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Storie di colpo di fulmine #TechValentineDay

Una nota pubblicità recitava “ passa, l’ per la resta”. E resta così radicato nella memoria (e nel cuore, vista la giornata di oggi) che tanti sono stati i visionist che hanno voluto condividere oggi la storia del loro colpo di fulmine.

Per Valentina Spottila scintilla è scoppiata quando mi è stato chiaro che sarebbe stato il mezzo per arrivare in modo rapido e preciso a una sterminata prateria di contenuti, aggirando i vincoli dello spazio e del tempo. Ed è stato amore quando ho realizzato che, insieme a quei contenuti, era diventato possibile anche raggiungere le persone che li avevano creati e diffusi, e quelle che erano lì per condividerli. La tecnologia è stata un po’ un Cupido che ha iniziato a scagliare frecce a 56k, ma a cui io ho fornito poco dopo un Adsl”.

Amore pneumatico invece per Marco Stancati che ricorda: “non è tempo di smartphone. Sono i (metal)meccanici anni ‘70, aria ancora densa di ‘68 e di occupazioni. Non è la mia città; è la sua. Nella Facoltà circondata, ora i telefoni sono stati isolati. Ha fatto in tempo a dirmi che c’è la “posta pneumatica”. La trovo; ma come si fa a mandare un messaggio proprio a Lettere e Filosofia? I termosifoni sono gelidi; fa freddo, che l’eskimo sulla t-shirt militante fa rivoluzione ma non riscalda. Mentre cerco di leggere sul muro la tabella stinta delle istruzioni, un sibilo e un tonfo. Raccolgo un bossolo; sul lato “PN 4 LETTERE”. Ma come si apre? C’è una specie di compasso, l’infilo nei buchi del coperchio, provo a girare: sì! Il cuore accelera, la grafia è inconfondibile: “Wooow! Ho fatto prima io!! Finita l’occupazione, andiamo al mare. HO LE CHIAVI. Quindi conservati e non provocare i celerini”. Chissà perché una vita dopo, per i messaggi dell’Iphone, ho scelto tra i suoni possibili il risucchio afono della posta pneumatica”.

Una concatenazione di amori invece per Fernanda Faini: “la passione per la tecnologia deriva dal mio amore per il diritto. In che senso? Il diritto è chiamato a regolamentare la vita e la nostra vita oggi è caratterizzata dall’esistenza digitale, sua parte integrante sempre più “ingombrante”. Gli strumenti digitali, se ben regolati e indirizzati permettono di ampliare e fortificare le libertà e i diritti di tutti e ciascuno, aumentare le possibilità, favorire la conoscenza e la condivisione, accrescere l’uguaglianza sostanziale e la stessa democraticità. E’ una grande occasione, quella offerta dalla realtà digitale, di rendere la nostra società più giusta. Certo non mancano i rischi e i pericoli di nuove asimmetrie di potere, inedite restrizioni di libertà e controllo sociale, insiti in un rapporto, quello fra diritto e tecnologia, complesso e affascinante. Io sono stata indubbiamente stregata e l’amore negli anni si consolida e cresce!”.

San Valentino fa rima con Spectrum per Flavia Zappa Leccisotti: “facile per me subire il fascino della tecnologia sin da bambina, dato che mio zio, giovane studente di informatica a Torino negli anni ’80, tornava a casa in Puglia per le vacanze con quelle che allora mi sembravano vere e proprie meraviglie tecnologiche. Gadget come l’orologio che funzionava con frutta e ortaggi, o la mano meccanica con la quale afferrare gli oggetti a distanza. Ma fu un oggetto in particolare che all’età di 6-7 anni mi attrasse più di tutti gli altri. Il Sinclair ZX Spectrum,  uno degli home computer di maggior successo in quegli anni e principale concorrente del Commodore 64. Lo Spectrum, con i suoi tasti gommosi e l’arcobaleno disegnato sul lato, catturò la mia attenzione di bambina. Per me fu uno strumento innovativo non solo perché collegato ad un comune mangiacassette ed una TV permetteva a mio zio di giocare o di creare od utilizzare programmi come fogli di calcolo o database, ma perché univa alla tecnologia anche l’estetica ed il design. Sono ancora molti i nostalgici di questo storico computer che sta per tornare in una veste tutta nuova. È partita infatti una campagnia di crowfunding con l’obiettivo di riportare in vita lo ZX Spectrum. L’obiettivo è quello di realizzare e produrre lo ZX Spectrum Next, che permetterà di usare sia i vecchi software sia quelli più recenti, mantenendo anche la compatibilità con le espansioni originali. Tutto questo grazie all’uso esclusivo di componenti open source sia a livello hardware che software, che offrirà, alla si spera ampia comunità, la possibilità di svilupparlo ulteriormente… Fall in love again”.

E quando si parla di Amore non poteva mancare un ricordo nostalgico del Commodore, che ci ha regalato Marco Alici: “Ho scoperto di amare la tecnologia da bambino, quando ho scoperto che smontare i giochi per capire come funzionavano poteva essere… più divertente che giocarci. Un amore alimentato da alcune letture, come l’enciclopedia “i quindici”, soprattutto i volumi 8 e 9, che ho sempre avuto a casa, o il libro “I miei giochi e i miei esperimenti. Viaggio nel mondo della natura e della scienza” (Axel Rex,  Ed. San Paolo), un regalo di Natale che mi ha aperto un mondo. A 12 anni un altro regalo, un Commodore 16, mi ha aperto un altro mondo, quello dell’informatica: giocare a pac-man o scrivere un programmino per creare un accordatore per la mia chitarra erano entrambi un divertimento, anche se – lo ammetto – su pac-man ero abbastanza scarso”.

Galeotto fu il Commodore anche per Mariangela Vaglio. “Il regalo era lì, nel mezzo del salotto. Era un Commodore Vic 20 nuovo di pacca, collegato al televisore. Ma non era mio. Ad averlo ricevuto era mio cugino, per la cresima. Siamo coetanei e ovviamente avevamo fatto la cresima assieme. Ma io ero una ragazzina, e quindi mi erano arrivati un diluvio di braccialettini-anellini-cosettini da indossare e portare, perché sia sa che le ragazzine devono essere belle. A lui era arrivato un computer, perché si sa che i maschi sono portati per la tecnologia.  Lui no. Era riuscito con enormi sforzi a collegarlo al televisore solo perché bastava, credo, inserire uno spinotto. Ma poi quello schermo vuoto e azzurrino per lui restava un mistero.
«Vedi? – diceva con fare saputo, perché ammettere di non capire nulla non era certo da lui, era pur sempre il maschio alfa di casa – con questo puoi fare un sacco di cose!»
«Quali?» chiedevo io.
Il panico. Da qualche parte gli avevano detto che si poteva, ma non aveva idea di come. Così cominciammo a cinciottare sulla tastiera. A casaccio prima, poi, pian piano che capivo la logica, in maniera più organizzata. Dopo mezz’oretta sapevo come scrivere le frasi, andare a capo, fare altre quattro o cinque operazioni di base. Lui mi guardava ammirato. Io già sognavo i romanzi che avrei potuto scrivere con quella roba lì.
«Ragazzi, spegnete, dobbiamo tornare a casa!»
La visita a casa dei cugini era terminata. Il Vic fu spento, credo per non essere riacceso mai.
Anni dopo, per scrivere la tesi di laurea, pretesi un pc. Non avevo più toccato un computer da allora ma fu come ritrovare un amico.
Mio cugino odia ancora i computer. Io indovinate un po’”.

Innamoramento tardivo per la tecnologia lo definisce invece Italo Vignoli, colpito dalla freccia di Cupido “dopo una laurea in lettere conseguita nel 1979, grazie a una tesi in geografia umana rigorosamente dattiloscritta. Innamoramento arrivato quasi per caso, quando Honeywell decise di assumermi – perché giornalista – per comunicare agli utenti di PC con un linguaggio accessibile a tutti. Innamoramento tardivo, e quindi solido perché ragionato, anche se privo di solide basi tecnologiche. Innamoramento un po’ bohemien e un po’ razionale, ma forte al punto da essere allo stesso tempo lavoro e passione”.

Della tecnologia però ci si innamora anche attraverso il gioco. E questo è quello che è successo a Matteo Piselli: “avevo sette anni quando il primo coin on invase i bar della mia città. Il capostipite del genere si chiamava Space Invaders e giocarsi costava 100 lire. Tutti i giorni prima di andare a scuola, insieme a mio fratello maggiore, ci fermavamo al bar Moderno, facendo la fila per giocare. Io salivo su una sedia per arrivare ai pulsanti e alla manovella di controllo e una volta afferrati venivo colto da una sensazione di controllo sconosciuta. Da quel giorno non ho voluto più perdere il contatto con la tecnologia”.

Come ci si innamora della tecnologia? E se si nascesse già innamorati? Antonio Sagliocca dice proprio questo: “non mi sono mai posto questo interrogativo, credendo che sia per tutti una questione di stile di vita, un sentimento che ci si porta dietro dalla nascita. Ricordo solo che quando ero bimbo mi divertivo a costruire robot con cartoni, luci e voci pre-registrate e smontavo tutto quanto di elettronico fosse smontabile per capire come funzionava“.

Al di là del come ci si è innamorati, per tutti vale la regola del “sarà per sempre”. Rosanna Consolo infatti racconta: “era novembre del 2001 quando scoccò l’amore. Lo ricordo nitidamente, ne ho l’immagine chiarissima e soprattutto ne custodisco l’emozione. Ero a Bologna per HANDImatica, la mostra-convengo che per prima in Italia aveva aperto l’attenzione sul grande universo ICT&Disabilità: giunsi lì da laureanda in Scienze della Comunicazione con l’aspirazione ad una tesi di cui da subito sapevo il titolo: “Oltre il senso del limite. Percorsi e proposte per un ICT senza barriere”. La mia ricerca era partita dalle Brain Computer Interfaces che connettevano in modo sperimentale la mente alla macchina: una chance di futuribile autonomia per alcuni che avrebbero potuto trovarvi la chiave di interazione con il digitale e tutti i suoi contenuti. Arrivai lì, dunque, aspettandomi il futuro… Ma al primo passo compiuto nell’area stand dove erano ausili e tecnologie informatiche e di comunicazione assistive trovai, invece, il presente! La sorpresa fu immensa. Mi emozionai guardando le persone, pensando a quante possibilità si aprivano per milioni di altri uomini e donne. Rimasi ferma qualche minuto e davanti a quelle tecnologie… piansi! Fu quel giorno che me ne innamorai, perché compresi che miriadi di nuove autonomie entravano, inedite, nella storia dell’umanità”.

Computer, videogiochi, nuove possibilità e poi fu la Rete alla quale Chiara Taddei riconosce il merito dell’aver fatto scoccare la scintilla. “Immagina di essere al centro della più grande piazza del mondo. Intorno a te ci sono miliardi di persone legate tra loro da un sottile filo rosso. Ad un certo punto ti accorgi che anche tu fai parte di quella rete, hai il filo rosso stretto al polso. Come ti senti? Siamo costantemente connessi gli un agli altri senza vincoli spazio temporali, gran parte del bagaglio culturale della nostra specie è raccolto dentro a cover colorate. Tutto quello che facciamo all’interno di queste connessioni è tracciabile e grazie a questo la rete ci restituisce sempre risposte personalizzate. Quando mi sono innamorata? La prima volta che la tecnologia mi ha fatta sentire ubiqua e infinita”.

E io? Posso non raccontare il mio primo vero Amore per un IBM ps1 che Babbo Natale appoggiò sulla mia scrivania tra un libro di Snoopy e gli acquerelli? Quello che mi rubò l’anima fin dal primo giorno, tanto che ancora oggi l’informatica è la mia passione, il mio lavoro, il mio oggetto di studio quotidiano. Perché questo è un amore che va alimentato con costanza, entusiasmo e passione (come tutti gli amori, probabilmente) affinché non si trasformi in inutile bit riscaldato.

E voi? Ci raccontate il vostro colpo di fulmine per la tecnologia? E buon TechSanValentino a tutti!

Sonia Montegiove

Sonia Montegiove

Responsabile editoriale di Tech Economy.
E’ analista programmatore e formatrice. È giornalista per passione ed è entrata a far parte della redazione di Girl Geek Life , convinta che le donne possano essere avvicinate alle nuove tecnologie scrivendo in modo chiaro e selezionando le notizie nel modo giusto.

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