#EpicFail

Donald Trump e lo sfondo di Twitter: il primo #socialmediafail di @POTUS

donald trump twitter

Il 20 gennaio 2017 è ufficialmente diventato presidente degli Stati Uniti. Mentre a Washington si svolgeva la cerimonia di insediamento, sul web avveniva un altro passaggio del testimone: l’account dell’inquilino della Casa Bianca passava dalla gestione dello staff di Barack Obama a quella dello staff di Trump. E così il famoso @POTUS – acronimo di President Of The United States – lanciato da Obama nella primavera del 2015, cambiava “proprietario” nello spazio di una manciata di ore.

(A voler essere precisi non si tratta di un “subentro” nella gestione dell’account, ma piuttosto di un parziale “reset”: sull’account @POTUS, infatti, Donald Trump ha ereditato i 13 milioni di follower di Obama, ma non i tweet del suo predecessore, che sono stati trasferiti su un nuovo account chiamato @POTUS44, e quindi destinati a rimanere online fino a quando Twitter continuerà ad esistere).

Naturalmente, come si fa quando si entra in una casa appena lasciata libera dal precedente inquilino, non appena l’account presidenziale è passato allo staff di Trump sono cominciati i lavori: foto profilo, bio, primo tweet, link esterni e foto di sfondo sono stati sostituiti con quelli relativi del nuovo presidente. Va da sé che nel giorno dell’insediamento, l’account ufficiale del Presidente degli Stati Uniti è sotto gli occhi di tutto il mondo. E chiunque darebbe per scontato che la gestione di un account tanto importante venga affidata a uno staff preparato e attento, che ha pianificato una strategia comunicativa precisa studiando tutti i dettagli fin nei minimi particolari.

Eppure le cose non sono andate così. Ad accendere i riflettori sul primo colossale inciampo è il sito web americano Slate che, il giorno stesso dell’insediamento, ha fatto notare qualcosa di strano nella foto di copertina scelta dallo staff di Trump per l’account Twitter di @POTUS:

donald trump twitter

Immagine: Twitter/@noahharlan

La foto di quelle persone di spalle che agitano bandierine a stelle e strisce al National Mall, infatti, fa parte di uno stock di fotografie risalente alla cerimonia di insediamento di Barack Obama, nel gennaio del 2009. È facile controllare la provenienza di quelle immagini cercando sulle agenzie fotografiche come Getty Images dove, con tanto di didascalia, si può risalire all’origine di quello scatto:

donald trump twitter

Foto: carterdayne/Getty Images

Ora. È vero che, probabilmente, le foto dell’insediamento di Trump non erano immediatamente reperibili sulle agenzie fotografiche – ed è anche vero che forse è stato meglio così, visto come sono poi diventate virali le foto del National Mall mezzo vuoto a confronto della folla che presenziò alla cerimonia di insediamento di Obama – ma prendere una foto che fa riferimento alla vittoria del proprio predecessore e “nemico” politico e usarla come copertina del dell’account Twitter è una leggerezza imperdonabile da parte di uno staff che dimostra fin da subito un certo pressapochismo e ingenuità: Che foto metto come copertina? Metti questa che è bella bella. Ma è di Obama, fa niente? Massì, tanto chi vuoi che se ne accorga?

Basta che se ne accorga una persona sola e che lo scriva su Facebook e Twitter.

E infatti, nel giro di un’ora, la foto di copertina di Twitter cambia e lascia il posto a una bandiera americana:

donald trump twitter

Immagine via Slate.com/Forrest Wickman

Ma nemmeno questa foto deve sembrare appropriata perché, prima di sera, ecco che la bandiera a stelle e strisce cede il passo a una foto di Trump che guarda fuori dalla finestra: uno scatto fatto probabilmente con un cellulare del 2001 vista la scarsa qualità della foto:

donald trump twitter

Immagine via Slate.com

Quindi, nel giorno più importante di Donald Trump, quando tutto dovrebbe essere perfetto e calcolato al millimetro e i profili social tirati a lustro per essere visti da milioni di persone e ricevere una nuova infornata di follower abbiamo, nell’ordine:

  1. Una foto di copertina vecchia di 8 anni e che per di più fa riferimento alla vittoria del proprio predecessore nonché del partito politico avversario
  2. Una nuova foto di copertina talmente scontata da risultare muta e vuota di significato
  3. Una terza foto di copertina che anche in questo caso non ha alcun valore di storytelling e che per di più è di qualità pessima
  4. Una foto profilo orrenda, dove Trump sembra la caricatura di se stesso.

Bravo staff di Donald Trump.

Per la cronaca, a una settimana dall’insediamento, oggi l’account Twitter di @POTUS ha questo aspetto (la foto del profilo, purtroppo, è rimasta la stessa):

donald trump twitter

Twitter/@POTUS

Per fare un confronto rapido, ecco com’era il profilo @POTUS con Obama:

donald trump twitter

Twitter/@POTUS44

Al di là delle scelte comunicative e stilistiche – e tralasciando anche domande assolutamente legittime tipo Ma la foto di copertina non potevano sceglierla prima? – quello che salta all’occhio è la scarsa attenzione di Trump e del suo staff al quadro d’insieme: sul profilo Twitter dell’uomo più potente del mondo una foto non è soltanto “una foto”, ma è un pezzo dell’identità condivisa che si vuole costruire veicolandone l’immagine pubblica anche attraverso i social media. E quando si tratta di profili social così in vista, ogni cambiamento – per quanto minimo o fugace possa essere – sarà notato, visto e commentato da tutti. Magari non necessariamente nello stesso istante ma, come in questo caso, basta un singolo utente dallo screenshot veloce perché quel contenuto venga salvato e replicato all’infinito.

Lesson Learned: Per un personaggio pubblico che vuole comunicare se stesso attraverso i social media non esistono dettagli trascurabili: e ognuno di essi deve essere pensato, deciso e testato prima di essere proposto al pubblico (specialmente se stai per insediarti alla Casa Bianca e hai appena ereditato un account Twitter da 13 milioni di follower!)

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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