#EpicFail

Carpisa e il video per la Festa della Mamma: 3 EpicFail in 1

Ci sono idee che sembrano buone idee fino a quando non vengono condivise con qualcun altro. Non appena il “piano” si svela agli occhi di una terza persona, emergono mille sfaccettature che non erano mai state prese in considerazione durante tutto il processo creativo, possibili punti critici, contraddizioni evidenti. A quel punto si possono fare due cose: limare gli “spigoli” troppo pericolosi oppure continuare per la propria strada.

Come saranno andate le cose per appena prima di pubblicare “quel video” per la Festa della Mamma?

Nel caso qualcuno si fosse perso tutta la faccenda, eccola qui: lo scorso 12 maggio, sulla pagina Facebook ufficiale di Carpisa viene pubblicato un video per celebrare la mamma alla vigilia del giorno a lei dedicato. Questo video:

Il video – prodotto dalla popolarissima factory Casa Surace –  è una sorta di candid camera con protagoniste alcune mamme che lavorano per il noto brand campano di borse e valigie: il resto si spiega da sé. Così come si spiega da sé l’ondata di commenti negativi e di polemiche che questo video ha scatenato, soprattutto da parte di coloro cui era dedicato: le mamme.

facebook/Carpisa.it

Parrebbe proprio che Carpisa abbia scelto con determinazione la seconda via: continuare per la propria strada nonostante – si spera – qualcuno abbia evidenziato i tanti punti critici del video, almeno dal punto di vista comunicativo. In meno di quattro minuti, infatti, si riesce a mettere sul piatto il peggior stereotipo che esista a proposito della maternità: ovvero che l’essere una madre lavoratrice implichi per forza trascurare uno dei due ruoli. Se non tutti e due: togliere attenzioni e affetto ai propri figli e, allo stesso tempo, non essere abbastanza efficienti sul lavoro. Non solo: nonostante nel finale si sveli lo “scherzo”, il concetto alla base del video riesce incredibilmente a suggerire l’idea sbagliata a proposito di come Carpisa consideri i propri dipendenti. Vedere la scena di un “consulente del lavoro” che su incarico dell’azienda comincia a condurre una specie di interrogatorio in stile Stasi è qualcosa che fa correre più di un brivido lungo la schiena. Quasi quanto il gran finale che utilizza dei bambini – figli minorenni delle dipendenti Carpisa – per fare leva sul senso di colpa di una madre divisa tra il lavoro e la famiglia.

Insomma, un vero e proprio flop comunicativo. Un’occasione sprecata per Carpisa che, invece di esaltare la donna in quanto donna, madre e lavoratrice – come aveva fatto Cardstore qualche anno fa con lo splendido video World’s Toughest Job – finisce per avallare il vecchio stereotipo che una madre che lavora è una madre a metà. Allo stesso modo, Carpisa avrebbe avuto l’opportunità di mostrarsi come azienda “illuminata” che non considera le persone che lavorano in azienda come dei “dipendenti da guardare a vista” nel momento in cui iniziano a ricoprire un ruolo genitoriale. Ma, anzi, finisce per essere travolta da quella stessa ondata di paternalismo di cui è intriso il video che promuove.

La faccenda si potrebbe anche chiudere qui, se non fosse che c’è ancora qualcosa di cui parlare: come Carpisa ha gestito le reazioni del pubblico sulla propria pagina Facebook. Il famigerato video è stato pubblicato di sabato e i commenti negativi sono arrivati quasi subito. Al quartier generale di Carpisa hanno lasciato passare tutto il weekend e gran parte del lunedì prima di capire l’andazzo e fare qualcosa. Il “qualcosa” nello specifico, è un commentino piuttosto scialbo che derubrica le critiche ricevute a “cuori smossi” dal video:

facebook/Carpisa.it

Ovviamente, l’intervento di Carpisa non serve a fermare l’ondata di commenti né sul post di lancio del video – dove continuano a piovere critiche a oltre una settimana dalla pubblicazione – né sul resto della pagina del brand, dove è in atto una vera e propria tempesta di commenti sotto qualsiasi tipo di post. Esattamente come accaduto lo scorso settembre per la storia dello stage negli uffici marketing di Carpisa in palio con l’acquisto di una borsa, gli utenti rispondono laddove ne hanno la possibilità: ovvero in ogni post disponibile:

Facebook/Carpisa.it

 

Finché alla fine è Carpisa stessa a dare il colpo di grazia: chiudere i commenti sulla pagina Facebook. Una mossa davvero poco geniale che naturalmente non passa inosservata agli utenti:

Facebook/Carpisa.It

Poche cose riescono a convincere gli utenti a continuare a parlare di una cosa: impedirgli di farlo è una di queste, forse la più efficace.

Così il di Carpisa diventa triplice: ha prodotto e selezionato un contenuto che promuoveva un’immagine pessima del proprio brand, non ha nemmeno tentato di gestire la crisi che ne è scaturita e, infine, ha tappato la bocca al proprio pubblico senza neanche fare finta di chiedere scusa. La vera domanda, però, parte dall’inizio: possibile che nessuno, vedendo il video prima di pubblicarlo, abbia notato quanto fosse incongruente con il messaggio che il brand avrebbe voluto promuovere?

Lesson Learned: Quando sei completamente convinto della bontà di un progetto potresti non vederne le criticità: per questo è sempre cosa buona testare i contenuti prima di pubblicarli, specialmente se si tratta di temi piuttosto “delicati”. Una volta che hai pubblicato non puoi sottrarti al giudizio del pubblico, né tantomeno pensare di poterlo zittire. 

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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