#EpicFail

Melania Trump e un #PotereDellaFirstLady che non salva da #EpicFail

A poco più di un paio di mesi dall’insediamento alla Casa Bianca, la famiglia Trump sta dimostrando di non avere un particolare feeling con . Dopo l’odissea della foto di copertina dell’account Twitter di Donald Trump – per il quale era inizialmente stata scelta una foto della cerimonia di insediamento di Obama, poi precipitosamente cambiata più volte con risultati poco vincenti – e il social media fail “a scoppio ritardato” a danno di Trump Hotels dopo la promulgazione del muslim ban, anche alla first lady  è toccata un’altra figuraccia sul dell’uccellino, già reduce dalle polemiche per il discorso “copiato” a Michelle Obama durante la campagna elettorale del  marito.

I fatti risalgono alla metà di febbraio: è il giorno di San Valentino quando la supermodella statunitense Emily Ratajkowski prende pubblicamente le difese della first lady dopo che quest’ultima è stata apostrofata “hookers” (prostituta) da una giornalista del New York Times.  La Ratajkowski – che ha uno stuolo infinito di follower su ogni social network mai apparso sul web e che non manca mai scatenare terremoti mediatici a ogni suo post – twitta indignata che non le interessa del passato di Melania Trump tra foto osé e scandali vari: nessuno – uomo o donna che sia, indipendentemente dalle proprie idee politiche – deve permettersi di dare della prostituta a una donna, e che le parole della giornalista non sono altro che “disgustose stronzate sessiste”.

La risposta di Melania Trump non tarda ad arrivare, e proprio dall’account ufficiale @FLOTUS – First Lady Of The United States – l’account gemello di @POTUS che viene assegnato di diritto al presidente in carica e alla consorte. Il tweet di Melania si rivolge a tutte le donne “che usano la propria voce in difesa di altre donne”, ma non manca di citare direttamente Emily Ratajkowski a mo’ di ringraziamento.

melania trump poweroffirstlady

Come se non bastasse lo scambio di battute tra la First Lady e la supermodella con la fama di essere una provocatrice dei social media, ad attirare l’attenzione è uno dei due  che Melania Trump ha incluso nel suo tweet, ovvero #PowerOfTheFirstLady. Quel #PotereDellaFirstLady, fa scattare fin da subito l’epicfail: è troppo lungo, poco leggibile – e poi, cosa significa esattamente?

melania trump poweroffirstlady

Oddio, mi dispiace per Melania. Non riesce nemmeno ad assumere uno stagista per creare un hashtag sotto i 20 caratteri 🙁

 

27Sul serio, cosa significa #PotereDellaFirstLady?

E in men che non si dica, arrivano le risposte degli utenti che punzecchiano Melania chiedendole come possa parlare di potere delle donne e potere della first lady mentre suo marito è noto per le sue battute misogine e tutta la famiglia utilizza il proprio potere essenzialmente allo scopo di mantenere il proprio status quo:

melania trump poweroffirstlady

Come può @FLOTUS parlare di potere delle donne quando suo marito fa commenti misogini?

 

melania trump poweroffirstlady

Il #PotereDellaFirstLady è sprecato. Dovrebbe essere usato per cambiare il mondo, non proteggere il tuo mondo.

 

E l’epicfail di Melania Trump riceve la sua ciliegina sulla torta quando #PowerOfTheFirstLady comincia raccogliere tweet dedicati… a Michelle Obama:

melania trump poweroffirstlady

Ricordo Michelle parlare ai bambini e ballare con loro, fare giardinaggio ed essere gentile! FLOTUS 44 <3

 

melania trump poweroffirstlady

Ecco a chi ho pensato quando ho visto che l’hashtag #PotereDellaFirstLady era nei Trending Topic…

 

Dopo essere stato in trending topic per qualche ora e commentato in lungo e in largo per il web, lo scivolone social di Melania Trump viene archiviato come un esempio di imbarazzante uso dei social media da parte di personaggi pubblici di grande rilevanza. In realtà, la first lady è caduta nella stessa trappola che, qualche tempo fa, aveva visto protagonista la nostrana Cgil con l’indimenticabile hashtag #tutogliioincludo. Infatti, anche Melania Trump – o chi per lei – ha pensato bene di creare un hashtag-slogan che non ne favorisce in alcun modo la condivisione, perché già riempito di senso a monte:

Un hashtag non deve essere uno slogan: per funzionare bene deve essere semplicemente un’etichetta che catalizza una serie di contenuti, un luogo di ritrovo dove seguire e partecipare allo svolgimento di una conversazione, un segno di riconoscimento che costruisce il senso. Un hashtag non deve esprimere un concetto, ma deve permettere il riconoscimento del concetto espresso nel tweet e unirlo agli altri contenuti.

Ad aggravare la situazione, poi, c’è anche il fatto che non è ben chiaro che tipo di concetto intendesse esprimere Melania Trump: se #PowerOfEveryWoman poteva anche essere un hashtag in grado di incarnare l’idea che ogni donna possa combattere per sé stessa e per le altre, indipendentemente dal ruolo che ricopre, #PowerOfTheFirstLady è di più difficile interpretazione, tanto più che non si associa a nessuna azione “pubblica” della Trump a sostegno delle donne. Sembra quasi uno sfoggio della propria carica pubblica e non una dichiarazione di intenti. Cosa che, naturalmente, non è sfuggita agli utenti che, peraltro, hanno già un’opinione particolarmente radicata di Melania Trump nel ruolo di First Lady.

Lesson Learned: Come ai tempi di #tutogliioincludo: «Non è che perché “gli hashtag si usano”, l’uso dell’hashtag deve essere “obbligatorio”: ci sono tweet e conversazioni che funzionano benissimo anche senza un hashtag specifico». In ogni caso, qualsiasi hashtag dovrebbe per lo meno rispondere a certi criteri di base: brevità e comprensibilità su tutti.

Foto di Marc Nozell, Flickr, CC-BY 2.0

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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