Digital Health

Esiste una innovazione digitale in sanità troppo vecchia per essere utile?

Una provocazione, ma anche un titolo che mi è venuto in mente scorrendo gli argomenti e i temi di alcuni dei prossimi convegni sull’eHealth che ho visto in Rete. Una riflessione amara: può l’ essere diventata vecchia prima ancora di essere stata realizzata? Ed ora che si sta cercando di implementarla non rischia di essere inutile, o addirittura dannosa perché troppo vecchia?

La risposta è sì, e ancora sì, purtroppo. While-e-coyote (per noi italiani Willy il coyote) è il perfetto paradigma di come NON si devono portare avanti i progetti in un mondo in rapidissimo cambiamento, come quello digitale. Lui chiama la ACME, riceve enormi scatoloni, apre fogli di progetto che riempiono la stanza, produce enormi macchinari, che probabilmente saranno costosissimi: non abbiamo mai saputo da dove Willy il coyote prenda il denaro.  Con i suoi progetti e i macchinari realizzati  non arriva mai a catturare il Road Runner (Bib-Bip per noi italiani). Bip-Bip non è neppure interessato a spiarlo, a cercare di carpirne i progetti segreti; semplicemente reagisce rapidissimamente, adattandosi velocemente al contesto e non solamente evita di essere catturato ma13 mette anche nei guai il suo cacciatore.

Di questo paradigma mi parlò molti anni fa un amico di quei tempi, Andrea Aparo, un uomo con l’innovazione del DNA , nato fisico sperimentale e prestato a molti grandi aziende dove, non sempre ascoltato, ha predicato il cambiamento digitale. Da allora mi si è accesa una lampadina: quanti progetti cosiddetti innovativi attorno al sistema , e in generale nella PA, sono progetti della ACME realizzati da Willy il coyote? Quante aziende si muovono in questo modo nell’innovazione digitale in ? E i decisori pubblici? Non bastano le lezioni di Amazon, di Google, di Facebook, solo per fare alcuni esempi, magari non i più calzanti ma certamente tra i più famosi, che non hanno il modello ACME dietro le spalle per evitare tanti Willy il coyote nelle stanze decisionali?

Come fare per continuare a muoversi nell’innovazione digitale del sistema salute evitando il rischio di fare una innovazione già vecchia?

Per un medico la risposta è scontata: si tratta pur sempre di SALUTE e innovazione nella cura è quello che, dai tempi di Ippocrate, medici, infermieri e personale sanitario portano avanti, da ben prima che nascesse la “medicina basata sulle evidenze”. La medicina, il sistema salute, da alcuni anni si sono espressi su quello che l’innovazione delle scoperte a partire dalla biologia molecolare, passando per le tecnologie, proseguendo con il big data e l’ICT è la nuova strada per curare. Cambiano i nomi: medicina delle 4p, medicina di precisione, medicina personalizzata, long term care;  possiamo vederla dal punto di vista biochimico, medicina molecolare; possiamo vederla dal punto di vista della tecnologia, digital health; dell’organizzazione dei sistemi, medicina centrata sul cittadino. Quello che cambia non è tanto la parte legata alle acuzie, certamente anche questa legata all’evoluzione della tecnologia che la rende sempre più precoce e meno invasiva, come la chirurgia robotica, laparoscopica, endovascolare, i contropulsatori, l’assistenza cardiorespiratoria esterna, i VAD (l’assistenza ventricolare)… ma anche quella legata alle cure quotidiane. So di aver citato alcune tecniche che probabilmente qualcuno non ha sentito neppure nominare, ma stiamo parlando solo di alcune delle innovazioni del settore cardiovascolare, uno dei più rappresentati anche nel settore della digital health. Se ne è occupato persino Forbes, segnalando i risultati di uno studio recentissimo, pubblicato su Circulation, prestigiosa rivista scientifica. Ha un nome lungo “La valutazione del campionamento remoto del ritmo cardiaco utilizzando il dispositivo AliveCor per lo screening della fibrillazione atriale” ed è un importante studio clinico che dimostra chiaramente la potenza di un semplice dispositivo collegato allo smartphone nel rilevare la fibrillazione atriale.

Il titolo di Forbes è molto chiaro: “Digital Health Innovators, Pay Attention: AliveCor Just Became The Standard For Success”. L’articolista scrive: “Lo screening con un iECG a due canali  due volte a settimana con interpretazione a distanza in pazienti ambulatoriali,  ≥65 anni di età a rischio aumentato di ictus, è risultato essere significativamente più utile nell’identificare gli episodi di fibrillazione atriale rispetto all’approccio attuale corrente. E mentre la tecnologia ha dimostrato la sua utilità, è interessante notare che questo approccio è anche molto accettabile per questo gruppo di pazienti che potrebbero non essere considerati convenzionalmente come tech-friendly. Questo è stato il risultato, ma forse più importante è stato il segnale per tutti quegli innovatori della salute digitale che la scienza e i dati sono i pilastri centrali del successo. Non lo sono slogan sexy, non CEO enigmatici e non iperboli di marketing che guidano il successo”.

Sappiate che nella maggior parte dei prodotti commerciali per il monitoraggio dei pazienti cronici l’ECG a due derivazioni non è quasi MAI incluso nelle richieste di gara!

Oggi la tecnologia e la medicina personalizzata stanno pian piano facendo scomparire le classiche “cronicità”, cavallo di battaglia della telemedicina di un tempo: lo scompenso cardiaco, il diabete, ecc. scomparsi per un approccio per “problema/tecnologia”. Un paniere nel quale pescare il dispositivo di controllo remoto per migliorare il processo di cura, il monitoraggio remoto delle apnee notturne, la quantità di ossigeno consumata, l’attività fisica nel diabetico associata alla glicemia misurate in continuo e così via. Un paniere da personalizzare sul paziente e non per classificazione di cronicità. In questo modello “per patologia” dove mettereste un dispositivo come Earlysense che semplicemente messo sotto al letto di un vostro caro ne registra la frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria, la tipologia e la qualità del sonno, il tempo passato a letto, fornendo allarmi per apnee notturne, tachicardia, bradicardia, aritmie, eventuale allontanamento dal letto per troppo tempo, se il parente è allettato? Con gli stessi parametri e allarmi vengono trasmessi anche sul vostro smartphone.

Esiste una versione del dispositivo realizzata per la gestione infermieristica di pazienti anziani, con software di controllo e tutto quello che è necessario sapere. Dobbiamo aspettare che escano le gare rionali perché questi dispositivi che, anche nella versione “medical grade”, hanno costi accessibilissimi possano essere parte del nostro sistema sanitario? Bilance bluetooth che misurano massa grassa, magra ecc., collegate ad un’app che misura l’obiettivo e che non presenta costi esorbitanti quando saranno disponibili in sanità pubblica?

Intanto che nel SSN si parla di cronicità, di “pacchetti di prestazioni” e mentre nel Lazio prima o poi si bandiranno le gare per la cronicità io nell’ultimo anno ho prescritto il sistema Alivecor ad almeno una quindicina di pazienti ed ho un parente stretto di cui ricevo in tempo reale il report notturno. Anche se ho meno di 65 anni mi controllo l’ECG ogni tanto con Alivecor, utilizzo per i miei pazienti un dispositivo CNOGA MTX che senza alcun “buco” dal dito misura la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa minima media e massima in modalità continua, la gittata cardiaca, lo Stroke Volume, l’emoglobina, l’ematocrito, il PH, il numero di globuli rossi, la viscosità ematica, la saturimetria, la PCO2, la PO2, l’O2 e la CO2.

In ultimo voglio ricordare un fatto accaduto all’inizio dell’estate, di cui hanno parlato molti giornali ed è anche stato presentato in trasmissioni televisive. Da “La Stampa” del 15 giugno 2017 :

Giorgia, 14 anni e un cuore artificiale “Ma anche io do l’esame a scuola”. La ragazza romana è la prima in Europa a essere monitorata a casa. I medici del Bambin Gesù le hanno applicato un cerotto “intelligente”.

“Nel 2004 è arrivato sul mercato il primo “cuore artificiale”. «Tecnicamente – prosegue Amodeo – questi dispositivi prendono il nome di Vad, dispositivi di assistenza ventricolare. A differenza di quanto si è portati a pensare non si tratta di un cuore artificiale, bensì di una “pompa” che aiuta il cuore. Il dispositivo infatti viene inserito all’interno del ventricolo sinistro». Una soluzione ponte innovativa che si rende necessaria nei pazienti a rischio di morte improvvisa. Così facendo aumenta il tempo – e di conseguenza le probabilità – di trovare un donatore”.

 Il 13 marzo Giorgia è stata operata. Dopo la convalescenza del caso non potevo credere alle mie orecchie. “Potete tornare a casa, vi seguiremo a distanza. Non c’è necessità che veniate qui spesso», ricorda Tiziana. Ciò che sta consentendo a Giorgia di preparare e svolgere regolarmente gli esami è uno “smart-cerotto”, utilizzato per la prima volta in assoluto a livello mondiale per tenere sotto controllo chi ha un Vad. «Le persone come Giorgia – precisa Amodeo – necessitano di un monitoraggio costante di parametri vitali quali frequenza cardiaca, respiratoria, saturazione arteriosa, temperatura e pressione arteriosa. Monitoraggio che sino ad oggi era possibile “obbligando” chi ha il Vad a fare avanti e indietro da casa all’ospedale ogni 2-3 giorni. Oggi, grazie a questo cerotto facilmente applicabile, Giorgia può essere monitorata in tempo reale in ospedale utilizzando una semplice rete wifi o 3G». Un cambiamento radicale per la quotidianità della ragazza e per tutti quelli che in futuro beneficeranno di questa tecnologia con cui Giorgia sta facendo da “apripista”. «Avere la certezza che qualcuno, a chilometri da qui, sta controllando lo stato di salute di mia figlia è qualcosa di impagabile. Mi fa sentire sicura». 

Innovazione, digital Health, medicina personalizzata, alla portata dei medici e dei pazienti.

La lezione?

Per i medici: datevi da fare, siate Bip-Bip. Non aspettate i progetti di Willy il coyote.

Per i pazienti: esistono dispositivi di uso personale che possono migliorare davvero il controllo della vostra salute. Informatevi e parlatene con il vostro medico e se il vostro medico non è Willy il coyote sarà con voi nello “smart monitoring” della vostra vita. Innovazione, quella vera.

Sergio Pillon

Sergio Pillon

Ho iniziato come ricercatore CNR, Telemedicine e Malattie Vascolari, ricerche scientifiche e tecnologiche in ambienti estremi, dall’ Antartide, dalla base dell’Everest, sotto il mare. Dal 1990 angiologo del san Camillo di Roma, dal 2008 al 2015 direttore dell’Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Telemedicina, oggi in attesa del completamento della riorganizzazione aziendale. Dal 2006 direttore medico del Centro Internazionale Radio Medico, CIRM, uno de piu’ antichi (dal 1936 , quando si chiamava radiomedicina) ed importanti centri di Telemedicina al mondo, Telemedicine Maritime Assistance Service (TMAS) nazionale italiano. Co-fondatore e past vice-president della Società Italiana di Telemedicina, SIT. Dal 2014 co-fondatore e presidente dell’Osservatorio Nazionale della Sanità Elettronica e Telemedicina, ONSET, nominato dal’on Ministro Lorenzin coordinatore della commissione paritetica della conferenza stato-regioni per la governance dell’attuazione delle linee di indirizzo nazionali per la telemedicina, di cui sono stato uno dei principali estensori.

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