La Bella Terra

Operatori mobili: il focus è la connettività

Giorni fa è apparso su McKinsey Quarterly un interessante articolo sul mercato degli operatori mobili. Sinteticamente, l’articolo propone le seguenti considerazioni:

  • stanno nascendo molte alternative alla offerta dagli operatori mobili: reti WiFi, nuove reti wireless low-power (tipicamente per Internet of Things e smart city) e sistemi satellitari, per esempio
  • gli operatori hanno cercato di espandere la loro presenza nel campo delle applicazioni e dei servizi dove in realtà si trovano a competere con aziende (OTT, banche, media company, …) che sono molto più attrezzate per affrontare questi mercati. Afferma correttamente l’articolo: Mobile operators have tried to expand their business models to capture adjacent revenue streams, such as those generated by mobile banking, payments, and advertising, but many have stumbled in this new strategic focus.The central problem: these innovative products and services are a bad fit for the ways operators traditionally create value.Businesses that succeed in these adjacencies are typically powerhouses when it comes to rapid innovation at scale and are adept in managing complex ecosystems with many partners. Traditionally, mobile operators have not cultivated either of these capabilities. While some operators have established leading positions in adjacencies in specific regions, the industry generally has not dominated any of these opportunities
  • il vero rischio ora per gli operatori mobili è di perdere il mercato core della connettività mobile: because of these emerging alternatives, mobile operators risk being downgraded to the channel of last choice, the one used only on those rare occasions when Wi-Fi, low-power networks, satellite coverage, or other options are not available. […]The eclipse of mobile telephone numbers, however, would be the clearest indication that mobile operators have lost their hold on connectivity. These numbers constitute a direct link between customers and mobile operators, but many over-the-top applications bypass them in favor of individual user names and passwords. If mobile customers no longer need telephone numbers, mobile operators will have lost a crucial link to their markets.

    Ironically, mobile operators that have invested heavily in building blanket coverage in major markets will now have to take aggressive action to remain relevant in connecting the mobile market.

Una situazione che ha origini lontane e profonde

Ciò che spesso viene frainteso è che la crescente rilevanza degli OTT e la conseguente limitazione del ruolo degli operatori mobili (e fissi …) non può essere semplicisticamente ricondotta a atteggiamenti predatori delle varie Google o Apple, o a una regolazione sbagliata o eccessiva.

La radice profonda dell’assetto che il mercato ha assunto è tecnologica e strategica. Essa risiede nel passaggio da una rete specializzata nella comunicazione voce (commutazione di circuito) alle moderne reti digitali che sono “trasportatori stupidi di bit” (commutazione di pacchetto). Cambiano la natura, struttura, dinamica di funzionamento e scopo stesso della rete. Non è più “solo” o “semplicemente” un canale per abilitare comunicazioni voce: è un mezzo per trasportare informazioni digitali grezze il cui significato non dipende più dalla rete, ma è determinato unicamente dai dispositivi (computer, smartphone, …) e dalle applicazioni che operano ai bordi (edge) della rete stessa.

È quindi inutile cercare di applicare alla rete a pacchetto (Internet) gli stessi paradigmi di ragionamento che si applicavano nel caso delle reti di classiche.

Sono osservazioni non nuove, proposte da molti osservatori e studiosi. Per esempio, ne scrissi dieci anni fa in un white paper Cefriel, The net is flat. Ripresi questi argomenti anche in un articolo apparso su Astrid Online nel 2013.

Come si pongono gli operatori di fronte a questi cambiamenti?

Le scorciatoie

La sensazione è che la tentazione per molti operatori sia quella di affrontare il problema ricercando delle scorciatoie che da un lato eludono le questioni sul tappeto e, dall’altro, rischiano di essere controproducenti e dannose.

  1. Competere con gli OTT. La prima scorciatoia è quella ci cercare di competere con gli OTT. È una strategia che non regge proprio per i motivi ricordati dall’articolo di McKinsey citati in precedenza. È una strada che non porta da nessuna parte, come i fatti dimostrano ampiamente.
  2. Limitare o cancellare la net neutrality. Una seconda scorciatoia è quella di limitare la net neutrality, nell’illusione di poter così generare revenue stream più significativi sia dagli utenti finali che dagli OTT. Si tratta di un grave errore e di una illusione: Internet si è sviluppata in modo esplosivo proprio perché è neutrale (e decentralizzata). Una rete non neutrale si bloccherebbe e danneggerebbe tutta la società, a cominciare anche dagli operatori mobili che vedrebbero inevitabilmente rallentare lo sviluppo del mercato. Peraltro, non è assolutamente vero che neutralità della rete voglia dire gratuità del servizio o impossibilità di differenziare le tariffe, come in tanti abbiamo provato a mostrare (si veda per esempio quest’altro mio articolo).
  3. Tassare gli OTT per finanziare le reti. Una terza scorciatoia è quella di tassare gli OTT per finanziare gli investimenti nelle reti. Francamente pare un ragionamento un po’ estremo: dovremmo forse tassare le case automobilistiche per asfaltare le strade? Certamente, gli OTT devono pagare in modo pieno e non elusivo le tasse sui profitti prodotti e quindi è urgente e vitale che a livello internazionale si arrivi quanto prima a definire regole cogenti e chiare su questo tema.

Che fare quindi?

Il punto chiave è che non si possono interpretare fenomeni e dinamiche nuove con schemi e approcci del passato. Scrivevo nel 2007 che l’avvento del trasporto aereo di massa negli anni ‘60 mise fuori mercato i grandi transatlantici che solcavano l’Atlantico per connettere l’Europa con gli Stati Uniti. Avrebbe avuto poco senso tassare o limitare il trasporto aereo per “tenere in vita” Michelangelo e Raffaello (per fare un esempio di casa nostra). In realtà oggi costruiamo navi molto più grandi e costose, ma con un scopo diverso (le crociere). I grandi cantieri e le società di navigazione hanno capito che il cambio era strutturale e hanno cercato nuovi mercati rispondendo ai nuovi bisogni dell’utenza. Hanno rilanciato invece di chiudersi nel loro recinto tradizionale.

Gli operatori mobili (e di riflesso quelli fissi) devono ridefinire la propria presenza nel mercato tenendo conto di questo cambio strutturale. L’articolo di McKinsey suggerisce una serie di azioni volte a rendere sempre più di qualità, sicura e capillare la connettività mobile così da renderla insostituibile e “core” per tutti noi utenti.

In generale, invece che cercare (inutilmente) di “attaccare” gli OTT o ricercare altre vie come l’eliminazione della net neutrality, è ormai evidente che gli operatori devono disegnare le proprie strategie per tenere conto di un mercato che è strutturalmente diverso e di nuovi competitor che potrebbero attaccarli su quello che il loro core segment: la connettività.

Alfonso Fuggetta

Dopo la laurea presso il Politecnico di Milano nel 1982, ha lavorato per una società di consulenza software dal 1980 al 1988, quando entra, come ricercatore senior, in CEFRIEL, azienda che promuove e sostiene l’innovazione nelle imprese e le amministrazioni pubbliche.
Professore associato presso il Politecnico di Milano, viene promosso a professore ordinario e, dopo aver ricoperto i ruoli di Vicedirettore e di Direttore Scientifico presso il CEFRIEL, nel 2005 ne viene nominato amministratore delegato.

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1 Commento

  1. Giancarlo

    20/09/2017 alle 05:21

    Cosa sono gli OTT? Gia’ l’acronimo usato nelle telecom suona vetusto. Sintomatico.

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