#EpicFail

Spiegare la riforma fiscale USA con Zelda: Repubblicani, lo state facendo male

Guadagnarsi l’attenzione di una nuova fetta di pubblico sui non è facile per nessun brand. Se poi il “brand” è un partito politico e il “pubblico” sono gli elettori, la faccenda si fa ancora più complicata: qualsiasi mossa comunicativa per cercare di stabilire un contatto dovrà essere studiata e pianificata nei minimi dettagli, indipendentemente dal fatto che si sia o meno in campagna elettorale.

Improvvisare non è mai una buona idea: commettere un passo falso significa giocarsi la faccia proprio con quegli interlocutori che, invece, si voleva conquistare. E poiché sul web è impossibile mantenere un segreto, ogni errore comunicativo diventa immediatamente di dominio pubblico.

È quello che è successo nei giorni scorsi al che, in un post sul blog ufficiale della House Republican Conference si è lanciato in un ardito parallelismo tra Legend of Zelda e il sistema fiscale statunitense. Il post, che è stato rimosso poco dopo, recitava così:

La serie The Legend of Zelda è il videogioco di Nintendo più venduto di sempre, con il quale ci si sono divertiti due generazioni di gamer. Il gioco è stato lanciato nel 1986, soltanto un anno dopo la nascita di Nintendo, nel 1985.

E sapete cos’altro è stato lanciato nel 1986? Sì che lo sapete. La grande riforma fiscale americana è diventata legge nel 1986. Sono passati 31 anni, e per il nostro attuale sistema fiscale è tempo della rottamazione.

Da anni i legislatori repubblicani lavorano per revisionare il nostro sistema fiscale. Ora, con l’amministrazione Trump, siamo pronti per presentare la riforma fiscale entro l’autunno.

house of republicans zelda

(foto via: Mashable])

E poi? E poi basta: il parallelismo tra Zelda e il sistema fiscale statunitense finisce lì. Nessun’altra argomentazione, nessuna spiegazione, niente che possa spiegare in modo efficace perché è così importante una riforma fiscale e perché quella presentata dall’amministrazione Trump sarà quella vincente.

Manco a dirlo il post, lanciato in grande stile sugli account social della House Republicans, ha destato subito qualche perplessità:

house of republicans zelda

La tassazione è entrare nelle case degli sconosciuti e rompere tutti i loro vasi per prendere tutte le rupie che ci sono dentro?

Tanto più che le date e le informazioni relative a Zelda e a Nintendo citate dalla House Republicans sono completamente sbagliate. Nintendo non è stata fondata nel 1985, ma parecchi decenni prima, e Zelda non è il videogioco più venduto dell’azienda giapponese: Super Mario avrebbe qualcosa da dire in proposito. E c’è poco da fare, con un gamer non la si spunta:

house of republicans zelda

“Entrambe le frasi del primo paragrafo sono sbagliate. Nintendo è stata fondata a fine Ottocento e Zelda non è il loro best selling” – “Nintendo è stata fondata nel 1889. Avete studiato il vostro piano per le tasse tanto quanto vi siete informati su Zelda?”

E c’è anche chi non gradisce troppo che un videogioco di culto come Zelda diventi il pretesto per parlare di tasse da parte del mondo politico:

house of republicans zelda

“Ci rimangono solo i videogame, STATENE FUORI”

Insomma, come giocarsi l’attenzione in dieci righe. È evidente che l’intento era quello di catturare l’interesse di una parte di pubblico che viene considerata poco avvezza ad occuparsi di temi economici (non necessariamente a ragion veduta), ma la sua applicazione pratica è decisamente traballante.

Qual è lo scopo di paragonare un videogioco di successo, conosciuto e amato ancora oggi, a una legge sulle tasse che si vuole cambiare il più presto possibile? Può essere che un simile parallelismo possa essere utile nella costruzione di una serie di argomentazioni utili a spiegare il perché dell’urgenza di una riforma fiscale e le ragioni per cui quella proposta dai repubblicani possa essere quella vincente. Peccato che nulla di tutto questo questo viene adeguatamente sviluppato nel testo, e il risultato è un post che solleva più perplessità che altro: sul tipo di riforma che verrà presentata come sugli intenti comunicativi dei legislatori repubblicani.

Certo, a vedere come è stato lanciato il post su Twitter, risulta piuttosto chiaro anche l’intento di ricorrere al caro vecchio clickbaiting: una “strategia” deplorevole, sopratutto quando a metterla in pratica sono i soggetti politici:

house of republicans zelda

(foto via: RollingStone.com)

Fare comunicazione politica mettendo in campo registri comunicativi informali è una mossa che può rivelarsi vincente, ma solo se è effettivamente utile: usare il paragone con un videogioco di culto degli anni Ottanta per poi abbandonarlo nella frase successiva senza alcun tipo di argomentazione a sostegno della necessità di una riforma fiscale è servito soltanto ad alimentare le perplessità di chi legge, suscitando pensieri a metà tra il “cosa mi sfugge?” e il “ma allora poteva andar bene qualsiasi cosa del 1986, tipo il Betacam…

Se non si è nella condizione di poter supportare con i contenuti una comunicazione che vuole discostarsi dai canoni classici che la propria identità impone allora è meglio lasciar perdere: non c’è niente di più imbarazzante nel venire “smascherati” proprio da quegli interlocutori che, invece, si volevano conquistare.

Lesson Learned: Cercare di attirare l’attenzione di una fetta di pubblico che non fa parte del tuo target è un’impresa difficile che deve essere pianificata attentamente nei minimi dettagli. Soprattutto se questa impresa prevede un cambiamento totale nel tuo modo di comunicare, ma resta comunque un caso isolato nella strategia comunicativa del brand.

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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