Interviste

Il fenomeno dei Social Egocentrici spiegato da Chiara Lalli

La realta non esiste, esiste solo la nostra percezione. Cosa c’è di piu mitomane?” Questa solo una delle frasi di Non avrai altro Dio all’infuori di te. Siamo tutti Manuel Fantoni che fanno riflettere sulla nostra condizione di soggetti al centro di un universo apparentemente virtuale, come quello dei social, che ha probabilmente contribuito a farci sentire tutti un po’ Dio. A Chiara Lalli, giornalista e autrice del libro, abbiamo posto qualche domanda utile a capire meglio l’egocentrismo imperante da social (e non solo).

La domanda che poni a inizio libro sul quando abbiamo cominciato a pensare che le nostre vite fossero rilevanti ha trovato risposta? Quanto pensi i social abbiano impattato su questo aspetto?

Da quando abbiamo molto tempo libero. O meglio, da sempre – piacersi molto ha anche una funzione adattiva – ma da quando non dobbiamo procurarci il cibo e abbiamo la lavatrice, il tempo che ci avanza lo possiamo investire a vantarci della nostra straordinaria esistenza. I social sono una lente di ingrandimento e possono rinforzare questa illusione. “Mamma, guarda quanti retweet!”. Non si può.

I Millennials scrivi vengono definiti Generation me. Ma davvero sono solo i Millennials?

No. Molti cinquantenni battono il Millennial più narcisista. Penso che non ci faccia proprio bene sentirci tutti Steve Jobs o Meryl Streep.

Social media e imbecilli: quanto c’è di vero nelle cose scritte da Umberto Eco? Come difendersi?

Ogni parola. Come difendersi dagli imbecilli? Ignorandoli, perché sono eterni e irrecuperabili. Però sono anche rassicuranti: un imbecille si comporterà sempre da imbecille e in questa prevedibilità c’è qualcosa di confortante.

di cui tanto si parla: serve una legge, maggiore consapevolezza, approccio critico o cosa?

Non una legge, per carità. È una questione vecchissima e abbastanza complicata. Ha a che fare con l’affidabilità delle testimonianze (cioè con la trasmissione della conoscenza) e con le infinite trappole epistemologiche. Le fonti di quella conoscenza possono essere varie: manuali di storia, wikipedia, social, quotidiani, fotografie, racconti di nostro cugino, telegiornali, previsioni del tempo. Come e perché ci possiamo fidare di X e non di Y? E come conosciamo qualcosa? Possiamo davvero conoscere qualcosa? Qual è l’estensione della nostra conoscenza e quale l’origine? Esiste qualcosa di intrinsecamente inconoscibile? Che differenza c’è tra saper guidare una moto e sapere che domani è mercoledì, o tra sapere che 3×3=9 e che siamo mammiferi? È più affidabile la conoscenza a priori o quella a posteriori?

Potrei andare avanti per ore solo con le domande. Se ne discute da sempre e sempre se ne discuterà. Se poi aggiungiamo che la conoscenza è uno stato mentale, non può che venirci mal di testa al cospetto di tali rompicapi.

Rimedi? Si potrebbe cominciare avendo almeno un’idea della questione e rinunciando a sottolinearne la “novità”. L’idea poi che il rischio di falsa conoscenza si limiti ai giornali di oggi mi pare consolatoria. 

Quanto ritiene che nell’, come afferma anche la presidente Boldrini, ci sia un problema di genere? Di cosa ci sarebbe bisogno?

La questione di genere è solo una parte del mondo degli odiatori. Forse perché è più facile aggredire chi giudichiamo più indifeso – è più facile prendere per il culo il soggetto della classe che il capetto. Io comincerei smettendo di lagnarci per ogni parola sgarbata (rischiando così di non distinguere tra “che brutto vestito che ti sei messa” e “vengo a stuprarti sotto casa”) e di offenderci, rendendoci conto che la maggior parte degli insulti sono uno sfogo abbastanza innocuo di persone che si sono svegliate male. Questo non significa che non ci sia una spaventosa voragine di aggressività e di stupidità. Nazionalismo e patriottismo, per esempio, sono scemenze che offrono il pretesto per pensare e scrivere cose ridicole e oscene. I vaccini e le scie chimiche fanno venire la bava alla bocca. Ma spesso non serve nemmeno un pretesto vagamente rilevante. Funziona tutto per scatenare gli insulti più fantasiosi. Quando è nata Louise Brown, ai genitori e ai medici sono arrivate centinaia di lettere di insulti. Quando Meghan Markle si è fidanzata con Harry, gli odiatori si sono scatenati: è più vecchia di lui, la madre è nera e vive in un quartiere povero, è un’attricetta. Si annoiano e insultano. L’altra legge universale, oltre a quella che l’odiatore aggredisce tutto quello che si muove, è che in pochissimi si fanno i cazzi propri.

Avvertenza prima di commentare: respirate, capite il contesto, se ci sono leggete i commenti precedenti, ricordatevi che non ve la state prendendo con un essere inanimato e che spesso rischiate di violare il codice penale. Ma sarebbe già un miracolo soddisfare una condizione, figuriamoci tutte.

 

(immagine di copertina: Manuel Fantoni, Wikipedia)

Sonia Montegiove

Sonia Montegiove

Responsabile editoriale di Tech Economy.
E’ analista programmatore e formatrice. È giornalista per passione ed è entrata a far parte della redazione di Girl Geek Life , convinta che le donne possano essere avvicinate alle nuove tecnologie scrivendo in modo chiaro e selezionando le notizie nel modo giusto.

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