#EpicFail

L’#EpicFail carpiato di Carpisa: mette in palio gli stage ma si dimentica di essere su Facebook

carpisa stage

Regola numero uno della comunicazione sui : quello che succede sui social deve essere gestito sui social. Una regola che sembra essere sfuggita a , che in questi giorni sta cercando in tutti i modi di strappare il premio “Indignazione Web di settembre” all’ormai ben nota faccenda dello spot dell’asteroide di Buondì.

Per chi incredibilmente si fosse perso la faccenda, eccola riassunta in tre punti.

1. Lo scorso 24 agosto Carpisa, noto brand italiano di borse, valigie e accessori, pubblica sulla propria pagina Facebook un’offerta di uno stage nell’ufficio marketing del quartier generale dell’azienda. Le modalità per presentare la propria candidatura, tuttavia, sono piuttosto insolite: oltre a compilare la classica application e allegare un piano di comunicazione per il lancio di un nuovo prodotto, i candidati devono anche acquistare una borsa della nuova collezione autunno/inverno. A far fede c’è lo scontrino con un codice: quindi, se non si acquista la borsa non si ha il codice, e se non si ha il codice non si può partecipare al concorso per vincere lo stage.

carpisa stage

Facebook/Carpisa

2. Forse complice un pizzico di distrazione vacanziera, il post di Carpisa resta praticamente silente per una decina di giorni poi, nei primissimi giorni di settembre si accende la polemica.

carpisa stage

3. Le obiezioni che vengono mosse a Carpisa riguardano principalmente l’idea alla base del “concorso”: e cioè che il lavoro sia un “premio da vincere” o che per ottenere un’opportunità lavorativa si debba “pagare” qualcosa, in questo caso una borsa. Non solo. A non convincere c’è anche quella stesura del “piano di comunicazione” da allegare alla propria candidatura: quale professionalità può avere chi  pretende che un aspirante stagista (che, almeno per definizione da dizionario, dovrebbe essere una persona alle prime esperienze professionali) faccia un lavoro che è competenza di un team di persone esperte che discutono per mesi su ogni singolo aspetto del prodotto e della sua promozione?

La polemica monta rapidamente e finisce sui giornali: il tema è caldo e riscuote un certo interesse nel pubblico, visti i molti precedenti di improbabili annunci di lavoro o di stage che, spesso e volentieri, richiedono figure professionali estremamente qualificate disposte a lavorare “ovviamente gratis” o con un rimborso spese praticamente irrisorio.

Fino a qui, nulla di strano: il classico caso del brand che, per usare un tecnicismo, la fa fuori dal vaso e che si ritrova al centro di un’ondata di commenti negativi sui social.

Al di là delle considerazioni su come i vertici di Carpisa selezionino il proprio personale e mettendo un attimo da parte anche le legittime perplessità sulla faccenda di associare un’opportunità di stage all’acquisto di una borsa, il caso di Carpisa è utile per capire come non comportarsi in simili situazioni, a partire dalla gestione della risposta arrivata dal quartier generale dell’azienda campana. Già, perché Carpisa ha risposto alle critiche con un lungo comunicato stampa battuto dalle principali agenzie di stampa italiane e poi ripreso dalle varie testate. La nota recita così:

Carpisa si scusa per la superficialità con la quale è stato affrontato un tema così delicato come quello del lavoro. Il messaggio del concorso è in completa antitesi con una realtà imprenditoriale fatta invece di occupazione e opportunità offerte in particolare al mondo giovanile. Negli ultimi tre anni, sono stati assunti 50 giovani entrati in azienda con l’esperienza dello stage. Carpisa garantisce che l’impegno in favore dei giovani sarà ancora più forte, al di là di qualunque interpretazione del messaggio dato. Già oggi i collaboratori con meno di 29 anni rappresentano oltre il 40% del totale dell’azienda.

Anche qui si potrebbe discutere ore su quell’elegante modo di far lo scaricabarile incolpando il pubblico di aver dato “un’errata interpretazione del messaggio”, tuttavia la faccenda più grave – almeno a livello puramente  comunicativo – è un altra: il comunicato, infatti non è mai stato pubblicato sulla pagina Facebook. E così, mentre infuria la bufera contro il brand e sui social fioccano i commenti, sulla pagina ufficiale di Carpisa tutto continua come se nulla fosse accaduto: le foto che pubblicizzano questa o quella borsa continuano a essere pubblicati con precisione certosina e immancabilmente ricevono commenti piccati, e il post originale con l’annuncio del concorso-stage è ancora visibile e prevedibilmente preso d’assalto dagli utenti.

carpisa stage

Facebook/Carpisa

Come il responsabile della comunicazione corporate di Carpisa possa “essersi dimenticato” di questo piccolo particolare resta un mistero, dal momento che il caso è sì diventato virale sui social, ma difficilmente un lettore moderatamente interessato alla faccenda si prenderà la briga di leggere fino in fondo gli articoli che sono stati scritti per arrivare fino alla replica di Carpisa. Allo stesso modo, qualsiasi utente, anche il più attento, interessato e indignato, arriverà sulla pagina ufficiale di Carpisa e non troverà niente, niente che spieghi la posizione dell’azienda riguardo all’accaduto. No, non è questione di non volerla buttare in caciara: il messaggio che passa è, nella migliore delle ipotesi, è più un mi sono dimenticato avere una pagina Facebook. E così, la replica di Carpisa scivola nell’oblio, lasciando il brand completamente indifeso davanti a una crisi d’immagine bella e buona.

Oltretutto, nonostante le scuse e l’ammissione di colpa per aver trattato “in modo superficiale” un “tema delicato” come quello del lavoro, il concorso non sarebbe mai stato revocato o interrotto e, anzi, si sarebbe concluso come da regolamento il 6 settembre. Se è trattato anche in questo caso di una svista, oppure quella di Carpisa è una strategia comunicativa basata sulla contraddizione?

Lesson Learned: Quando devi comunicare qualcosa di importante, soprattutto se si tratta di una presa di posizione riguardo a fatti che riguardano da vicino il tuo brand, assicurati di comunicarlo là dove c’è il tuo pubblico!

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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