Innovare il futuro

Innovare con il metodo Lego Serious Play

Quando mi presento in aula o da un cliente con una valigia contenente 22 Kg di mattoncini Lego, spesso i partecipanti ai miei corsi e workshop fanno un po’ i timidi, quasi si vergognassero o fossero un po’ timorosi di immergersi nuovamente in quell’oasi di spensieratezza e creatività che caratterizza le ore che i bambini (e spesso anche gli adulti) amano passare costruendo nuovi mondi con i mattoncini.

Superato lo scoglio psicologico iniziale, la tendenza è quella di chiedersi se, al netto di un po’ di divertimento e spensieratezza, abbia senso utilizzare una giornata del preziosissimo e costosissimo tempo di ciascuno per costruire qualcosa con i Lego, quando quella giornata poteva essere utilizzata forse meglio compilando qualche documento, inviando qualche email o facendo qualche telefonata.

Al termine della giornata però tutto è più chiaro, gli obiettivi sono stati raggiunti, ci si è resi conto che ciascuno ha dato al gruppo molto più di quanto non si riesca ad ottenere in un meeting o un corso tradizionali e che il risultato raggiunto è notevolmente superiore rispetto alla somma dei contributi, delle conoscenze e delle esperienze dei partecipanti.

Tutto questo avviene grazie alle enormi potenzialità espresse dal metodo che, se ben indirizzato, riesce a produrre risultati davvero straordinari.

Quel che succede durante i workshop, infatti, non è basato sulla costruzione di oggetti fisici, ma di rappresentazioni concrete di metafore che rappresentano concetti astratti, come l’innovazione, la collaborazione, la leadership, il valore che noi stessi portiamo alla nostra organizzazione, i nostri modelli di business, il nostro mercato, lo star bene nella nostra città e così via in funzione degli obiettivi che ci si è posti.

La costruzione di un modello fisico che rappresenti metaforicamente un concetto astratto può sembrare un’operazione complessa, ma, se avremo il coraggio di iniziare a costruire senza pensare troppo a cosa vogliamo ottenere, all’interno di noi stessi scatterà qualcosa e ci renderemo conto che il modello che avremo costruito avrà al suo interno molto più di quanto inizialmente potessimo immaginare, inoltre, grazie all’aiuto di un facilitatore preparato, saremo in grado di esprimere moltissimi concetti a cui inizialmente non avevamo minimamente pensato, trovandoli direttamente nel nostro modello. Cose che effettivamente ci appartengono e che sono in relazione con il tema su cui stiamo lavorando, ma a cui non avevamo pensato e di conseguenza non dovrebbero essere nel modello realizzato con i mattoncini Lego, eppure sono lì davanti a noi.

Tutto ciò dipende dal fatto che, quando utilizziamo le mani, attiviamo aree del cervello che solitamente non utilizziamo durante la conversazione tradizionale e queste aree aiutano la produzione di contenuti, relazioni, concetti ed emozioni che alla fine troveremo all’interno del modello senza rendercene conto. Si tratta di un vero e proprio collegamento diretto bidirezionale tra cervello e mani che non interessa il livello di coscienza, di conseguenza costruiamo le cose che davvero pensiamo siano da mettere all’interno del modello, ma non ce ne rendiamo conto fino a quando le faremo emergere con l’aiuto del facilitatore o degli altri partecipanti al workshop.

Ecco perché molti ricercano la concentrazione usando le mani: scarabocchiando un foglio di carta, giocando con una penna, manipolando oggetti. Si tratta di un comportamento del tutto normale che abilita una  migliore concentrazione ed un più alto livello di attenzione.

Non si pensi tuttavia che il metodo Lego Serious Play sia tutto qua, al contrario, questo aspetto, pur essendo determinante, è poca cosa se confrontato con la potenza complessiva del metodo.

Il metodo infatti è basato su un “Core Process” composto da quattro fasi:

  • la sfida (in cui il facilitatore indica cosa deve essere costruito, con quali modalità e con quali regole);
  • la costruzione (in cui il partecipante effettua fisicamente la costruzione);
  • la condivisione (in cui ciascun partecipante descrive il suo modello e ne condivide con tutti gli altri le caratteristiche salienti, rispondendo anche alle domande del facilitatore);
  • la discussione (in cui tutti i partecipanti discutono degli esiti della condivisione ed in cui si fa la sintesi di quella particolare fase del workshop).

Queste quattro fasi rappresentano la base per diverse tecniche di applicazione, il metodo standard ne contiene ben sette. Si va dalla costruzione individuale, al modello condiviso del team, dalla costruzione di interi scenari ad agenti in grado di influenzarli, dalla costruzione delle connessioni tra diversi concetti alla valutazione delle relazioni, fino ad ottenere i principi guida in grado di indirizzare correttamente la nostra organizzazione all’interno del contesto che è oggetto del workshop.

Il metodo viene solitamente utilizzato in workshop nei quali è necessario discutere di temi complessi, da quelli di natura personale a quelli di relazione tra i membri di un team, da quelli legati all’innovazione a quelli in cui è necessario individuare nuove strategie aziendali ed organizzative. L’applicazione del metodo prevede che le decisioni vengano prese in modo comunitario e condiviso e con il coinvolgimento di tutti i partecipanti, nessuno escluso. Questo avviene grazie al fatto che tutti i partecipanti sono guidati nel mettere il 100% del loro potenziale a disposizione del team per raggiungere l’obiettivo comune. Utilizzando questo metodo infatti si riesce a passare dai tradizionali meeting 80-20, in cui soltanto il 20% dei partecipanti mette a disposizione l’80% del proprio potenziale, a meeting 100-100, in cui non ci si può nascondere e si è guidati non solo a contribuire, ma anche a mettere in discussione le scelte degli altri ed a riutilizzarle, e il tutto senza provocare stress nei partecipanti, ma in modo totalmente naturale e divertente.

Personalmente ho utilizzato il metodo in diversi contesti, dai corsi professionali su creatività ed innovazione a workshop specifici con adulti su diverse tematiche organizzative ed innovative, dal classico team building per gruppi di lavoro ad attività con bambini e ragazzi sul valore dell’amicizia e sul bullismo. Mi è stato chiesto anche di aiutare alcune amministrazioni a concepire la loro città del futuro, identificando innanzi tutto i valori di base sui quali provare poi a progettare i servizi innovativi da portare al cittadino in ottica Smart City, individuandone al contempo anche le forme di finanziamento più adeguate.
All’interno di percorsi più ampi legati all’innovazione, sia essa la ricerca di nuovi prodotti, di nuovi servizi o di nuovi modelli di business, inserisco spesso qualche workshop Lego Serious Play, con risultati straordinari. Alcune delle cose che comprate ed avete a casa sono effettivamente state concepite durante uno di questi workshop.
Persino i miei corsi universitari contengono intere lezioni che utilizzano questo metodo, il problema è che poi gli studenti non vogliono tornare alle inevitabili lezioni di tipo tradizionale.

L’unico limite del metodo è che, purtroppo, se ne comprendono bene le potenzialità soltanto provandolo, quindi provatelo rivolgendovi ad un facilitatore Lego Serious Play certificato sull’utilizzo della metodologia, soltanto chi ha questo tipo di , infatti, possiede tutti gli strumenti del metodo, tutte le tecniche, un network di professionisti alle spalle e la capacità di progettare un workshop adatto alle vostre esigenze.

Molti si improvvisano facilitatori sottolineando come il metodo sia Open Source, dimenticando di dirvi che di Open Source c’è soltanto la versione 1.0 che contiene alcune linee guida generali, ma che manca di due cose fondamentali: la metodologia di facilitazione e la capacità di progettare workshop personalizzati che siano coerenti con la metodologia stessa. Diffidate quindi dalle imitazioni.

Se volete iniziare a conoscere la metodologia vi consiglio di partire dalla sezione dedicata a Lego Serious Play sul sito Lego, per poi passare successivamente al libro Building a Better Business Using the Lego Serious Play Method scritto dalle due persone più autorevoli al mondo su questo tema: Robert Rasmussen e Per Kristiansen.

Se la cosa inizia ad affascinarvi e volete iniziare un serio programma di formazione e certificazione potete iniziare dal sito della Association of Master Trainers, su cui troverete tutte le informazioni per i training ufficiali.

Se infine volete provare la metodologia, contattatemi! Buon divertimento!

Massimo Canducci

Laureato in Scienze dell’Informazione e in Tecnologia della Comunicazione.
Innovation Manager in Engineering, si occupa di Innovazione in tutti i suoi aspetti.
Professore a contratto di Innovation Management all’Università di Torino.

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