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Gender Gap: le donne nell’era della trasformazione digitale

Uguaglianza di genere, pari opportunità e tecnologia. Le iniziative per arrabbiarsi, inorgoglirsi, discuterne sono tante, da Rosadigitale al Mese delle STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) da Equals (The Global Partnership for Gender Equality in the Digital Age) a Girl in ICT Day fino, ovviamente, alla Giornata internazionale della donna.

I dati che ci raccontano del gap, più o meno, li conosciamo tutti: il Global Gender Gap Index 2017 del World Economic Forum pone l’Italia all’82° posto su 144 Paesi per livello di diseguaglianza di genere in settori come lavoro, politica, salute e istruzione; poche prospettive a causa del numero risicato di che frequentano scuole secondarie di II grado negli istituti tecnici – settore tecnologico (16,3%) e laureate nei corsi STEM: 31% per la laurea triennale e 27% per la triennale in Ingegneria e 21% per la triennale e 17% per la magistrale in Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Dati MiUR 2016 e OCSE 2017).

Il divario digitale tra donne e uomini inizia sin dall’accesso alla rete Internet, che, secondo il Rapporto del Parlamento Europeo The underlying causes of the digital gender gap and possible solutions for enhanced digital inclusion of women and girls, invece di diminuire addirittura cresce. Gli ultimi dati dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU) relativi alle economie di 91 Paesi, infatti, mostrano nel 2017 un digital con un punto percentuale in più (12%) rispetto al 2013. E, se si guarda l’utilizzo della rete tra gli utenti d’età compresa tra i 16 e i 74 anni, il divario fra i due sessi è innegabile:

  • il 42% delle donne usano Internet per operazioni bancarie, contro il 47% degli uomini;
  • se il 33% degli uomini usa la rete per il download di contenuti software, le donne si fermano al 18%;
  • se il 35% delle donne ascolta programmi radio o tv via web, gli uomini le superano di 6 punti percentuali;
  • il 20% degli uomini usa Internet per acquisti online, che invece sono effettuati solamente dal 13% delle donne.

Inoltre,  l’Ocse, nel rapporto Going digital: the future of work for women che ragiona su come la trasformazione digitale cambierà la posizione delle donne nel mercato del lavoro, rileva, sì, un’equa distribuzione tra uomini e donne nelle cosiddette “soft skills”, ma la musica cambia per le altre competenze fondamentali dell’era della trasformazione digitale: solamente l’1,4% delle lavoratrici di sesso femminile possiede le competenze specialisti ICT, contro il 5,5% degli uomini.

Cosa succede nei Paesi meno sviluppati?

Nei Paesi a basso o medio reddito la situazione peggiora: il gender gap raggiunge il 31% e le donne sono maggiormente svantaggiate in termini di accesso alle ICT: il 41% possiede un telefono cellulare, contro 46% degli uomini, mentre nelle regioni dell’Asia orientale e meridionale ben 2/3 delle donne non ne possiedono uno. Il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e il Programma Alimentare Mondiale (PAM), credono, infatti, che l’innovazione tecnologia possa favorire la conquista, da parte delle donne delle aree rurali, di potere decisionale, voce e status sociale. Lo dimostrano i numerosi interventi che stanno mettendo in campo, come i Dimitra Club della FAO, che avviano azioni collettive per le donne delle comunità più isolate di alcune zone dell’Africa, combinando i canali tradizionali di comunicazione (radio locali) e ICT, o Scope, la piattaforma digitale del PAM per la gestione dei beneficiari (spesso donne) del Programma.

Cosa sta cambiando?

L’innovazione, lo sappiamo, non è nella tecnologia fine a se stessa, ma in quella che supporta e accompagna i cambiamenti delle organizzazioni e, in questo senso, può avere un ruolo importante nel favorire la parità di genere. Per misurare la propensione delle realtà imprenditoriali a lavorare per superare il gender gap esiste un indice a livello globale, il Bloomberg Gender Equality Index, che nasce con l’obiettivo di mettere a disposizione di manager e investitori informazioni comparative proprio sulle performance delle proprie aziende relativamente alla parità di genere. Tra le 104 aziende indagate del 2018 si posiziona molto bene la Schneider Electric grazie ad una politica aziendale chiaramente a supporto della diversità di genere come valore, e all’adesione al programma #HeForShe di UNWomen, che chiama gli uomini ad essere protagonisti della promozione delle pari opportunità attraverso un cambiamento culturale. 

La parità? E’ tecnologica

Alcuni dei più interessanti progetti a contenuto tecnologico condotti dal Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e il Programma Alimentare Mondiale (PAM) a supporto delle donne nelle aree rurali.

Gender Gap: quanto vale la differenza?

Sonia Montegiove ci spiega come parlare di Gender Gap è importante, perché, nonostante si pensi il contrario, non è un problema delle donne (etichettate come femministe nel momento in cui lo sollevano), ma di tutti.

Diversity e inclusion in azienda: il caso Schneider Electric

Un indice internazionale che misura la propensione delle aziende alla parità di genere e le esperienze di una azienda, la Schneider Electric, che lavora da anni per valorizzare la diversità nel contesto aziendale.

 

Stefania Farsagli

Stefania Farsagli

Project manager e senior economist researcher, mi occupo del coordinamento e della realizzazione di progetti complessi, che gestisco con grande passione e creatività.

“La ricerca e l’analisi economica sono la lente di ingrandimento con cui cerco di comprendere il mondo; le nuove tecnologie, i libri, i viaggi e le domande estemporanee di mia figlia gli strumenti per ampliare lo sguardo. Credo fortemente nelle capacità che ognuno di noi ha di impiegare i propri talenti per cambiare ciò che intorno non ci piace o troviamo ingiusto e nel valore della rete e della collaborazione nei processi di sviluppo e cambiamento”.

Collaboro con diversi enti di ricerca (Formez, Fondazione IFEL, ANCI, CIttalia, Fondazione Rosselli, Fondazione Cotec, Federculture) sui temi della digital trasnsformation, innovazione organizzativa ed empowerment di reti, innovazione dei processi formativi nella P.A., valutazione politiche pubbliche e territoriali, sviluppo locale, programmazione territoriale.

Oggi sono Project Manager e Direttore di ricerca presso il Digital Transformation Institute e consulente presso il Formez ed il MIUR

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