Society

Mastodon, alternativa open source a Twitter

E’ innegabile che certe corporation forniscono servizi facili da utilizzare e che è molto comodo avere tutto centralizzato in poche piattaforme ma in molti si stanno accorgendo che questa concentrazione di utenti ed in particolare di dati potrebbe essere dannoso per ogni individuo e per l’intera società a lungo termine.

C’è chi, per fortuna, non si sta solo preoccupando di quello che sta succedendo ma si attiva per creare piattaforme alternative che ci permettono di usufruire di servizi similari, a volte migliori, ma che sono completamente indipendenti dalle grosse multinazionali.

Uno degli ultimi esempi è , una versione Open Source, gratuita e “decentralizzata” di .

Per chi non abbia familiarità con i cosiddetti “social network”, Twitter è una piattaforma web sulla quale gli utenti si scambiano brevi messaggi, immagini e link. E’ come inviare degli SMS che possono essere letti da centinaia, migliaia o addirittura milioni di persone che si sono collegate a voi su questa piattaforma.

Di per sé l’idea non è male, può essere utile a tanti per scambiare informazioni e idee con gruppi di persone che potrebbero essere ovunque nel mondo e naturalmente anche a quelli che vogliono per forza condividere con il mondo ogni momento della loro vita e le foto dei loro gatti.

Il problema sorge quando, dopo aver attratto centinaia di milioni di utenti con un servizio gratuito, lo scopo fondamentale diventa la monetizzazione degli utenti e dell’enorme mole di dati che creano modificando le funzionalità, il modo in cui vengono presentate le informazioni e naturalmente i termini e le condizioni d’uso.

La nascita di un nuovo modo di fare “social”

Eugen Rochko, uno sviluppatore di software tedesco di 24 anni, ha trovato che Twitter non rappresenta più l’idea di social network libero ed indipendente che gli piaceva tanto ed in pochi mesi è riuscito a crearne un’alternativa che rispecchiasse i suoi ideali e l’ha chiamata Mastodon.

Prima che iniziate a cercare un intenso significato filosofico nel nome Mastodon (mastodonte in Italiano) o un interesse particolare per l’antenato del mammut del periodo pleistocenico, chiariamo subito che non c’è, è semplicemente il nome di una delle band rock preferite di Eugen e visto che non è uno specialista marketing ma un ottimo programmatore ha usato uno dei primi nomi che gli è venuto in mente.

La band a quanto pare ha apprezzato in un Tweet il fatto che il loro nome è stato utilizzato per un software Open Source.

Con Mastodon ognuno di noi può creare il proprio Twitter e decidere se vuole “federarlo” o collegarlo con altri server Mastodon che vengono creati ovunque in giro per il mondo “decentralizzando” in effetti una piattaforma che prima era di proprietà di un’unica azienda americana.

La “federazione”, ossia l’interconnessione di tanti server indipendenti che si sincronizzano tra di loro, rende le piattaforme molto più “snelle” e facili da gestire e, visto che ogni “admin” ha il pieno controllo sul proprio social network, permette di creare un gruppo di interesse specifico limitando l’accesso ad utenti con interessi comuni.

Il fatto che Mastodon sia Open Source e gratuito permette ad ognuno di noi di usarlo senza essere vincolati a licenze d’uso restrittive ma anche di adattarlo alle proprie esigenze. In molti, ad esempio, si lamentavano che i 140 caratteri di Twitter fossero troppo limitativi ma adesso che “noi” abbiamo il controllo lo standard è diventato 500 caratteri per “Toot”, come vengono chiamati i messaggi su Mastodon, ma se ne volete di più o di meno potete crearvi il vostro server e modificare qualsiasi parametro, aspetto grafico o funzionalità.


Al momento l’interfaccia è molto simile a TwitterDeck, l’interfaccia multi-account di Twitter, a cui molti utilizzatori sono abituati per cui il passaggio a questo social network è generalmente indolore.

Una crescita di utenti ed istanze esponenziale

L’idea di Mastodon ha avuto così tanto successo che nell’arco di un mese, da quando alcuni media si sono accorti della sua esistenza, il numero di utenti è passato da circa 22.000 su un solo server in Germania ad oltre 650.000 su quasi 1700 server distribuiti in tutto il mondo al momento della pubblicazione.
E’ vero che altri hanno creato applicazioni simili, come GNU Social, Diaspora, Ello o altri, ma a causa della loro complessità d’utilizzo o per l’essere arrivati troppo presto su un mercato in cui Twitter ha investito enormemente in marketing, non hanno avuto sufficiente visibilità per permettergli di crescere così rapidamente.

Mastodon invece sembra essere arrivato al momento giusto, con l’idea giusta e con l’intenzione di creare una piattaforma che oltre a permettere di creare un’alternativa a Twitter sarà la base per darci il controllo di alternative a Facebook e similari.

Il suo rapido successo ha già permesso la creazione di una comunità di sviluppo che molto rapidamente sta aggiungendo le funzionalità che i suoi utilizzatori vogliono, senza interferenze da parte di chi vuole solo guadagnarci sopra.
Per chi preferisse utilizzare i social network su dispositivi mobili sono anche già disponibili delle app per Android come Tusky, Twidere e TootyFruity e per iPhone Amaroq, Mastodon-iOS e tante altre.

Mentre l’adozione di Mastodon è globale si possono notare 2 hot spot ben definiti, il Giappone e la Francia. In Giappone una comunità on-line di artisti, creata circa 10 anni fa chiamata Pixiv, ha visto le potenzialità di Mastodon come strumento di interscambio e promozione delle creazioni artistiche dei membri della comunità e molto rapidamente oltre 140.000 utenti si sono iscritti.

In Francia Mastodon sembra avere una crescita inarrestabile sopratutto grazie ad una buona copertura mediatica, una certa dose di nazionalismo ed a una comunità appassionata di software Open Source, molto più estesa ed organizzata che in Italia, che ha trovato un’altro strumento utile per scollegarsi dalle reti sociali controllate da pochi attori stranieri.

La cosa sorprendente è che anche Etalab, il centro di coordinamento e sviluppo per le politiche digitali nazionali, ha creato il proprio server Mastodon e, come descritto nel loro blog (link: https://forum.etalab.gouv.fr/t/mastodon-le-reseau-social-libre-et-decentralise-en-plein-decollage/3538), ha dato accesso ai dipendenti di tutti gli enti per creare il proprio “Twitter” nazionale.

Utenti di riguardo già presenti sono sicuramente l’Agenzia per la sicurezza dei sistemi informativi, che ha già aggiunto nel suo glossario il termine “Pouet”, corrispontende al “Toot” o più comunemente “post” in Inglese, ed il gruppo che si preoccupa di sviluppare gli Open Data e la diffusione dell’Open Source.

Può essere questo uno dei tanti esempi utili per aiutare il Governo Italiano a ridurre la sua dipendenza dalle solite multinazionali e contribuire attivamente a riprendere controllo dei software e dei dati critici per i cittadini e la nazione?

Essendo un social network i messaggi che scrivete sono generalmente pubblici quindi creando e gestendo un vostro server, o istanza come viene generalmente chiamata, non nasconde i vostri “Toot” se comunicate con utenti che si sono registrati su altre istanze, la privacy dei messaggi non è lo scopo primario di una piattaforma “sociale” in generale ma dare il controllo delle funzionalità e dei dati in essa contenuti ai propri utenti è comunque un buon passo avanti.

Da semplice utente ad admin di un social network

Creare un’istanza Mastodon non è un’attività che richiede molto tempo, per chi ha delle basi tecniche ed un minimo di competenze su Linux, ma prima di cimentarsi nell’installazione e gestione di un server che ha comunque un certo livello di complessità, provate a vedere se vi piace partecipando alla comunità mastodon.partecipa.digital (link: https://mastodon.partecipa.digital).

Ho creato quell’istanza Mastodon perché, da buon tecnico, preferisco testare e valutare in modo approfondito qualcosa prima di parlarne e raccomandarlo e devo dire che sia del punto di vista funzionale che tecnico sono veramente soddisfatto.

Se invece di essere semplici utilizzatori, volete diventare amministratori del “vostro Twitter” ho preparato una guida in Italiano (link: https://www.partecipa.digital/8-mastodon-it/1-installare-mastodon-su-debian-8) che vi aiuterà ad installare Mastodon.

E’ dunque la fine per Twitter e altri social centralizzati?

Twitter, Facebook ed altre piattaforme centralizzate continueranno sicuramente ad esistere per molto tempo in quanto sono supportate da grandi fondi finanziari che vogliono recuperare le centinaia di milioni di dollari che hanno investito (principalmente in marketing per convincerci ad usarli) ma visto che la maggior parte stanno semplicemente diventando dei canali pubblicitari e di “propaganda”, l’effettiva utilità come strumenti di socializzazione fatta dagli utenti e per gli utenti non è più applicabile.

Mastodon, invece, rappresenta l’idea del Twitter originale, con decisamente più caratteri a disposizione, dove in molti si riversano per dare luogo ad una comunicazione tra individui, spesso distanti, sui soggetti più disparati senza interruzioni pubblicitarie o senza avere i propri post analizzati in tempo reale da sistemi di Machine Learning ed Artificial Intelligence che vanno tanto di moda al momento.

Mastodon è solo uno degli esempi di quanto adesso sia facile riappropriarsi dei propri dati, della propria privacy e di un modo di comunicare non dettato da algoritmi che “omogenizzano” la società e pretendono di sapere quello che vogliamo leggere.

E’ vero che registrandosi su istanze in cui la maggior parte delle persone parla la stessa lingua e più o meno ha le stesse idee si può finire per avere un appiattimento della comunicazione ma è una nostra scelta. Non essendoci di mezzo algoritmi che filtrano o riorganizzano i messaggi “corriamo il rischio” di vedere dei post che aggiungono informazioni e punti di vista diversi che possono aiutare a migliorare il nostro senso critico.

Comunque potendo scegliere su che istanza ci si registra, o quali utenti possono registrarsi se si è admin, ognuno è libero di vedere nella sua timeline locale, fatta dagli utenti dell’istanza in cui ci si registra, o sulla timeline federata, che include i post degli utenti su altre istanze ma seguiti dagli utenti locali, gli argomenti che preferisce.

Nell’istanza che io gestisco, ad esempio, preferisco vedere dei post relativi a Linux, Open Source, sicurezza informatica, Open Data e similari per cui mi collego con persone con interessi similari e di preferenza permetto registrazioni ad utenti che possono apportare valore ad alla comunità.

Forse anche voi avete interessi ed idee che vorreste condividere senza avere delle multinazionali o altri gestori che fanno da intermediari?

Paolo Vecchi

Paolo Vecchi

E’ il CEO di Omnis Systems Ltd (UK) e Srl (IT) aziende specializzate nella distribuzione a valore aggiunto di soluzioni basate su Linux ed Open Source che scalano da PMI fino a coprire le esigenze della Pubblica Amministrazione.

Ha quasi 30 anni di esperienza nel settore informatico, metà dei quali trascorsi in Inghilterra, ed ha sempre cercato di promuovere innovazione più che semplici prodotti. Negli ultimi 10 anni si è dedicato a promuovere soluzioni basate sull’Open Source e Linux in quanto convinto che siano il fulcro di una nuova era non solo nel campo informatico ma anche sociale poichè elementi abilitanti di una sharing economy e di una “decentralizzazione” di Internet. Esperto di sicurezza dati e Privacy, è stato anche menzionato da testate quali The Guardian e La Stampa quando è iniziato lo scandalo Snowden/NSA, ed è sostenitore dell’utilizzo di piattaforme Open Source nelle azienda per gestire in modo più sicuro ed economico, rispetto al Cloud, la propria infrastruttura IT.

E’ anche membro e/o sostenitore di: UK Cyber Security Forum, Open Source Initiative, Open Source Consortium UK, OpenStack Community, LibreItalia.

Twitter LinkedIn 

Clicca per commentare

Commenti e reazioni su:

Loading Facebook Comments ...

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

No Trackbacks.

Inizio
Share This