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CRM: quasi pronto il menù

Ed eccoci arrivati alla pre-ideazione del nostro menù, ovvero alla preparazione dello scheletro del nostro progetto di .

Ripercorriamo velocemente gli step precedenti: abbiamo visto che i clienti sono un po’ come il curry, e che di questo dobbiamo tenere conto; che chiunque abbia un ruolo nella nostra cucina ha ed avrà atteggiamenti differenti, e che di questo dobbiamo tenere conto; che non sarà una cosa semplice e anche di questo dobbiamo tenere conto.

Ma noi siamo lo chef, non ci possiamo abbattere, siamo quelli che possono cambiare le cose! E con il nuovo menù ci giochiamo, se non tutto, almeno una stella (o una palla o una forchetta, o il posto di lavoro!) e quindi teniamo anche conto di alcune altre cose.

Preparare un nuovo menù non è facile: vuol dire cambiare tutte le regole, da come si cucina (ovvero da come si lavora) a come si serve (ovvero a come si comunica) sino ad arrivare ai risultati che ci aspettiamo (il conto che ci aspettiamo che i nostri clienti paghino, magari con il sorriso).

Vorrei essere chiara, come chef, il nuovo menù lo stiamo mettendo in piedi perché deve portare un beneficio vero al nostro ristorante, altrimenti… fatica persa! Street food tutta la vita!

La prima cosa da fare, la prima, non l’ultima, non durante, proprio la prima, è mettere a posto gli ingredienti che useremo (le nostre anagrafiche).

Tutto gira intorno a questo.

Dobbiamo decidere come, in che ordine, e cosa metteremo . Un errore nella classificazione può bastare per far affondare anche la cucina più organizzata.

Il problema è che la catalogazione, l’ordine, la classificazione sono questioni personali; perché quello che mi serve sapere dipende dal ruolo che ricopro e da come e quando userò quell’ingrediente.

Ripartiamo dal nostro curry (dal nostro cliente): abbiamo appurato che il curry di per sé è una miscela (come le caratteristiche delle nostre anagrafiche), abbiamo anche detto che di curry ce ne sono diversi, e noi ne conosciamo solo una parte.

Bene mettiamo a posto i curry; ma come?

Per colore, tipo di miscela, profumo, percentuale di peperoncino, per Paese di provenienza, per ricetta principale, per simpatia, per confezione, per tempo di cottura, per composizione, per tasso di umidità, per consistenza, per tipo di polvere, per cosa?

L’analisi va fatta, bene, con tutti quelli che poi cercheranno un curry. E le varianti da tenere presenti le dobbiamo saper riconoscere, elencare e rendere omogenee.

La nostra cucina dovrà avere una parete con i nostri barattoli di curry, in qualche modo taggati, ovvero che abbiano tutte le caratteristiche rese leggibili per tutti. Facciamo un esempio: se su un barattolo di curry ci scriviamo Curry Madras: una miscela di curcuma, coriandolo, cumino, fieno greco, paprica, pepe della Jamaica, semi di senape, peperoncino, zenzero, semi di finocchio, aglio, cardamomo- perfetto con il pollo. Viene dall’india.

E su un altro Curry di Java Alto potere antiossidante e depurativo del fegato, utile per salse e condimenti. Proveniente dall’Indonesia caratteristica principale retrogusto agrumato. Ingredienti Curcuma, coriandolo, fieno greco, limone, zenzero, pepe, chili, alloro.

In pratica abbiamo dato più o meno informazioni utili ma illeggibili e inutilizzabili ed assolutamente non pertinenti con l’uso che faremo di quelle informazioni.

Se lo riportiamo a noi è come pensare di classificare i nostri clienti in base al ruolo che compare sul loro biglietto da visita. E qui vi riporto alcuni esempi (copiati biecamente da biglietti da visita che prendono polvere sulla mia scrivania):

  • External e Institutional department – External rispetto a cosa?
  • Manager – di cosa?
  • Business Director – come sopra – con due punti interrogativi in più!
  • Responsabile Ufficio Marketing – bravi, ho capito, non mi ricordo che faccia hai, ma so cosa fai!
  • Territory manager – territory? Vendi? Compri? Giri per il territorio come se non ci fosse un domani?
  • Responsabile ufficio ICT – questo lo stimo.
  • Area comunicazione – vaga, si può migliorare.

Se non vogliamo trovarci davanti un’anagrafica senza un perché, dobbiamo trovare degli elementi oggettivi che ci possano aiutare a classificare l’inclassificabile e renderlo utilizzabile.

Il nostro curry diventerà dunque:

Curry Madras.

  • Ingredienti: curcuma, coriandolo, cumino, fieno greco, paprica, pepe della Jamaica, semi di senape, peperoncino, zenzero, semi di finocchio, aglio, cardamomo
  • Uso sulla carne: sì
  • Tipo di carne: pollo
  • Uso sul pesce sì
  • Tipi di pesce: crostacei
  • Provenienza: India
  • Nostre ricette: pollo a curry e mele; crema di scampi a curry
  • Adatto ai vegani: sì

Le classificazioni non sono e non devono essere esaustive. Non mi interessa (forse, nel mio ristorante) la percentuale di curcuma di questo curry. E se è un dato che non utilizzerò, non lo devo mettere.

Bene, adesso armatevi di carta e penna e tanta fantasia e andate a fare le prove di taggatura per imparare a classificare.

Simona Piacenti

Simona Piacenti

Classe 1969, appassionata – in primis- di gadget e poi di CRM, nell’accezione ampia che ricomprende il processo di gestione del cliente e quello di crescita del potenziale. Carriera di studi variegata: Laurea in Giurisprudenza, Master in Gestione delle Risorse Umane e poi Abilitazione alla Promozione Finanziaria. Dopo varie attività nel 1996 approdo nel gruppo SPIN come sales. Nel 2008 – dopo la carriera nell’area vendite – passo alla direzione Marketing del gruppo (che comprende Bludis, Comedata, Aperiam ed Esprime) occupandomi di Marketing, Digital Marketing e di progetti di CRM, e di ricerca di gadget

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