La Bella Terra

Il digitale e la politica

Mi è stato chiesto di scrivere un articolo sulle politiche che il nuovo Governo dovrebbe attuare in tema di . Non ne ho alcuna voglia e penso non serva a niente.

In primo luogo, articoli di questo tipo ne sono stati scritti a decine, da me come da molti altri. Non dicono tutti le stesse cose, ovviamente. Io non condivido molte cose che vengono dette. Ma, per quel che può valere, il mio pensiero l’ho espresso più volte. A che serve ripetersi?

E qui viene la questione di fondo: perché, da anni, stiamo sempre a discutere di quel che il governo «dovrebbe fare» in tema di digitale e o non fa o fa troppo lentamente o fa male?

Per una serie di motivi:

  1. il digitale non è visto come un tema strategico, ma solo come un settore (piccolo) dove ricercare consenso
  2. pochi credono realmente nel valore della trasformazione digitale. Molti la temono perché scardina meccanismi e modelli consolidati. Chi la vuole realmente?
  3. Il digitale richiede competenze vere, profonde, che coniughino una necessaria (ancorché non sufficiente) conoscenza delle tecnologie con le conoscenze di dominio e l’esperienza acquisita nella pratica. Quanti presunti guru abbiamo che ripetono a macchinetta frasi fatte e non hanno mai pucciato il naso nel fango dei problemi quotidiani? Chi ha il coraggio di mettere mano alla macchina pubblica per creare strutture e competenze adeguate al compito?
  4. In questo Paese, al di là delle frasi fatte e dei proclami per gli ingenui, non valgono lealtà e onestà intellettuale, ma solo fedeltà alla linea.

A che serve in un contesto di questo tipo ripetere le solite frasi che ogni giorno appaiono sempre più vuote, senza senso, inutili, stereotipate?

Abbiamo bisogno di mettere un punto fermo e andare a capo per ridare credibilità ad un settore ed un tema che ogni giorno vengono sviliti da una superficialità, una retorica, una demagogia non più tollerabili per una società che volesse sul serio spingere sul suo sviluppo e la sua crescita. Abbiamo bisogno di chiederci seriamente se la trasformazione digitale la vogliamo realmente oppure la sbandieriamo quando serve per catturare qualche voto di nicchia.

Basta chiacchiere. Basta proclami. Basta dichiarazioni di principio. Basta demagogia spicciola.

Poi forse avrà senso riparlarne.

Alfonso Fuggetta

Dopo la laurea presso il Politecnico di Milano nel 1982, ha lavorato per una società di consulenza software dal 1980 al 1988, quando entra, come ricercatore senior, in CEFRIEL, azienda che promuove e sostiene l’innovazione nelle imprese e le amministrazioni pubbliche.
Professore associato presso il Politecnico di Milano, viene promosso a professore ordinario e, dopo aver ricoperto i ruoli di Vicedirettore e di Direttore Scientifico presso il CEFRIEL, nel 2005 ne viene nominato amministratore delegato.

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