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Il software open source è patrimonio intangibile dell’umanità

Nei giorni scorsi, a Parigi, alla presenza del Presidente della Repubblica Francese François Hollande, ha firmato un accordo con INRIA legato al progetto Software Heritage, che ha l’obiettivo di conservare il codice sorgente del software , e per questo motivo viene riconosciuto come patrimonio intangibile dell’umanità.

Software Heritage è nato su iniziativa di Roberto Di Cosmo e Stefano Zacchiroli, e contiene già tutto il codice sorgente dei principali progetti di software libero, che rimarranno a disposizione di tutti coloro che ne faranno richiesta – sviluppatori, e anche aziende e singoli utenti – per l’eternità.

Questo significa che UNESCO ha riconosciuto il valore del software open source, che deve essere protetto e conservato in quanto strumento di conoscenza, per la gestione della conoscenza. Valori, questi, che differenziano il software open source dal software proprietario. Infatti, il primo nasce dalla condivisione della conoscenza degli sviluppatori, e da una gestione trasparente del codice sorgente, che – in quanto condiviso – offre la possibilità di sviluppare altro software, dando origine a una spirale virtuosa senza soluzione di continuità. Il contrario del software proprietario, che basa il proprio valore sull’offuscamento del codice sorgente.

Un riconoscimento che arriva nel momento in cui il software open source viene riconosciuto per il proprio valore anche da aziende – come Microsoft – che erano arrivate a definirlo come un cancro, e che oggi sponsorizzano Software Heritage proprio perché riconoscono l’enorme portata culturale del progetto.

Italo Vignoli

Italo Vignoli

Laureato in Lettere all’Università Statale di Milano, è uno dei fondatori di The Document Foundation, la “casa di LibreOffice”, nonchè portavoce del progetto a livello internazionale; è anche fondatore e presidente onorario della neonata Associazione LibreItalia.

Ha partecipato ad alcuni tra i principali progetti di migrazione a LibreOffice, sia nella fase iniziale di analisi che in quella di comunicazione orientata alla gestione del cambiamento. Ed è autore dei protocolli per le migrazioni e la formazione, sulla base dei quali vengono certificati i professionisti nelle due discipline. In questa veste è coordinatore della commissione di certificazione.

Come esperto di standard dei documenti, ha partecipato alla commissione dell’Agenzia per l’Italia Digitale per il Regolamento Applicativo dell’Articolo 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale.

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