Il diavolo si annida nei dettagli

La ricostruzione ai tempi del digitale

Oggi parleremo del che ha colpito, anzi colpisce – dato che la terra, di fatto, non ha mai smesso di tremare – il centro Italia negli ultimi mesi. Anzi, parleremo di ricostruzione. Più precisamente, di normative e procedure. Come al solito, senza la pretesa di addentrarci in questioni tecniche o legislative, parleremo soprattutto delle luci e delle ombre che troviamo dietro certe procedure in cui ci siamo imbattuti frequentando i siti delle varie prefetture. Dovremmo dire “il sito”, ma in realtà ogni Prefettura ha un sito dall’aspetto apparentemente omogeneo. Vediamo cosa si nasconde nei dettagli.

Come ben sanno gli addetti ai lavori, il DL n.189 del 17 ottobre 2016 contiene gli “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016”. In particolare l’Art.30 istituisce una “Struttura di missione” che ha il compito di tenere lontana la criminalità organizzata dai lavori di ricostruzione. Tra i vari compiti c’è anche l’istituzione di un’anagrafe antimafia degli esecutori, cioè l’elenco a cui devono iscriversi le ditte che vogliono partecipare alle gare d’appalto della ricostruzione.

Come ci si iscrive all’anagrafe antimafia degli esecutori? La modalità di iscrizione è spiegata sul sito della prefettura. Mi correggo: LE modalità di iscrizione sono spiegate SUI siti delle Prefetture. Infatti, vuoi perché la mamma dei federalisti è sempre incinta, vuoi perché l’Italia è un Paese multiculturale, vuoi perché la diversità è sempre un valore, noi siamo andati su tre siti di Prefetture a caso e abbiamo trovato tre modalità diverse.

Sul sito della Prefettura di Matera ci viene detto che “tutti i soggetti interessati a interventi per lavori, servizi e forniture connessi alla ricostruzione nelle aree del centro Italia colpite dagli eventi sismici dovranno presentare la domanda di iscrizione (modelli allegati), via P.E.C., alla Struttura di missione (strutturamissionesisma@pec.interno.it)”.

I “modelli allegati”, però, sono tutti nel vecchio formato .doc proprietario di Microsoft Office. Se scaricare i 40 kilobyte di un file .doc vi spaventa, potete optare per i 10 kilobyte della versione in formato compresso .zip. Se vi state già preoccupando di come potrete aprirli, dato che il formato .doc non è standard e non è obbligatorio avere Microsoft Office (non ancora, almeno), sotto c’è un tranquillizzante messaggio per voi: “se non si dispone del pacchetto Office click qui per scaricare il Viewer (visualizzatore, n.d.r.) gratuito dal sito della Microsoft”. Se state obiettando che voi quei moduli non li dovete solo visualizzare, ma li dovete anche compilare, per cui un Viewer non è abbastanza, beh… l’obiezione è accolta. Se infine avete notato che in alcune delle pagine di download (perché cliccando su ciascuno dei sette link si aprono altrettante pagine web, anziché partire il download del file corrispondente) il suddetto link per scaricare il visualizzatore di Microsoft porta invece alla pagina di download di OpenOffice (!)… complimenti: avete un ottimo spirito di osservazione.

L’obiezione precedente dev’essere stata evidentemente presa in esame dalla Prefettura di Fermo, che riporta la pagina web in maniera praticamente identica a quella di Matera, ma i file .doc sono stati sostituiti dai corrispondenti file .pdf (e il collegamento al visualizzatore di Microsoft sostituito con il visualizzatore di Adobe).

Prima che parta l’applauso sappiate che sostituiti non significa convertiti, ma significa stampati, scansionati e salvati in formato pdf raster, cioè inutilizzabili da chiunque pensi a una compilazione digitale. Se state pensando che la pezza è peggiore del buco, non siete lontani dal vero.

Non ancora decisi alla resa, e inconsciamente confidando nell’umbra propensione all’innovazione, abbiamo cercato (e trovato) l’analoga pagina sul sito della Prefettura di Perugia.

Il testo della pagina è diverso: tra le altre cose viene detto che “è stato predisposto uno specifico modello di iscrizione da presentare alla Struttura di missione, che, dal 30 gennaio 2017, tutti i soggetti interessati ad intervenire per lavori, servizi e forniture connessi alla ricostruzione nelle aree del Centro Italia colpite dagli eventi sismici, dovranno caricare esclusivamente nell’apposita maschera accessibile all’indirizzo web “htpps://anagrafe.sisma2016.gov.it” (!) corrispondente ad una dedicata Piattaforma informatica”.

In fondo alla pagina non ci sono link a file da scaricare. Bisogna seguire l’URL indicato (impresa per molti ma non per tutti: l’URL è scritto in modo errato e non contiene collegamenti cliccabili, per cui dovrete arrangiarvi con il copia-incolla-correggi), che è https://anagrafe.sisma2016.gov.it.

La pagina contiene un form, creato dal Ministero dell’Interno (ma davvero a Matera e a Fermo non lo sapevano che il Ministero ha predisposto un modulo compilabile on-line?), da compilare in tutte le sue (molte) parti. Se dopo averlo compilato vi aspettate di dover cliccare su un tasto “invia la domanda d’iscrizione” che conclude la procedura, preparatevi alla delusione: troverete solo un tasto “genera richiesta” che, non avendo completato la procedura, possiamo solo supporre che generi un file .pdf contenente i dati inseriti, che dovrete poi comunque inviare via PEC al solito indirizzo indicato.

Sopravvissuti al sisma, moriremo forse di inefficienza?

Marco Alici

Marco Alici

Ingegnere meccanico, lavora come progettista presso la Videx. Affascinato dai computer fin da bambino, quando gli regalarono un Commodore 16, negli anni dell’università scopre Linux e il mondo del Software Libero e Open Source, dapprima come semplice utente, poi come convinto sostenitore. A metà strada tra la formazione tecnica e la passione informatica si inseriscono i suoi interessi nel mondo della computer-grafica e della stampa 3D. È vice-presidente del Fermo Linux Users Group e membro dell’associazione LibreItalia.

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