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Safer Internet Day: 7+1 consigli per una Rete migliore

Mettiamo in guarda i ragazzi dai pericoli della Rete. Scuole unite contro il cyberbullismo. Gli insulti e l’odio corrono sui social. Questi solo alcuni dei titoli apparsi in questi giorni in occasione del Safer internet Day, giornata sulla in Rete che ricorre oggi 7 febbraio, voluta nel 2004 da Insafe e sostenuta dall’Unione Europea. Una giornata che dovrebbe durare 365 giorni l’anno, in cui riflettere sull’uso consapevole della Rete. Consapevole, quindi più conosciuto, sotto controllo e sicuro. Non una giornata in cui spaventare, vietare, lanciare anatemi. Non una giornata pensata solo per i ragazzi che a volte sono più consapevoli di molti adulti seduti dietro le cattedre o di qualche assiduo frequentatore di convegni e seminari sul tema.

Quale quindi l’approccio giusto? Come trovare il giusto equilibrio tra lo stare in Rete e contribuire a fare della Rete un posto migliore da abitare per grandi e piccini? Abbiamo raccolto l’opinione dei nostri visionist e questi sono i consigli che tutti potremmo (o meglio dovremmo) seguire.

Aprite gli occhi

La prudenza non è mai troppa (neanche in Rete). La Rete è come la strada, che da bambini ci insegnavano essere piena di pericoli. Non tutto era pericoloso, ovviamente, ma volutamente gli adulti esageravano perché fossimo preparati alle cattive evenienze, che tanto quelle buone sapevamo gestirle da soli. La regola principale era: guardare bene. Vale anche in Rete. Guardare bene ai link che riceviamo nelle email: se hanno nomi strani (il cursore sopra al link ci mostra l’indirizzo reale, che non corrisponde al testo che leggiamo, soprattutto se ci sono sotto intenzioni malevoli) sono spesso una trappola da evitare. La mail viene da un mittente amico: meglio diffidare comunque, magari chiedendo lumi al mittente stesso. Può essere una “trappola” inviata a sua insaputa (da un malware, per esempio) o, peggio, inoltrata frettolosamente e superficialmente, come quasi sempre accade con le “catene di Sant’Antonio”, che imperversano anche sui social network e sono al 99% bufale, se non peggio. Nel dubbio, prudenza. (Marco Alici)

Su ? Come in una piscina pubblica!

Partiamo dalla consapevolezza che Internet non è uno “strumento” ma un luogo. Immaginiamo il Web come una specie di grande piscina pubblica: le cose funzionano bene se:
1. non ci sono ingressi di “serie a” o di “serie b”, ma tutti possono entrare indipendentemente dalla zona della città in cui abitano e nuotare in tutte le vasche senza limitazioni
2. tutti sono educati al rispetto degli spazi comuni
3. tutti sono consapevoli di trovarsi in un luogo pubblico, e di conseguenza decidere con consapevolezza cosa fare e cosa no. Sapendo che, oltretutto, è più sicuro tenere gli “effetti personali” ben custoditi in un armadietto dove nessuno è autorizzato a entrare.

Può capitare che qualcuno – e non solo tra i più giovani! – possa non rendersi conto di eventuali rischi: ma, del resto, quanti di noi hanno imparato da soli a nuotare? Famiglia, amici fidati, ma soprattutto gli insegnanti e le istituzioni: se alla base di tutto c’è l’educazione, il segreto di un Internet migliore è nelle mani di chi deve educare, non solo controllare che le regole vengano rispettate. (Valentina Spotti)

Scrivete in italiano.

Internet è un posto dove essenzialmente si scrive. Imparate a scrivere correttamente in italiano, a spiegare le cose con chiarezza e semplicità. Esercitatevi con le vecchie carta e penna, se serve. Sono le radici antiche della rete moderna. Ma senza radici non si fa nulla, nemmeno se si ha un pc. (Mariangela Vaglio)

Non abbassate la guardia solo perché siete davanti al monitor!

Il Web è senza dubbio uno strumento straordinario di comunicazione, ma è anche lo spazio dove oggigiorno si concentrano i pericoli più insidiosi, soprattutto per i minori. I genitori che si sentono più sicuri quando i propri figli passano le ore davanti a un PC, piuttosto che per strada con gli amici, in realtà non considerano che internet contiene insidie peggiori spesso non considerate, dal cyberbullismo, alla pedofilia. Insidie verso le quali purtroppo i minori non sono in grado di difendersi. E’ troppo facile purtroppo per un minore accedere a contenuti o siti web inappropriati. La percezione del rischio tra la sicurezza fisica e la sicurezza informatica è completamente diversa e fortemente viziata dall’esperienza. La neutralità del monitor abbatte le capacità di percezione degli effetti delle proprie azioni, sia dal punto di vista del criminale sia da quello della vittima. La desensibilizzazione che avviene attraverso l’uso del PC impedisce di comprendere l’entità del danno arrecato alla vittima, le conseguenze di questo e l’esistenza della vittima stessa, che appare solo come un semplice indirizzo IP o profilo social. Lo stesso processo avviene anche nella vittima, che abbassa le proprie difese, perdendo certi pudori e sottovalutandone la pericolosità, per esempio con la condivisione di informazioni personali sui social, la facilità con cui si è predisposti a comunicare con persone sconosciute via chat o webcam. Da una recente ricerca emerge infatti che per 8 ragazzi su 10 insultare o aggredire qualcuno sul web non è considerata un’azione grave quanto un’aggressione fisica. Inserire quindi l’educazione ad un uso responsabile del web nelle scuole per insegnare ai minori e agli adolescenti l’importanza di un uso consapevole del mezzo informatico. E istruire i genitori ad utilizzare gli strumenti come i parental control e a partecipare all’educazione informatica dei propri figli. (Flavia Zappa Leccisotti)

Rendete Internet utile!

Facile a dirsi e meno a farsi? Ecco allora qualche consiglio:

  • innovare dalle radici, con responsabilità e consapevolezza, il nostro modo di concepire e vivere oggi il Digitale: Internet, Web, Rete, social network, social media;
  • intendere dunque il Digitale come strumento, non buono né cattivo in sé, ma tale in base all’uso che se ne fa. Come un martello: utilizzabile bene – per appenderci un chiodo – o male – per uccidere qualcuno.
  • Aver chiaro il perché di quest’urgenza – un’emergenza sociale, un dovere morale e civico non più rinviabile – il suo scopo ultimo: aiutare tutti ad acquisire nuove attitudini mentali e abitudini pratiche per un uso intelligente, sicuro, proficuo del mondo digitale. Per imparare ad Aiutarci nel digitale e grazie al digitale – a vivere un «Digitale Utile», etico, usato bene e per il bene, che così sprigionerà la sua utilità e proficuità per il business e la vita: nostra, dei nostri figli, della società.

Internet può e deve divenire «migliore». Ciò però sarà possibile solo grazie a una  #Digital #Education, una Educazione Digitale, che sia in primis Educazione Civica Digitale e, più profondamente ancora, «Educazione». (Rachele Zinzocchi)

Chiedetevi il perché delle cose

Vi ricordate quando eravamo bambini e adoravamo il gioco del perché? Perché abbiamo deciso di abbandonarlo? Nella mia esperienza (in)consapevolezza e (in)sicurezza partono proprio da qui. Proviamo a chiederci il perché delle cose:
Perché aprire un allegato di una fattura mandata via mail se io non ho utilizzato quel servizio? Perché cliccare su un link inviato anche da qualcuno che presumibilmente conosco ma con cui non ho interazioni via mail? Perché dare accesso alla rubrica dei miei contatti e alla mia geolocalizzazione ad un’applicazione che mi serve semplicemente solo per visualizzare e leggere un ebook? Perché condividere una notizia da una fonte non autorevole senza averla prima verificata? Perché concedere l’accesso alla telecamera del mio dispositivo a tutte le applicazioni che ho scaricato e che continuo ad installare senza prestare attenzione o leggere le condizioni d’uso per usufruire di quel servizio? Perché riempire le pagine dei nostri profili social con foto di minori (magari i nostri figli o dei loro amichetti) o adulti ripresi spesso anche a loro insaputa? Perché continuare a regalare i miei dati ?

Le risposte alle domande che ci poniamo quando navighiamo online non possono esaurirsi solo nel livello tecnico-strumentale (lo so fare, imparo a farlo, qualcun altro più bravo di me ci penserà) poiché le ricadute, gli impatti (siano essi positivi o negativi) vanno molto al di là della tecnologia stessa. Del resto lo stesso Tim Berners-Lee ha dichiarato:”Il Web è più un’innovazione sociale che un’innovazione tecnica. L’ho progettato perché avesse una ricaduta sociale, perché aiutasse le persone a collaborare, e non come un giocattolo tecnologico. Il fine ultimo del Web è migliorare la nostra esistenza reticolare nel mondo“. Spesso utilizziamo gli strumenti tecnologici in maniera del tutto inconsapevole e non sempre il livello di consapevolezza è direttamente proporzionale al livello di conoscenza tecnica del mezzo. Non sempre ci rendiamo  conto ad esempio delle potenzialità negative dell’esposizione pubblica delle informazioni pubblicate a ritmo frenetico e della loro permanenza sulla Rete perché tendenzialmente quando siamo online abbiamo una minore consapevolezza dei rischi e siamo soprattutto molto meno prudenti nella valutazione delle situazioni di pericolo rispetto a quando ci troviamo in un ambiente fisico. (Emma Pietrafesa)

E se si mettesse un controllo di garanzia sui contenuti?

Penso che alla rete manchi una forma di garanzia su contenuti. Questa in parte la possono esercitare gli utenti, ma servirebbe anche una forma di autorità (Agicom?) in cui la vera spazzatura possa essere segnalata (per spazzatura intendo il falso e penso a dati su: medicina, sicurezza, salute, cronaca…). Il controllo però non dovrebbe mai essere censorio, ma avere solo un titolo di voto. Mi ha sempre colpito l’approccio della sanità nei locali a New York (forse funziona così anche in altri Stati, ma parlo di dove ho visto con certezza). Di fatto i locali hanno una qualifica di igiene che va dalla A (il top) a lettere non definite (ho visto fino alla D ma non giurerei che sia l’ultimo step…). Questo perché un locale, anche se ha una dichiarata scarsa igiene non chiude, ma il consumatore è a conoscenza del posto in cui sta entrando. Quindi se non vedi una lettera al top…fatti una domanda. Ecco credo che servirebbe una forma di controllo di questo tipo, che sia super partes e che non si possa acquistare, altrimenti ricadremmo nell’annoso dilemma di chi controlla i controllori. (Agnese Cecchini)

Leggere, conoscere, approcciare in modo critico. Con un po’ di fatica chiaramente e con consapevolezza, la stessa che stiamo riscoprendo nell’alimentazione e che dovremmo ritrovare per le cose di cui ci “cibiamo” in Rete in ogni momento della nostra giornata.

 

Sonia Montegiove

Sonia Montegiove

Responsabile editoriale di Tech Economy.
Presidente dell’Associazione LibreItalia, è analista programmatore e formatore. È giornalista per passione ed è entrata a far parte della redazione di Girl Geek Life , convinta che le donne possano essere avvicinate alle nuove tecnologie scrivendo in modo chiaro e selezionando le notizie nel modo giusto.

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