in materia geospaziale (si veda il Decreto Legislativo di recepimento della direttiva europea INSPIRE, citato come buona pratica in GeoBuiz Report 2018). Spiace quindi la valutazione ottenuta per il pillar “Infrastrutture dei Dati”. Con il punteggio assegnato, l’Italia è rientrata nel gruppo di nazioni “challengers” (rank 20÷34). Sono questi i Paesi dotati della National Spatial Data Infrastructure (NSDI) per i quali sono stati rilevati margini di miglioramento in termini di fruibilità di dati “open and free”, di livello di precisione e frequenza degli aggiornamenti dei tematismi (catasto, topografia, infrastrutture tecnologiche, ecc.) e delle immagini satellitari, di implementazione di architetture tecnologiche.

La definizione di una governance per coordinare in maniera unitaria e coerente la programmazione e gli investimenti – esigenza già riconosciuta da tutti gli organismi del settore geospaziale nazionale – potrebbe consentire di guadagnare posizioni nella graduatoria per questo pillar. Un incarico per definire una proposta, individuare ambiti di semplificazione e pianificare una possibile roadmap di azioni potrebbe essere affidato alla Consulta Nazionale per l’informazione territoriale ed ambientale – istituita con il citato Decreto -, oppure all’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID).

La valutazione conseguita per il terzo pillar, “Capacità istituzionale”, conferma la criticità emersa già nell’indagine effettuata nel 2017. Le competenze digitali sono ancora il “tallone di Achille” del Sistema Paese (confermato dal rapporto DESI anche quest’anno) e la capacità formativa espressa dall’Italia in ambito geospaziale risulta – purtroppo – ugualmente carente. In questa seconda indagine perdiamo addirittura sette posizioni! Notiamo però che l’Italia è citata tra le nazioni che hanno “strong science and research, and academia courses”. Sembra quindi che le lacune siano imputabili a un’offerta insufficiente di percorsi formativi più prossimi alle esigenze delle imprese e dei settori applicativi.

Punteggio invariato per quanto concerne il quarto pillar “Livello di adozione da parte degli utilizzatori”. È confermato – a un anno di distanza – che le tecnologie geospaziali hanno un impiego prevalente in contesti “tradizionali” (primo sotto-tema).

Chiosavamo così il commento sul risultato dell’indagine 2017 per questo pillar: «Un risultato che non si addice a chi possiede un brand (“Made in Italy”) al top dei clic sui motori di ricerca». Annotazione che abbiamo voluto richiamare alla luce del risultato ottenuto per il quinto pilastro “Tessuto industriale”: una sorpresa assolutamente positiva, un salto in avanti importante, che ci posiziona nel gruppo delle nazioni leader. Effetto della rimodulazione dei sotto-temi di questo pillar, che ha permesso di rilevare anche alcuni ruoli di prestigio a livello internazionale della nostra industria geospaziale, come quello delle imprese dell’Earth Observation Technology, supportata anche da una posizione di eccellenza della ricerca nel settore.

La readiness riconosciuta alla nostra industria geospaziale sia quindi di sprone per intervenire e rimediare ai punti di fragilità segnalati da questa analisi. Ma attenzione: si potranno risalire posizioni nella classifica del GRI soltanto se tutte le componenti (Geo)-ICT del Sistema Paese – istituzioni, settore privato, terzo settore, ecc. – porranno attenzione alle opportunità che la Rivoluzione Geospaziale sta offrendo globalmente nell’ambito dell’innovazione (non solo tecnologica) e opereranno insieme, come squadra vincente. Con la consapevolezza che il premio non è la conquista di alcun campionato, ma la soddisfazione di contribuire al benessere e la prosperità della nostra comunità nazionale, partecipando al progresso dell’umanità.

ananasso farruggia sebillo

Fulvio Ananasso Sergio Farruggia Monica Sebillo

Gli autori condividono la partecipazione a due Associazioni impegnate da alcuni anni nella promozione della Geo-ICT e la valorizzazione dei dati geospaziali: Stati Generali dell’Innovazione (SGI) e Automated Mapping/Facility Management GIS Italia (AM/FM GIS).

FULVIO ANANASSO. Ingegnere elettronico, ha ricoperto varie posizioni manageriali nell’industria e nei servizi — Direttore Marketing e Regolamenti Internazionali, Dir. Studi, Direttore Iridium Program Office, DG/AD di Iridium Italia (società del gruppo Telecom Italia per la resa di servizi Iridium in Europa e Sud America). E’ stato Professore Associato all’Università di Roma-Tor Vergata dal 1987 al 1990 e DG Studi AGCOM dal 2007 al 2012. Dal 2013 è imprenditore e mentore di iniziative ICT-driven, curando formazione imprenditoriale e open innovation per lo sviluppo e accelerazione di startup e piccole-medie imprese (PMI). Ha 40+ anni di esperienza nelle telecomunicazioni / ICT – general management, negoziati e operazioni internazionali, innovazione e trasferimento tecnologico, marketing, promozione e sviluppo business, … -, con copertura di aspetti tecnologici, giuridici e socio-economici. E’ Presidente degli Stati Generali dell’Innovazione, Consigliere del Club dei Dirigenti Tecnologie dell’Informazione di Roma e socio di AM/FM GIS Italia.

SERGIO FARRUGGIA. Laurea in Fisica, è consulente Geo-ICT. Collabora a progetti nazionali ed europei inerenti: Geographic Information, Spatial Data Infrastructure, GIS. In precedenza, dirigente responsabile del Sistema Informativo Territoriale del Comune di Genova, dal 1995 al 2007. Membro del Comitato Esecutivo dell’Associazione Geographic Information Systems International Group (GISIG), dal 1996 e, dal 2014, in rappresentanza di ANCI, membro del GdL8 “Reti di Sottoservizi” e GdL 2 “DB geotopografici”, promossi dall’Agenzia per l’Italia Digitale, AgID. Attualmente è v-presidente di SGI e Segretario Generale di AM/FM GIS.

MONICA SEBILLO. PhD, professore associato di Ingegneria Informatica, afferisce al Dipartimento di Informatica dell’Università di Salerno. E’ responsabile scientifico del laboratorio GIS dove è tutor di tirocini formativi e relatore di tesi di laurea e di dottorato. Svolge attività didattica per i corsi di laurea in Informatica. I suoi interessi scientifici includono: i database spaziali, i sistemi informativi geografici e la Human-GIS interaction. È iscritta all’albo degli esperti per il MISE e per il MIUR. E’ ACM senior member, Segretario ASITA, Presidente AM/FM GIS e socio SGI. E’ membro di comitati di programma di conferenze internazionali ed è responsabile scientifico di progetti e convenzioni con aziende ed enti pubblici. E’ autrice di oltre 100 pubblicazioni.

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