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Pmi e PA in ritardo su GDPR?

A poco più di un mese dal 25 maggio, quando sarà direttamente applicabile il , e pubbliche amministrazioni sono in ritardo nell’adeguamento alle disposizioni del Regolamento europeo sulla Protezione dei Dati Personali. C’è ancora l’opportunità di mettersi in regola, ma è necessario affrettarsi e fare molta attenzione per non cadere nella trappola di un percorso di adeguamento superficiale, con il rischio di incorrere in sanzioni. È il messaggio lanciato da “GDPR: ultima chiamata”, il summit organizzato stamattina da Digital360 come momento di ultima verifica per le aziende dei requisiti richiesti dal regolamento europeo e di approfondimento dei risvolti della rivoluzione della protezione dati. Un evento a cui ha partecipato anche Giovanna Bianchi Clerici, Componente del Garante per la protezione dei dati personali.

L’applicazione delle disposizioni del GDPR è un avvenimento di fondamentale importanza per il mercato digitale – afferma Andrea Rangone, Ceo di Digital360 –. Il lancio di qualsiasi progetto di innovazione digitale, infatti, oggi passa dalla scelta delle tecnologie per la sicurezza e dalle modalità con cui raccogliere e utilizzare i dati personali. Abbiamo voluto dedicare un momento di approfondimento con i principali attori del settore perché la data protection è un fattore chiave per lo sviluppo di qualsiasi business”.

Dalla ricerca dell’Osservatorio Information Security & Privacy del Politecnico di Milano, a fine 2017 emerge come solo l’8% delle imprese italiane non sia a conoscenza delle implicazioni del GDPR, mentre il 51% ha in corso un progetto strutturato di adeguamento e il 34% un’analisi di dettaglio dei requisiti e dei piani di attuazione. Le principali azioni attivate dalle aziende per mettersi in regola sono la valutazione della compliance (già realizzata dall’87%), l’individuazione dei ruoli e delle responsabilità (80%), la stesura o la modifica della documentazione (77%), la definizione delle politiche di sicurezza e la valutazione rischi (77%).

Non mancano però le criticità. In particolare, le aziende ritengono che dovrebbero essere precisati meglio con apposite linee guida il principio della “privacy by design” e la pseudonimizzazione dei dati personali (evidenziato dal 55%), la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati personali (42%), il tema della comunicazione della violazione dei dati personali all’interessato (40%) e la figura del Data Protection Officer (32%).

Siamo ormai agli sgoccioli: mancano meno di 50 giorni alla piena efficacia del GDPR – dice Gabriele Faggioli, CEO di P4I-Partners4Innovation e presidente del Clusit –. Le grandi aziende sono a buon punto nel processo di adeguamento alla normativa, ma non si può dire lo stesso delle pmi e delle pubbliche amministrazioni che appaiono in netto ritardo. L’esperienza di questi mesi di lavoro ci insegna che è ancora possibile fare qualcosa per mettersi in regola puntando sugli adempimenti essenziali. Ma occorre fare presto, perché un adeguamento sostanziale alla nuova normativa non è possibile semplicemente stilando qualche documento. Serve di più: approfondimento giuridico, analisi organizzativa, valutazione tecnologica e verifica di sicurezza. Non c’è più tempo da perdere se non si vogliono rischiare sanzioni”.

Copia & Incolla: perché questo titolo? Perché i contenuti di questa categoria sono stati pubblicati SENZA ALCUN INTERVENTO DELLA REDAZIONE. Sono comunicati stampa che abbiamo ritenuto in qualche modo interessanti, ma che NON SONO PASSATI PER ALCUNA ATTIVITÀ REDAZIONALE e per la pubblicazione dei quali Tech Economy NON RICEVE ALCUN COMPENSO. Qualche giornale li avrebbe pubblicati tra gli articoli senza dire nulla, ma noi riteniamo che non sia corretto, perché fare informazione è un’altra cosa, e li copiamo ed incolliamo (appunto) qui per voi.

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