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Sarahah: opportunità per le aziende o meteora?

A partire dal 2013 si leggono titoli come “inizia l’invasione dei social anonimi anche in Italia” sulla scia del successo di applicazioni come Whisper, Secret, Social Number e di tutte le altre startup che, quasi ogni anno, da allora fino a oggi hanno aggiunto un’icona sui nostri smartphone. Diretti antagonisti di Facebook, sono i nuovi social network che hanno fatto del loro punto di forza l’anonimato.

“La storia si ripete”: il primo a dirlo fu Tucidide, ma l’esperienza ci insegna che a volte le cose cambiano. Non sappiamo ancora da quale lato della medaglia si trovi , l’app creata dal 29enne saudita Zain al-Abidin Tawfiq. Il nome promette bene visto che in arabo significa freschezza e onestà. I risultati finora fanno pensare in positivo: in meno di un anno ha ottenuto il record di download arrivando a 20 milioni di utenti tra versione desktop e app. Secondo numerose fonti è stato il tormentone dell’estate e si appresta ad accompagnare noi e gran parte degli utenti da tutta Europa nei prossimi mesi. In poche parole si tratta di un applicazione di messaggistica che permette di scrivere ai propri amici messaggi anonimi senza possibilità di replica. 

Le origini

L’applicazione è nata in Arabia Saudita nel 2016 per il bisogno del suo creatore 29enne saudita di fornire ai dipendenti della sua impresa uno strumento con cui esprimere le proprie opinioni in modo anonimo, senza che i “vertici” potessero replicare.

Nell’autunno del 2016 l’analista lanciò il sito web e cominciò a condividerlo con alcuni amici. Alla fine dell’anno però i messaggi condivisi erano solo qualche centinaia. Decise così di tentare un nuovo approccio sfruttando la rete di un influencer a lui vicino. Secondo Tawfiq in pochi giorni le iscrizioni salirono a più di un migliaio e da quel momento in poi la diffusione nei paesi arabi è stata virale. A seguire Libano e Tunisia, fino all’Egitto nel 2017.

Il 13 giugno di quest’anno arriva la versione del servizio in inglese e si arriva a due milioni di visitatori unici al giorni solo nella prima settimana.

Il tormentone si è poi propagato negli Stati Uniti, Canada, Australia, Sudafrica fino ad arrivare sui nostri store. La svolta decisiva è avvenuta quando ha introdotto la possibilità di inserire e condividere i link nei propri profili Sarahah. In realtà la rete della nuova app si era già resa mainstream permettendo la pubblicazione su Facebook dei fumetti ricevuti su Sarahah. Lo slancio dato da Snapchat può essere spiegato come segno evidente di un target più affine a quello della nuova app.

L’ultima invenzione saudita ha così rievocato la sua natura sociale e ha dato a tutti la possibilità di depersonalizzare il contenuto e condividerlo su quasi tutti i social. Questo è sicuramente l’aspetto che più differenzia Sarahah dai sui predecessori, ma sarà sufficiente per farlo resistere all’inverno?

I casi simili e precedenti sono molti e nella maggior parte dei casi si sono dimostrati delle meteore destinate a scomparire.

Prima di Sarahah 

2010 Ask.Fm. Abbreviazione di Ask For Me, è nato in Lettonia nel 2010. Un social network sul sistema domanda risposta, dove più domande si ricevono più la rete di amicizie cresce. Nel 2013 si parlava di circa 60 milioni di iscritti; in Italia circa un milione. Oggi non lo vediamo più nemmeno nella top 200 della lista di download.

2012 Whisper. Forse il caso che ha ottenuto maggior successo in questi anni, è l’applicazione che permette di pubblicare in anonimato, su uno sfondo fotografico i propri post. A differenza delle altre app, in questo caso non è necessaria nessuna registrazione ed è possibile ricevere una risposta ai messaggi inviati. L’app, lanciata nel 2012 da Michael Heyward e Brad Brooks, ha raggiunto 20 milioni di utenti mensili, per lo più adolescenti. Qualche anno dopo l’azienda ha dovuto licenziare il 20% dei dipendenti ed oggi quasi non ne sentiamo più parlare.

2013 Yik Yak. Sturtup fondata nel 2013 da due studenti della Furman University, dalla sua nascita ottenne in tre mesi 10 mila studenti. Fino a diffondersi in altre università americane inviando più di 15 mila messaggi al giorno. Vista la penetrazione di casi di cyberbullismo i due fondatori hanno deciso di aggiungere profili reali e lasciare così quell’anonimato che aveva portato la loro invenzione a valere 400 milioni di dollari. Così è iniziato il fallimento che alla fine del 2016 ha portato Yik Yak a licenziare il 60% dell’organico. All’inizio di questa estate era già chiusa. 

Come funziona Sarahah?

L’attivazione è semplice: basta scaricare l’applicazione e registrarsi come nuovo utente indicando un nickname, un indirizzo e-mail e una password. Automaticamente si crea un profilo al quale è possibile aggiungere un’immagine identificativa, ovviamente non la propria foto se si sceglie la strada dell’anonimato. Dopo la registrazione viene creato un URL legato al proprio profilo che può essere utilizzato per i social, ma anche come query nei motori di ricerca.

L’app è semplice ed essenziale anche nella sua struttura:

  • la sezione cerca consente di trovare i propri contatti per nome
  • la sezione dei messaggi che contiene le tre macro categorie: messaggi ricevuti, inviati e preferiti
  • la sezione del proprio profilo con le info che abbiamo deciso di condividere
  • la sezione esplora non è un “mistero”, non è stata ancora attivata.

L’aspetto che più la differenzia da altre app è che l’anonimato persiste anche se a scrivere è un profilo completo di nome e foto reali.  Nel momento in cui riceviamo un messaggio non appare nessuna indicazione del mittente e non è presente un’opzione per la risposta. L’unico modo che abbiamo per portare quei messaggi all’esterno è pubblicarli sui vari social con il pulsante a forma di freccia (“condividi”).

Sarahah può essere utile? 

Per migliorare il clima aziendale a favore della comunicazione interna, seguendo il motivo per cui è nata. L’app può essere un’alternativa per aiutare il proprio team ad esprimere opinioni senza essere giudicati. I rischi ovviamente ci sono e prima di attivare un’iniziativa del genere devono essere previsti e calcolati.

Per rafforzare la sicurezza aziendale: nell’ultimo anno abbiamo sentito parlare spesso di whistleblower (soffiatore nel fischietto), ovvero quel lavoratore che rileva una possibile frode o un pericolo ad alto rischio che può danneggiare il personale interno all’azienda, gli azionisti o i clienti stessi e decide di segnalarlo. E’ dimostrato che spesso i dipendenti non si espongono per paura o pigrizia, con Sarahha entrambe le resistenze sarebbero rimosse.

Costumer Care e Feedback: un azienda che disponga di una certa dose di coraggio potrebbe decidere di creare un profilo Sarahah e di darlo in pasto agli utenti per ottenere e raccogliere feedback. In un’era di condivisione e apertura totale ai clienti sempre più social e partecipativi, applicazioni di questo tipo possono ad esempio facilitare e incentivare il rapporto con brand legati a categorie merceologiche particolari, allontanando l’utente da qualsiasi tipo di imbarazzo.

. I risultati di un’apertura al pubblico potrebbero essere interessanti dal punto di vista social. Gli utenti hanno più immaginazione di qualsiasi famosa squadra di creativi e vi lascio solo immaginare i contenuti che si potrebbero creare con i commenti anonimi dei nostri clienti.  Persino qualche insulto divertente su cui giocare nelle varie pagine Facebook potrebbe portare ottimi risultati di visibilità. Un esempio? Taffo, la ditta di pompe funebri nota in tutto il web per la sua apprezzatissima ironia in real time, ha chiesto ai proprio follower di utilizzare il profilo TaffoFuneralServices.Sarahaha.com per commenti o insulti, pubblicando poi i più interessanti.

Chiara Taddei

Chiara Taddei

Laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Firenze. Attualmente al termine della Laurea Magistrale in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Ricerca e passione sono le sue keyword. Scrive e pubblica perché pensa che un sapere diviene conoscenza solo se è condiviso.

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