Digital Transformation

Città Aumentata alleanza dirompente tra trasformazione digitale e innovazione urbanistica

L’innovazione tecnologica e digitale è nulla se non atterra e scarica tutta la sua carica dirompente sul terreno, e il terreno più adatto all’innovazione industriale 4.0 sono le città. La transizione verso una società decarbonizzata e verso una economia circolare che rivedano il modello energetico delle città in un’ottica olistica è, infatti, una delle sfide più importanti del Neo-Antropocene, la nuova era dello sviluppo responsabile e dell’economia sostenibile. Le città del futuro prossimo chiedono un’azione integrale che modifichi sia i protocolli progettuali che i dispositivi attuativi per aumentarne le condizioni di successo e di vivibilità. Servono alla città forme insediative e linee infrastrutturali più flessibili, più orientate all’innovazione e più adattative alle nuove intelligenze collettive. In Italia è soprattutto dai nuovi quartieri eco-creativi che può ripartire una città che sappia rimettere in gioco i suoi capitali sociali, territoriali e culturali fornendo un formidabile terreno di sperimentazione all’Impresa 4.0 e un poderoso impulso alla ricerca e sviluppo nel campo della trasformazione digitale.

L’Europa sta ridefinendo la strategia 2050 verso una maggiore sostenibilità integrata fondata su una visione low carbon che superi l’occasionalità e spinga le città verso processi strategici permanenti e progetti urbanistici strutturali volti a trasformare la loro forma spaziale e l’economia che le alimenta entro un nuovo metabolismo basato sulla riduzione dell’80% delle emissioni di CO2 in atmosfera. La conservazione delle risorse e l’adattamento ai cambiamenti climatici, l’adozione di una sobrietà energetica e la diversificazione delle fonti energetiche, la conservazione e la valorizzazione della biodiversità, del suolo e degli ambienti naturali trovano nelle città il migliore campo di sperimentazione dell’innovazione industriale.

E le pratiche si moltiplicano. La rete delle 100 Resilient Cities della Fondazione Rockefeller propone un insieme di esperimenti concreti di alleanza tra città resilienti e quartieri energeticamente attivi, in modo da condividere idee e testare le potenziali soluzioni prima di estenderle. E le città intelligenti e resilienti – le “città aumentate” – mirano a responsabilizzare i cittadini verso l’adozione di comportamenti più performanti per la transizione energetica, espandendo il mercato consumer legato all’economia circolare, alla trasformazione digitale e alla transizione energetica. Ad Amburgo è stato costruito il primo edificio che usa le alghe come acceleratori energetici. La BIQ House, progettata da Arup e Splitterwerk per l’IBA 2013, è ricoperta da bio-reattori che racchiudono le alghe, producendo biomasse che possono successivamente essere utilizzate, ma anche catturano il calore solare termico. In questo modo entrambe le fonti energetiche vengono utilizzate per alimentare l’edificio, l’una in supporto all’altra. Un altro esempio di edificio eco-energetico è il MediaTIC di Barcellona, progettato da Cloud-9, formato da grandi travi in ferro rivestite con una pelle di plastica composta da bolle gonfiabili. Il rivestimento regola la luce e la temperatura, riducendo l’emissione di 114 tonnellate di CO2 all’anno ed offrendo un risparmio del 20% sul controllo del clima. A Londra è ormai una pratica consolidata il  Beddington Zero Energy Development (BedZED),  un quartiere ecologico carbon neutral, e il primo che ha permesso attraverso un uso innovativo dell’energia di ridurre il costo di accesso al mercato da parte dei residenti, incentivando così la preferenza per un edificio sostenibile piuttosto che per uno tradizionale. Ma è la “città solare” di Sonnenschiff a Friburgo il progetto più innovativo dell’alleanza tra città ed energia, poiché gli edifici sono costruiti secondo lo standard Passivhaus, che consente di produrre quattro volte la quantità di energia che consuma. Il quartiere propone una visione per un’intera comunità urbana basata sulla scala umana, sull’accessibilità sostenibile, sullo spazio verde come spazio vitale e sulla corretta esposizione solare.

La resilienza e la sfida energetica, infine, è il nuovo campo di battaglia per le aziende più innovative. Il progetto di Bjarke Ingels e Thomas Heatherwick per la nuova sede di Google a Mountain View è un complesso di 316.000 mq formato da strutture flessibili con coperture intelligenti che controllano il clima interno attraverso la luce e la ventilazione, annullando i confini tra ambiente naturale e costruito. A Seattle, Amazon sta realizzando Spheres, una innovativa struttura sferica capace di alloggiare molteplici forme di vita vegetale non solo come elemento paesaggistico ma soprattutto come dispositivi energiferi. A Cupertino il nuovo Apple Campus, The Mothership, progettato da Norman Foster è un concentrato di tecnologie ambientali e di dispositivi per la sostenibilità ambientale che ha già fatto fare un balzo avanti all’industria della bio-architettura.

Gli eco-quartieri e le città energeticamente attive necessitano non più solo di pratiche ed esperimenti, ma di comportamenti collettivi strutturali, coerenti e durevoli, poiché l’innovazione energetica urbana è soprattutto uno stile di vita per le comunità di prosumers nell’ambito di un nuovo ecosistema di sviluppo. Perché l’alleanza tra città energia diventi stabile, occorre internalizzare in maniera creativa nel progetto urbanistico le nascenti forme del riciclo in termini di progettazione ecologica della dismissione invertendo il consumo di suolo. Occorre rendere la città più intelligente verso una revisione dei cicli di acqua-energia-rifiuti. E anche la gestione delle reti digitali e di mobilità verso una reale sostenibilità è una delle sfide che dovrà accompagnare la post-carbon economy. Dobbiamo accettare la sfida di passare dal retrofit energetico degli edifici ad una progettazione urbana basata sull’energia e capace di essere una protagonista della lotta al cambiamento climatico.

La città, quindi, deve tornare ad essere intraprendente, orientata a generare valore dai suoi processi e progetti urbanistici. Deve essere intelligente – e non solo smart – cioè capace di generare un ecosistema abilitante basato sull’hardware fornito dalla qualità degli spazi urbani e sul software codificato dai tanti stakeholders, ma soprattutto dotato di un nuovo sistema operativo costituito da un’urbanistica avanzata, capace di rispondere alle mutate domande della contemporaneità, capace di coinvolgere il settore privato, in grado di utilizzare l’innovazione industriale, soprattutto nel campo della sostenibilità energetica. Servono nuovi protocolli di pianificazione avanzata per offrire ai decisori, ai pianificatori, agli imprenditori, ai gestori e ai cittadini diversi strumenti urbani multilivello, in grado di ripensare, riprogettare e vivere pienamente la di quinta generazione, una città intelligente capace di generare nuovo valore.

Le Smart Cities di nuova generazione, le Augmented Cities, dovranno essere intraprendenti e produttive perché le città del futuro prossimo dovranno incentivare la territorializzazione delle start up, dei makers, degli artigiani digitali e delle imprese innovative all’interno di un nuovi distretti urbani creativi/produttivi per stimolare, agevolare e localizzare adeguatamente il ritorno della produzione nelle città, nelle forme delle nuove manifatture 4.0, per la ricostituzione di una indispensabile base economica delle città, dopo gli anni della euforia per la città dei servizi. La città intelligente, creativa, resiliente e basata sul riciclo è in grado non solo di rigenerare lo spazio, ma anche di generare nuovo lavoro in settori preziosi, capace di offrire numerose opportunità occupazionali alla rete dei nuovi prosumers.

L’innovazione è sempre dirompente, sconvolge le certezze su cui si basa il paradigma corrente fino a quando non viene messo in dubbio dall’esplosione e diffusione virale di un nuovo paradigma. Ed è di questa innovazione distruttiva e ricostruttiva che ha bisogno la progettazione delle Augmented Cities, le città della trasformazione digitale.

Maurizio Carta

Maurizio Carta

Professore ordinario di urbanistica presso il Dipartimento di Architettura di
Palermo. E’ Presidente della Scuola Politecnica dell’Università di Palermo. Esperto di pianificazione urbana e territoriale, pianificazione strategica e rigenerazione urbana, è consulente scientifico di piani urbanistici, paesaggistici e strategici. Per le sue ricerche è invitato a tenere
lezioni e conferenze in diverse università ed istituzioni italiane ed estere. E’ autore di numerose pubblicazioni, tra le più recenti: Creative City (2007), Governare l’evoluzione (2009), Reimagining Urbanism (2013), Augmented City (2017). Dirige lo Smart Planning Lab, un laboratorio di ricerca
applicata all’urbanistica per la città intelligente e l’innovazione sociale.

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