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Generazione Z laureati: quale impatto con il mondo del lavoro?

I laureati del 2017, i primi della (nati tra il 1993 e il 1999) a entrare nel mondo del , dimostrano di avere un approccio pragmatico e innovativo al tempo stesso. Secondo la ricerca di Accenture Strategy sulla workforce del futuro condotta in diversi Paesi, tra cui l’Italia su un campione di 1001 studenti, l’87% degli intervistati in Italia considera le opportunità occupazionali prima di scegliere il percorso universitario e la maggioranza ritiene che, per trovare il primo impiego, acquisire competenze pratiche attraverso un’esperienza lavorativa durante il percorso universitario, conti più della laurea. Dalla ricerca emerge, inoltre, che questa generazione vuole entrare nel mondo del preparata.

Tre su quattro concordano che la loro formazione durante gli studi è stata utile per prepararli al mercato del lavoro. Ma sono consapevoli che si tratta solo di un punto di partenza: i laureati guardano infatti al datore di lavoro come a un partner per la loro crescita e l’86% dei nuovi laureati si aspetta che il loro primo datore di lavoro offra training formativi.

Le grandi aziende sono attrattive per la GenZ. Alla domanda del posto preferito in cui lavorare dopo l’, i nuovi laureati rispondono in prevalenza nelle grandi aziende (29%). Questo è in linea con le evidenze emerse anche negli altri paesi oggetto dell’indagine (23%) ed è interessante notare che negli Stati Uniti – in cui la ricerca è stata condotta per il quinto anno consecutivo – si è arrestato il trend che vedeva le generazioni precedenti preferire avviare la propria esperienza lavorativa in realtà più piccole e con una “cultura da startup”.

A questo approccio pragmatico che guarda alle grandi aziende e alla volontà di avere un percorso lavorativo stimolante, caratterizzato da formazione ed esperienza internazionale, i giovani laureati combinano la capacità di portare ai loro futuri datori di lavoro un potenziale salto in avanti in termini di competenze e mindset digitali.

I giovani talenti, con la loro energia e le loro idee, rappresentano il principale motore del cambiamento e dell’innovazione, per questo sono fondamentali per le aziende” – dichiara Stefano Trombetta, Managing Director, Accenture Strategy, Talent & Organization per Italia, Europa Centrale e Grecia – “I nuovi laureati guardano ancora alle grandi aziende, ma hanno al contempo elevate aspettative nei loro confronti in termini di formazione e sviluppo personale, ben prima della laurea. Alle aziende che intendono essere attrattive per i talenti, si impone quindi la necessità di offrire opportunità di lavoro stimolanti e impostare esperienze di formazione e crescita personalizzate, rafforzando la collaborazione con le università e attivando modalità innovative e digitali per entrare in contatto con loro anche precedentemente al momento della laurea. Accenture, con un ritmo di assunzioni medio di circa 1500 persone all’anno, è impegnata in iniziative tese a valorizzare il talento e a sviluppare skill allineati all’evoluzione tecnologica, indirizzate sia agli studenti universitari, sia ai nuovi assunti, offrendo loro opportunità di formazione continua e di sviluppo professionale in linea con le loro aspirazioni, in un contesto altamente innovativo”.

I nuovi laureati in Italia dimostrano di essere flessibili: l’83% considera di accettare tirocinio non retribuito dopo la laurea in caso non sia disponibile un lavoro a pagamento e l’82% è disposto a trasferirsi per un’offerta di lavoro. A questa flessibilità fa fronte però una elevata aspettativa nei confronti del futuro datore di lavoro: i nuovi laureati hanno grande ambizione e cercano un’esperienza professionale coinvolgente che sia in grado di valorizzare il loro percorso di studi. La Gen Z che si affaccia al mondo del lavoro mostra anche di essere fedele: il 59% dei nuovi laureati dichiara infatti di voler rimanere con il loro primo datore di lavoro per 3 o più anni.

I nuovi laureati considerano anche la percezione pubblica delle aziende come discriminante nella decisione di lavorare per quel datore di lavoro. La Gen Z si aspetta inoltre flessibilità, uno stipendio adeguato e la possibilità di mettere a frutto le loro competenze, elemento in cima alle loro preoccupazioni. Molti nuovi laureati del 2017 vedono infatti loro predecessori lamentare di fare un lavoro per cui non è richiesta la loro laurea (61% dei laureati 2015/2016 in Italia).

Una volta entrati nel mondo del lavoro, una grande maggioranza dei neolaureati in Italia (83%) avrà già completato uno stage o apprendistato, dimostrando di apprezzare la possibilità di applicare in modo pratico le proprie competenze e capacità, prima di intraprendere la carriera. E’ interessante notare che l’85% dei laureati recenti (2015/2016) ha trasformato questa esperienza formativa e temporanea in un lavoro.

Sul luogo di lavoro, i giovani laureati italiani sono positivi nei confronti dell’Intelligenza Artificiale (AI) e di altre tecnologie avanzate, perché ritengono che possano migliore la loro esperienza professionale (70% dei rispondenti). Più di due terzi dei nuovi laureati in Italia dichiara di aver intrapreso corsi di formazione dedicati a digitale, alla programmazione e all’informatica più in generale e il 65% degli studenti italiani, ritiene di aver ricevuto una formazione adeguata per essere preparati a lavorare in modalità digitale.

Se i giovani laureati, nativi digitali, sono positivi nei confronti delle nuove tecnologie, allo stesso tempo ritengono che comunicazione (39%), problem solving (36%) e capacità organizzative (31%) siano le prime skill per essere attrattivi nei confronti dei datori di lavoro. Importante è anche il valore della relazione umana: il 39% dei nuovi laureati dichiara di preferire le interazioni faccia a faccia con i colleghi, mentre gli strumenti di comunicazione web sono al secondo posto (18%).

Copia & Incolla: perché questo titolo? Perché i contenuti di questa categoria sono stati pubblicati SENZA ALCUN INTERVENTO DELLA REDAZIONE. Sono comunicati stampa che abbiamo ritenuto in qualche modo interessanti, ma che NON SONO PASSATI PER ALCUNA ATTIVITÀ REDAZIONALE e per la pubblicazione dei quali Tech Economy NON RICEVE ALCUN COMPENSO. Qualche giornale li avrebbe pubblicati tra gli articoli senza dire nulla, ma noi riteniamo che non sia corretto, perché fare informazione è un’altra cosa, e li copiamo ed incolliamo (appunto) qui per voi. 

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